“Femina”, della Compagnia Abbondanza/Bertoni al Festival Interplay di Torino

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Femina, della Compagnia Abbondanza/Bertoni al Festival Interplay di Torino

@ Cristina Dalla Corte, 7 giugno 2024

Ha preso avvio il Festival Interplay che quest’anno avrà in programma 25 compagnie per sette prime nazionali, con l’utilizzo di quattro teatri e sette spazi multidisciplinari. I quattro macrotemi individuati dalla direttrice Natalia Casorati sono: il corpo politico, identità corporea e pluralità, ecologia, performance multidisciplinari.

La Compagnia Abbondanza/Bertoni non ha bisogno di grandi presentazioni: da più di trent’anni porta avanti la ricerca e l’eccellenza del teatrodanza italiano. Attualmente ha sede alle Cartiere di Rovereto, è sostenuta dal MIC ed è fucina formativa per tutti i danzatori italiani. Dopo la fantastica esperienza con Carolyn Carlson a Venezia nel 1980 al Teatro La Fenice, furono cofondatori nel 1985 dei Sosta Palmizi, una delle primissime formazioni di danza contemporanea in Italia.

La scelta di Antonella Bertoni, coreografa di Femina, è stata radicale nel realizzare questo spettacolo come un’ossessione costante, a tratti allucinatoria. Per farlo, ha lasciato al ritmo sintetico e asciutto la partitura del tempo dell’azione, ripetuta continuamente con piccole varianti, perché fosse impossibile per lo spettatore non provare fastidio, rabbia, desiderio vile di fuggire allo sguardo che riflettevano le quattro interpreti in scena. Lo sguardo, per una volta non di vittime, ma di partigiane della specie femminea: resistere, resistere, resistere a ogni vessazione.

Lo spettacolo è un massacro psico-fisico, ma non è altro che la sinossi di mille anni di repressione in un’ora. Con il minimalismo e la poetica che contraddistingue questa compagnia, non ci sono mai azioni di violenza fisica, ma mille micro azioni di costrizione individuale.

Il battito di mani iniziale, ironico e accusatorio, determina la metrica dei micro movimenti e crea il loop di una serie di partiture corporee rigorose e sfaccettate, ma sempre geometriche. La riproduzione è all’unisono o in successione, solo raramente nascono brevi azioni individuali fuori dal branco. Il rispecchiamento e l’emulazione sono evidenti, e rappresentano molto bene la maglia del tessuto sociale che definisce cosa è una femmina e come l’assimilazione dei condizionamenti avvenga per imitazione: chiudere le gambe in certo modo è affascinante, inclinare la testa salutando ispira dolcezza, mandare baci soffiati sul palmo della mano è amore.

Il travestimento usato, simbolico ed iconico, sono quattro parrucche bionde a caschetto e dei collant color nudo sopra un corpetto e infinite paia di mutandine. Non ci sono interruzioni, pause, respiro, melodia, solo sguardi taglienti e alteri, mentre le interpreti si conficcano in bocca diverse paia di mutandine, come inghiottissero fette di torta, con una immagine soffocante e umiliante.

Attraverso questo simbolismo le interpreti si assomigliano, ma mantengono un’identità individuale. Il crescendo allucinatorio arriva a svelarsi quando il gioco di specchi e l’interdipendenza tra le interpreti diventa una autoflagellazione coreografica. Dopo i primi 20 minuti il suono-ritmo ossessivo, passa in secondo piano e il flusso dei corpi guida l’azione.

Le interpreti guardano noi e si fanno guardare, nell’ascesa della nevrosi, dove i gesti del femmineo quotidiano vengono inanellati e reiterati in un continum che annoda le viscere e ferisce l’anima.

Questa Femina, pur costretta ad oggetto, rimane in ogni modo soggetto, nel mondo contemporaneo ben definito dalla coraggiosa Antonella Bertoni.

 

INTERPLAY FESTIVAL è a Torino dal 23 maggio al 16 Giugno 2024

Author: Cristina Dalla Corte

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