Due padroni per un servitore. L’Arlecchino di Binasco e Balasso alla Pergola di Firenze

Due padroni per un servitore. L’Arlecchino di Binasco e Balasso alla Pergola di Firenze

@ Raffaella De Biasi (27-01-2020)

FirenzeL’inizio, allo stesso tempo frivolo e profondo, con i due promessi sposi in una delle case più conosciute di Venezia, quella della famiglia Pantalone, conduce subito nel vivo della storia esilarante ed intricata. Un Romeo e Giulietta goldoniani, nei panni di Florindo Aretusi e di Beatrice Rasponi, vivono giorni che sentiamo veri e coevi tanto da farci percepire inquietudini attuali e per niente desuete.

Dunque la storia narra di Silvio e Clarice, promessi sposi per interesse dai relativi padri, che vedono spezzarsi il sogno del matrimonio a causa dell’arrivo a Venezia del primo spasimante della ragazza – Federico Rasponi di Torino – dato per morto per mano del fidanzato della sorella di lui Beatrice. L’insediamento del giovane torinese a Venezia porta il marasma generale nelle due famiglie di Silvio e Clarice. Pasquale, in arte Arlecchino, umile servitore mal dotato di furbizia, cerca con perseveranza di ottenere l’unico guadagno possibile, ovvero mangiare a sazietà, mantenendo in un improbabile quanto virtuosistico equilibrio il doppio ruolo di umile e fedele servo sia del fidanzato ufficiale di Clarice che del nuovo arrivato Federico.

La burla di Arlecchino, un immenso Natalino Balasso, con tutti gli equivoci e intrighi che ne conseguono, prende una brutta piega e si ritorce continuamente contro il povero servo. La sua miserrima cultura non lo aiuta a districarsi nelle vicende ingarbugliate che s’intersecano senza requie, e tra una cinghiata e l’altra capisce che un uomo senza una donna non può proprio raggiungere un livello onorabile nel mondo. Furfantello fino in fondo, manifesta allora il suo amore a Smeraldina, simulando di presentarle l’amico innamorato – cioè lui medesimo – e in questo modo arriva per Arlecchino una sorta di riscatto a livello sociale e la tanto bramata felicità.

L’energia popolare di Arlecchino, che la fame atavica apparenta allo Zanni di Mistero buffo, scombina con il suo turbinìo i piani delle famiglie borghesi, in apparenza inattaccabili. La rozza praticità del domestico risveglia tutti quanti dallo stato confusionale che impediva loro di ragionare in modo limpido e efficace. L’arrivo del servo pasticcione inizialmente disorienta i vari personaggi per ricondurli, alla fine, alla necessaria essenzialità delle ‘cose ultime’, ribaltando persino il concetto espresso dal titolo della commedia in un rivoluzionario due padroni dietro a un servitore.

I fraintendimenti, le identità doppie, le illusioni ottiche, il tortuoso inseguimento della felicità – simile a quello di As You Like – vanno a comporre un congegno teatrale perfetto e profetico, che funziona e ammalia il pubblico dal 1745. Il successo dello scritto di Carlo Goldoni, diretto da Valerio Binasco e attuato in chiave moderna senza stravolgerne le radici, nasce da testi facili in dialetto Veneziano, le commedie dell’arte in cui le maschere tradizionali – come Arlecchino, Brighella e Pantalone – rappresentano altrettanti caratteri umani. Volti sopra i volti che in qualche modo fanno coincidere l’uomo con il rispettivo ruolo, anzi con la recita ininterrotta di quel ruolo. In questo modo, rimuovendo le metamorfosi e le evoluzioni del sé, determinate anche dal luogo e dagli interlocutori, il meccanismo della messa in scena ad uso e consumo degli Altri produce un’accettazione sociale che inchioda l’individuo alla percezione esterna che si ha di lui.

Un Goldoni che anticipa Pirandello vestendo l’uomo di false identità arraffone ed esilaranti. E addirittura, dietro i travestimenti che alterano il genere e le millanterie proliferanti, si possono intravedere i futuri, inquieti giochi di specchi di Andrea o i ricongiunti e di certi racconti de La mela d’oro di Hofmannsthal.

La scenografia della quale si avvale Binasco è in costante movimento, e l’essenzialità delle linee slega l’immaginazione dello spettatore, lasciandolo libero di entrare in scena, quasi fosse parte integrante della commedia.

 

Arlecchino servitore di due padroni

di Carlo Goldoni

con

Natalino Balasso
Fabrizio Contri
Michele Di Mauro
Lucio De Francesco
Denis Fasolo
Elena Gigliotti
Carolina Leporatti
Gianmaria Martini
Elisabetta Mazzullo
Ivan Zerbinati

scene Guido Fiorato

costumi Sandra Cardini

luci Pasquale Mari

musiche Arturo Annecchino

regista assistente Simone Luglio

assistente scene Anna Varaldo

assistente costumi Chiara Lanzillotta

regia Valerio Binasco

 

Teatro Stabile di Torino