E.T.A. Hoffmann e l’arte dell’infinito
@Antonio Castronuovo, 12 marzo 2026
È tale il peso esercitato dallo scrittore e compositore tedesco Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (1776-1822) sull’insorgere del pensiero musicale romantico, tali le sue influenze sulla storia dell’estetica musicale (più che della musica), tale anche la quantità di quegli scritti musicali che firmava con lo pseudonimo “Kappelmeister Johannes Kreisler”, da rendere all’istante evidente il grande valore della edizione completa dei suoi scritti musicali di recente pubblicata da L’orma di Roma.
Di sorprendente personalità, Hoffmann fu il più geniale artefice e più acuto interprete della concezione romantica della musica, e non solo: fu un autore che sembrò addirittura dare un corpo allo spirito del romanticismo, mediante i ruoli multiformi che rivestì: letterato, pittore caricaturista, scenografo, compositore, direttore d’orchestra (restando un po’ in ombra il lavoro “per il pane”: impiegato del governo prussiano nell’area amministrativa della giustizia e poi giudice, in un girovagare che dalla nativa Königsberg lo portò a Bamberg, Dresda, Lipsia e Varsavia, prima di stabilirsi a Berlino).
Fu in questo incessante mulinello che espresse l’estro straordinario di una narrativa che mescolava – lungo trame fantasmagoriche – il meraviglioso, l’ironia, il fiabesco e una deformazione grottesca, anche caricaturale della realtà. E al fondo della narrativa sta la musica, vera protagonista del suo impetuoso flusso inventivo, sul quale ondeggia la fantasiosa proiezione della personalità di Hoffmann: la figura del maestro di cappella Kreisler, uomo totalmente rivolto all’ideale dell’arte, proiettato nello slancio – sempre inappagato – verso l’infinito.
Ora, oltre a ergersi come narratore di sfrenata inventiva, Hoffmann esercitò la scrittura anche nella critica musicale, con un’ampia serie di scritti – più di settanta – che il volume ci dona aprendosi come un ventaglio, spettacolare e coloratissimo, su opere, teorie, recensioni, riflessioni e ritratti di compositori. Anche se il suo scritto più famoso resta la recensione alla Quinta di Beethoven apparsa nel 1810 sulla «Allgemeine musikalische Zeitung», poi ripresa e ampliata nei pezzi della Kreisleriana col titolo La musica strumentale di Beethoven; un pezzo che è compendio della concezione romantica della musica, brano in cui l’autore dichiara come musica e romanticismo siano equivalenti. Sola arte veramente romantica, la musica suscita nel cuore quello struggimento infinito che schiude la visione del regno supremo dell’assoluto. Oggetto della musica, in altre parole, è l’infinito; e tutto ciò vale in particolar modo per quella strumentale, la vera musica che i grandi maestri “classici” (Haydn, Mozart, Beethoven) portarono al culmine, facendosi così musicisti “romantici” per eccellenza.
L’altro scritto fondamentale di Hoffmann e qui ricompreso è Musica sacra antica e moderna, apparso sulla stessa rivista nel 1814 e sostanziale per chiarificare un diverso tema correlato alla concezione romantica: il culto della musica religiosa e dell’obsoleto “stile ecclesiastico”. Lo scritto è la tappa nodale che prospetta il valore di Pierluigi da Palestrina come ulteriore figura romantica presa a simbolo di purezza dell’arte, e senza che risuoni in ciò una qualche contraddizione: è con argomenti simili a quelli assunti per affermare l’eccellenza della musica strumentale che Hoffmann sostiene il carattere assoluto della musica sacra.
Ma è l’insieme dei suoi scritti musicali a sottolineare la grande forza consolatrice di un’arte che ci sottrae dalle bassezze della vita terrena e del quotidiano. Il suo regno è perciò quello della fantasia, lo stesso in cui ci calano gli scritti così ben raccolti in un volume che conquista il lettore fin dalla prima soglia, quella E.T.A.pedia che lo prende per mano e, in ventiquattro affusolati lemmi, lo introduce dolcemente nella ricca materia degli articoli e saggi che Hoffmann dedicò all’arte che più amò. Sono pezzi amabili e affabili, sviluppati con lo stile medesimo della sua narrativa, e dunque brevi saggi in cui estetica e immaginazione si avviluppano, e che infine diventano, molto semplicemente, letture belle.
E.T.A. Hoffmann, Gli scritti sulla musica, Roma, L’orma editore, 2025.

