San Francesco di Alessandro Barbero: una biografia di biografie

San Francesco di Alessandro Barbero: una biografia di biografie

@ Rinaldo Caddeo, 9 gennaio 2026

In primo luogo possiamo dire ciò che questo libro non è: l’ennesima interpretazione di San Francesco che si aggiunge a una lunga lista.
Che cosa è questo libro?
È una disamina puntuale di tutte le fonti attendibili che ci parlano della vita di San Francesco su cui si sono fondate le interpretazioni successive. Si tratta di un viaggio alle origini di un fiume carsico che è sfociato nel mare del nostro tempo.
Quali origini?
La risposta la troviamo nell’Indice: sette capitoli, le sette fonti della vita di San Francesco.
L’autobiografia di san Francesco: non sono pochi i testi scritti dal Nostro a noi pervenuti, considerando gli otto secoli che ci separano. Quali sono?
In primo luogo il Testamento dettato in prima persona pochi mesi prima della morte. Dalle prime sei righe riceviamo una struttura fondamentale: la prima parte nel mondo, la seconda fuori di esso. Lo snodo è l’incontro con i lebbrosi. Prima mi risultavano repellenti, detta l’autore, poi l’amaro si è trasformato in dolcezza. Alla vita nel peccato è succeduta una vita nella penitenza. Questo mutamento è gestito da un altro motivo capitale: la fede nella Chiesa e la sottomissione ai suoi sacerdoti. Francesco crede nei sacramenti in particolare nell’Eucarestia, la manifestazione principale della presenza di Cristo, del suo sangue e del suo corpo, fra gli uomini.
Questa fede ci permette di dire ciò che Francesco non è: un ribelle o un eretico. Categoria di persone che non mancarono nel medioevo ma a cui Francesco non appartiene.
Non un ribelle che sostenesse posizioni dogmatiche, teoriche o morali avverse alla Chiesa. Questo libro lo ribadisce: è innegabile l’ortodossia di San Francesco. La sua sottomissione alla gerarchia ecclesiastica è completa.
Non un eretico, vicino a catari, a patarini o valdesi: la devozione al corpo di Gesù, alla croce, alla Passione, alle sue opere e alla sua parola, depositati nei Vangeli canonici e nella Chiesa, sono i cardini della fede francescana.
Se è accaduto che, qualche volta, soprattutto all’inizio del movimento francescano, i poverelli siano stati scambiati per eretici, Francesco è stato pronto a smentire questo malinteso.
C’è qualcosa, però, di radicale, di irriducibile: è la scelta di una povertà estrema, rigorosa. È la povertà prescritta da Gesù agli apostoli. Questa volontà si corrobora, non quando vive da solo, ma, in forma di rivelazione del Signore, quando aveva già dei frati presso di sé.
Siamo nei paraggi della prima Regola, la Regula non bullata, (1209-1210), quella approvata oralmente da Innocenzo III. Una povertà assoluta, in cui si dà ai poveri tutto ciò che si possiede e si tiene per sé una tonaca rattoppata. Una santa povertà in cui i frati si guadagnano il vitto (senza denaro!) con il lavoro. Solo quando non si viene ricompensati, si può ricorrere alla mensa del Signore, chiedendo l’elemosina porta a porta.
L’Ordine dei minori, in questa Regola, non prevede conventi o sedi stabili. È un ordine itinerante di pellegrini del mondo, ultimi tra gli ultimi. Francesco considera il suo movimento non una Religio, un Ordine con una struttura verticale, ma una Fraternitas, una Fratellanza, con una struttura orizzontale.
Francesco, comunque, si distingue dai movimenti pauperistici del suo tempo per il rifiuto di criticare in modo esplicito il mondo esistente, le istituzioni, la realtà sociale e politica.
La Regula bullata, quella approvata per iscritto nel 1223 da Onorio III, presenta l’elemosina come il modo normale di mantenimento dei frati. I poveri minori diventano l’ennesimo ordine mendicante, una metamorfosi che Francesco è costretto suo malgrado a subire.
Ci sono anche altri scritti lasciati da Francesco: lettere, preghiere, ammonizioni, (tra cui qualche autografo: di Dante, per esempio, pur essendo venuto un secolo dopo, non ne è pervenuto nessuno), un canto in forma di lode, Il Cantico di frate Sole, con un carattere essenzialmente anti cataro.
Gli altri capitoli del volume sono dedicati alla Vita prima e alla Vita secunda di Tommaso da Celano, che conobbe personalmente San Francesco. La Leggenda dei tre compagni (frate Leone, frate Rufino, frate Angelo); Noi che eravamo con lui, a cura di frate Leone e altri; Il Francesco di Santa Chiara.

Alessandro Barbero

 

 

 

 

 

 

 

 

Più da ammirare che da imitare, recita infine, paradigmaticamente, l’ultimo capitolo. Si tratta della Legenda maior, scritta da Bonaventura da Bagnoregio. Scritta nel 1260, pretende di sostituire le precedenti biografie. Francesco viene celebrato per le stimmate che ne fanno un altro Cristo e viene esaltata la dimensione miracolosa del santo. Lo stile, opposto a quello conciso e concreto delle biografie precedenti, è ampolloso e scenografico.
A Conclusione, Il lupo di Gubbio, un episodio apocrifo, ma carico di significati veri. Una fiaba, dove verità e immaginario si fondono, al termine di questa ennesima avventura nel passato, narrata magistralmente e puntigliosamente documentata da Alessandro Barbero.

Alessandro Barbero, San Francesco, Laterza, Bari-Roma, 2025