Il puzzle assoluto
@Romano A. Fiocchi, 3 febbraio 2026

Di Georges Perec ho letto sedici libri. È solo durante l’ultima rilettura di quello che Gianni Celati chiama «il suo libro massimo», La vita istruzioni per l’uso, che ho cominciato a capire quale potesse essere il suo vero progetto, il fine di tutta quella sua elencazione ossessiva, di quel disseminare indizi e collegamenti ovunque, all’interno di ogni suo libro e all’esterno, abolendo i confini tra un libro e l’altro. Ho sempre letto Perec inseguendo i particolari, i nomi che si ripetono (ad esempio Cinoc, con la storia del suo cognome che richiama quella dello stesso Perec), i personaggi realmente esistiti che si intrecciano con quelli inventati, i titoli dei volumi pubblicati o mai stampati, come la biografia immaginaria delle sorelle Trévins. Ho pedinato come un lettore-investigatore il personaggio di Gaspard Winckler, pittore falsario in Il condottiero, bimbo sordomuto in W o il ricordo d’infanzia, artigiano che fabbrica cinquecento puzzle in La vita istruzioni per l’uso.
Sono proprio questi cinquecento puzzle a racchiudere la chiave del progetto letterario di Perec: tutta la sua opera non è altro se non un gigantesco libro-puzzle, un puzzle assoluto formato da tanti libri-puzzle con pezzi intercambiabili. Ovviamente Il viaggio d’inverno è uno di questi libri.
Al centro della storia, decisamente alla Perec, c’è un volume del 1864 con lo stesso titolo. L’autore è Hugo Vernier. Di lui non si sa nulla, eppure il suo Viaggio d’inverno si rivela la fonte di tutta la più grande poesia francese di fine Ottocento. Insomma, penne come Mallarmé, Lautréamont, Rimbaud, Verlaine e così via, hanno copiato i loro versi dal libro di Hugo Vernier. Ma il volume scompare. Unica testimonianza di questa tesi sconvolgente è un grosso registro che il protagonista del racconto di Perec, Vincent Degraël, compila in trent’anni di ricerche. O meglio, le ricerche si condensano nelle prime otto pagine, le restanti trecentottantadue sono bianche. Ennesima scomparsa.
Tuttavia Il viaggio d’inverno, che potrebbe sembrare una delle centosette storie narrate in La vita istruzioni per l’uso, non si ferma qui. Cambia una consonante e prosegue con Il viaggio d’inferno, scritto da Jacque Roubaud in omaggio a Perec dopo la sua morte. Roubaud infittisce il mistero di Hugo Vernier e ne consolida la potenziale parvenza di storia vera. In tutta sincerità: senza la limpidezza narrativa di Perec ma con una bella traduzione di Ermanno Cavazzoni.
Georges Perec, Jacques Roubaud, Il viaggio d’inverno. Il viaggio d’inferno.
A cura di Ermanno Cavazzoni e Gianni Celati
Quodlibet, 2025
Compagnia Extra n. 131
80 pagine
12 euro

