LIBRI SOTTO L’ABETE: Fame di Boccaccio, anche se duplicato

LIBRI SOTTO L’ABETE – Natale 2025

Fame di Boccaccio, anche se duplicato

@ Antonio Castronuovo, 15 dicembre 2025

Nel 1729 uscì dalla bottega dello stampatore Pasinello di Venezia, pare in una tiratura di alcune centinaia di copie, un bellissimo volume di Boccaccio, il cui titolo era diligente come l’edizione: Il Decamerone di M.G.B. nuovamente corretto et con diligentia stampato. Sul frontespizio e alla fine del volume campeggiava la marca tipografica degli eredi Giunti, che lo avevano già stampato a Firenze nel 1527, creando quella che tutti – studiosi e collezionisti – chiamano la Ventisettana, edizione celebre e assai rara. E perché mai quella sovrapposizione? Semplice: Pasinello aveva usato legni dell’edizione giuntina e aveva fatto rifondere dei caratteri uguali a quelli dell’originale: la sua edizione era dunque una riproduzione molto fedele di quella celebre di due secoli prima.

E tuttavia, anche se ingannò molti, non si era trattato di azione truffaldina, non c’era dietro quel gesto editoriale la volontà di turlupinare qualcuno. Era semplicemente un facsimile, il primo della storia, e nato per tante ragioni, ma soprattutto per il fatto che il Decamerone era all’epoca un testo tra i più ricercati e letti: innalzato assieme a Petrarca a modello supremo di prosa nel primo Cinquecento dall’influente cardinal Pietro Bembo, era poi finito nel tritacarne censorio del Concilio di Trento, uscendone in tante forme espurgate e rabberciate.

E così, in quel primo Settecento si era giunti al punto che erano Tutti pazzi per Boccaccio, come suona il titolo di questo bel saggio, costruito minuziosamente dall’autore lungo una serie di saporiti indizi, e favorito dal fatto che lavora nella Biblioteca Apostolica Vaticana, dove si conservano ben otto esemplari dell’edizione, due originali e sei copie. È stato il punto di partenza di un’indagine che alla fine svela tutto: chi tenne le redini dell’operazione, chi fece la copia perfetta, chi era l’editore libraio, come agiva all’epoca la censura e come si faceva per aggirarla.

E alla fine avremo traversato una bellissima microstoria dell’editoria, avremo appreso cosa non si fa per l’«amor di libro» (la fatidica bibliofilia), che aria tirava nella ricca Venezia del primo Settecento, come anche attorno a un semplice libro si possa muovere una congerie di interessi e passioni. Da leggere, non solo come gesto di colta lettura e alta cultura (mi sia concesso il gioco di parole), anche perché è un gran bel libro. E di bei libri ce n’è tanto bisogno.

Giacomo Cardinali, Tutti pazzi per Boccaccio. Indagine su un caso di editoria e censura nella Venezia del Settecento, Palermo, Sellerio, 2025.