Una donna tra cembalo e politica

Una donna tra cembalo e politica

Loris Rabiti, Il tocco di Polimnia. Maria Brizzi Giorgi e Gioachino Rossini nella Bologna di Napoleone, Bologna, Pendragon, 2021

Poco si sapeva dell’esistenza di Maria Brizzi Giorgi prima che Loris Rabiti, libraio antiquario bolognese, non scoprisse per caso lo spartito di una Marcia della Cittadina Giorgi e avviasse uno “studio matto e disperatissimo” infine diventato un ampio saggio che ha reso tangibile il valore di musicista calata nella Bologna repubblicana e musicale tra tardo Settecento e primo Ottocento. Nata in quella città nel 1775, scomparve nel gennaio del 1812, ma intanto la vicenda della Brizzi si era calata in una galvanizzante rete di accadimenti suscitati dall’arrivo in città dell’esercito francese nel giugno del 1796 e poco dopo anche di lui, il generale Napoleone Bonaparte: da quel momento si formò un nuovo ordine politico che influì profondamente sulla vita sociale della città emiliana.

Il saggio svela l’ingegno compositivo e l’abilità esecutiva della Brizzi, individuandone i momenti biografici topici: nel 1797 la Giorgi ricevette l’investitura di rappresentare la Municipalità nell’inno al generale Bonaparte, che assistette con al fianco Giuseppina de Beauharnais e la sorella Paolina. Dopo una pausa a Vienna, dove nel 1805 uno dei suoi concerti fu recensito dalla «Allgemeine Musikalische Zeitung», Maria rientrò a Bologna e fondò l’Accademia Polinniaca, scuola di canto e fortepiano, sede di concerti cui prese parte l’eletta società bolognese. Il giovane Rossini vi cantò nel terzetto conclusivo di una solenne Accademia il 31 luglio 1806 e fu sempre lì che, il 23 dicembre 1808, presentò al pubblico una sua sinfonia, la medesima che poi diventò l’ouverture de L’inganno felice. L’Accademia restò attiva fino al 1809, ma intanto Maria era stata aggregata all’Accademia Filarmonica ed ebbe ruolo anche nell’Accademia dei Concordi, dimostrandosi protagonista in ogni ambito della vita musicale cittadina.

La sua parabola è quella di una donna che ha rappresentato un momento non secondario della vicenda culturale felsinea, un’artista che ha goduto di una centralità nel tessuto francese tra 1796 e 1812. Pertanto l’ampio saggio di Rabiti è un lavoro di massimo interesse: per l’epoca che analizza, per i personaggi che mette in scena, per la rete di connessioni che essi ebbero con Rossini, per la quantità di notizie che procura. Ne usciamo corroborati dalla vita di una donna straordinaria che ha saputo coniugare l’impegno idealista repubblicano alla pratica compositiva ed esecutiva musicale, ottenendo la stima di grandi musicisti europei del tempo.

(14-06-2021)