In ricordo di Rinaldo Caddeo
@Amedeo Ansaldi, 22 gennaio 2026

Script&Books ha perso uno dei suoi più preziosi collaboratori, Rinaldo Caddeo, scomparso improvvisamente a Milano la scorsa settimana: notizia luttuosa e terribile, che ci coglie dolorosamente impreparati. Risaliva a pochi giorni fa la pubblicazione, sul nostro giornale, di quello che probabilmente è stato il suo ultimo scritto, un bellissimo articolo sul San Francesco di Alessandro Barbero. Da un paio d’anni Rinaldo collaborava attivamente con la redazione in qualità di consulente nei settori Letteratura e Teatro (vedi tutti gli articoli).
Ex-insegnante in un istituto tecnico e in un liceo linguistico, da qualche tempo in pensione, Rinaldo è stato ingegno brillante e quanto mai versatile: poeta, novelliere, aforista, traduttore, critico, saggista, era persona ben nota negli ambienti letterari del capoluogo lombardo, collaboratore, fra l’altro, per lunghi anni, della redazione de La Mosca di Milano, prestigiosa rivista di poesia, arte e filosofia.
Aveva pubblicato quattro sillogi poetiche (Le fionde del gioco e del vuoto [Forum 1985], Narciso [Forum/Quinte Generazione 1985], Calendario di sabbia [N.C.E. 1997] e Dialogo con l’ombra [La Vita Felice 2008]) e due raccolte di racconti: La lingua del camaleonte (Manni 2002) e gli inqueti frammenti narrativi de L’incendio (puntoacapo Editrice), a proposito del quale così si espresse il critico Mauro Germani:
“Non c’è niente di innocuo o di rassicurante in questi racconti brevi, fulminei e fulminanti, di Rinaldo Caddeo. Con la sua scrittura di sorprese e di agguati, di enigmi e di incubi, ma al tempo stesso lieve e rapida, in linea con le Lezioni americane di Italo Calvino, egli ci consegna una narrazione che disorienta, mina ogni previsione, allarma, apre precipizi, capovolge le aspettative, si arresta in una sospensione enigmatica oltre la quale sembra profilarsi un inizio indicibile. Proprio il contrasto tra la leggerezza del come ed il turbamento provocato dal che cosa, nonché la brevità del racconto, creano in chi legge uno stato continuo di allerta, una tensione che non viene mai meno e che alimenta la curiosità e l’impulso a non interrompere la lettura, semmai a tornare indietro, a rileggere per cogliere meglio quelle causalità fantastiche che agiscono nei testi e li rendono sorprendenti. Perché è chiaro che Caddeo si muove all’interno di uno spazio letterario, oggi così poco praticato in Italia, in cui il cosiddetto “fantastico” – coi suoi correlati, quali il paradosso, l’insolito, l’incubo, il perturbante – irrompe improvvisamente nell’esistenza dei personaggi per attestare la propria realtà dimenticata, il suo esserci, la sua presenza dentro di noi.” (In proposito si veda anche la significativa intervista concessa dall’autore alla rivista Odissea di Angelo Gaccione – (vai al link).
Studioso attento e acuto di Dino Buzzati, cui lo accostano evidenti affinità, Rinaldo Caddeo scrisse sul romanziere e novellista bellunese i saggi Ombre e impronte intertestuali in Buzzati e L’attesa e l’ignoto. Ha pubblicato anche due importanti testi critici sul poeta Giampiero Neri: Gli animali e il mimetismo in Giampiero Neri e Memoria, mimetismo e informazione.
Nel campo dell’aforisma, in cui si è imposto come uno dei più validi interpreti nel nostro Paese, una sua raccolta, Etimologie del caos (poi menzione d’onore, nel 2008, alla prima edizione del concorso ‘Torino in sintesi’), inaugurò la collana Athanor di Edizioni Joker, diretta da Sandro Montalto.
Sempre con attinenza a questo genere letterario, suoi testi compaiono nelle antologie Nuove declinazioni (Edizioni Joker 2006), The New Italian Aphorists (ThEbooks 2013, anche in traduzione inglese), Geografie minime (Edizioni Joker 2015) e Aforismi della quarantena (puntoacapo Editrice 2020). Ancora nell’agosto scorso il sito dell’Associazione Italiana per l’Aforisma aveva dedicato un articolo alla sua attività di scrittore particolarmente versato nelle forme brevi (link).
Traduttore, fra gli altri, di Raymond Carver e Wallace Stevens, è stato giurato nella I edizione del Premio Nazionale per l’Aforisma ‘Flavio Limido’ (2021).
Persona mite, sempre cortese, disponibile con tutti, riservata ma affabile, è stato un intellettuale raffinato e dall’animo schietto e semplice, che osservava la realtà, cogliendone sottilmente le sfumature, con virile pessimistico distacco.
Qualità che emergono anche dalla selezione di alcuni suoi aforismi, che qui proponiamo, tratti da due distinte pubblicazioni, la sopraccitata antologia Geografie minime:
Non c’è fretta. È l’ultimo respiro quello da firmare.
Bene e male stanno crocifissi agli incroci.
Non sei mai stato così vecchio come adesso né lo sarai.
Il mondo fa volentieri a meno di me ma senza di me non sta in piedi.
I sogni assomigliano, la realtà no.
Il vivo porta un morto, se stesso, a tracolla.
Pensa alla voce che vorrebbe andare nel vento invece corre dietro le parole.
Pensa ai tuoi sogni: a quanto sono lungimiranti e discreti.
Ecco, adesso non pensare a niente: è già qualcosa di troppo.
Solo nel tramonto la tua ombra diventerà infinita.
Le parole sono pietre, le frasi sacchetti che le portano di qua e di là.
Le parole sono dure, le frasi molli.
Prima o poi tutte le rotaie del mondo si incontrano.
A furia di essere altro diventai io.
Realtà è superficie di aldilà.
Il male si fa scrupolo dei dettagli, il bene va sulle generali.
…e da quella che – almeno a quanto ci consta – è la sua ultima pubblicazione, Le giornate e la notte di un pensionato, uscita nel 2025 per Babbomorto Editore di Antonio Castronuovo, sorta di testamento spirituale (acutamente recensita, sempre da Mauro Germani (link):
Scappano dalla finestra i ricordi. Li trattengo per i piedi ma loro si slacciano le scarpe e volano via.
Giornata passata a pulire la tovaglia: tolta, quasi, una pesantissima briciola.
Erano bucce di parole abbandonate come egro, repente, opimo. Le ho ricomposte e loro sono rinate.
Ho passato la notte a fare i conti. All’alba i numeri si sono sbriciolati per terra.
Tra un tuono e l’altro, in fondo alle scale, ho sentito il silenzio.
Non vedo l’ora. Il tempo è quasi completamente sparito nei muri.
Davanti agli Alimentari c’è un sit-in di vacche e agnelli.
Li ho visti incolonnarsi, andare via da me. Sono i pensieri, ho pensato, rimasti senza parole.
In un angolo della stanza è rimasto imprigionato del vento che non smette di ruotare su se stesso.
Quante voci, grida, sussurri, addormentati nei cassetti? Quante nuvole impigliate nei fili dell’alta tensione?
Due pesci rossi mi guardano con la faccia di due persone che conosco bene come se dovessero ma non potessero dirmi qualcosa.
Tutti coloro che lo hanno conosciuto hanno ben vivo nella memoria, oltre al garbo, la gentilezza e l’intelligenza della persona, il grato, commosso ricordo di come, meteo permettendo, Rinaldo giungesse agli eventi letterari cui era sempre invitato – immagine plastica di un animo dolce, clemente, ‘francescano’ – con la fida inseparabile bicicletta, il mezzo di locomozione da lui preferito per girare in città.
L’intera redazione di Script&Books si stringe in un affettuoso abbraccio alla famiglia Caddeo nel ricordo di un caro amico e fecondo, insostituibile collaboratore.

