Silvio e il Parkinson dell’anima. ‘Si nota all’imbrunire’ di Lucia Calamaro, con Silvio Orlando, alla Pergola di Firenze

Silvio e il Parkinson dell’anima. ‘Si nota all’imbrunire’ di Lucia Calamaro, con Silvio Orlando, alla Pergola di Firenze

@ Raffaella De Biasi (26-11-2019)

Firenze – Ci si accorge invecchiando che l’arrivo implacabile della solitudine può diventare una panacea, il rimedio dolce e silenzioso alle troppe delusioni patite nel corso della vita dal commercio con gli altri, o addirittura dai rapporti in teoria confidenziali con i propri familiari. E’ facile lasciarsi alle spalle la sofferenza arrecata dalle parole o dai gesti presenti o mancanti, basta stare da soli in silenzio, liberi così di dire e agire, leggere un libro o ascoltare la musica. Non essere costretti a corrispondere all’amore degli altri, se le riserve sono esaurite o se non si è più capaci di darne.  Abituarsi alle assenze, ai vuoti, e non dover essere gentili, empatici a tutti i costi, perché all’imbrunire anche soltanto simularlo è faticoso.

Parli fra te e te. Sei talmente abituato a interagire solo con te stesso che la realtà si distorce e non sai più se quelle riflessioni, commenti o parole siano uscite realmente dalla tua bocca oppure no. Ogni giorno trascorso a capo chino rimuginando sull’essenza della vita o sul niente, fino a considerarla una postura normale; e questo capochinismo lo si può paragonare a un Parkinson dell’anima, che tentenna e non si decide, che prova a stento a fare quel piccolo passo in più per poi tornare indietro e percepire la fragilità del corpo. L’isolamento umano, così come si delinea in Si nota all’imbrunire, è un’atroce malattia che allontana la possibilità di qualsiasi gesto, e proprio in questa condizione patologica Silvio – il protagonista – cerca e trova un porto sicuro quando la famiglia lo raggiunge nella sua casa/eremo vicina al mare, in prossimità di un paese quasi abbandonato. I tre figli, insieme al fratello di Silvio, arrivano per partecipare alla commemorazione della madre, precocemente defunta.

La loro permanenza nella casa di famiglia si trasformerà nel continuo, goffo tentativo di ritrovare la via della comunicazione affettiva con il padre. Ma non funziona più, le corazze di tutti si sono ispessite nel tempo, in maniera irreversibile. Inoltre, per il protagonista è innaturale proseguire il rapporto genitori/figli se questi ultimi sono diventati adulti. L’atmosfera imbarazzata e imbarazzante creata dal tema dell’invecchiamento, della vita che prosegue nell’indifferenza ineludibile di una famiglia intera – che vorrebbe ma non può o che potrebbe ma non riesce -, assume una consistenza materica dolorosa. Un dolore pervaso di ironia che intride ogni singolo movimento e frase, sino a culminare nello straziante stato di oblio o sogno di Silvio. La casa è vuota o forse lo è il cimitero dov’è sepolta la moglie mentre lui si domanda o, più semplicemente, dice a se stesso: non sono potuti venire neanche questa volta.

Allora tutto appare più chiaro, non esiste un’età in cui non si può evitare di soffrire e un’età nella quale ci è garantita perlomeno la serenità. I tormenti sono parte della vita e non possiamo adoperarli come patente utile per scrivere poesie o romanzi. Silvio resta a capo chino da solo al centro del nulla. Silvio Orlando inserisce molti elementi autobiografici in questa rappresentazione: il dolore per la perdita della madre e la percezione dell’orfanitudine, l’evidenziare inoltre quanto una famiglia sfilacciata e in crisi sia il primo passo verso una società inumana.

Silvio Orlando arricchisce la commedia con la sua naturale e originalissima maestria, facendo scaturire infinite sfumature di luce dalle sfaccettature del protagonista e dal continuo rincorrersi di dolore, tristezza, solitudini, amori e ironia.

 

SI NOTA ALL’IMBRUNIRE

di e regia Lucia Calamaro

con Sivio Orlando

e con (in ordine alfabetico) Vincenzo Nemolato, Roberto Nobile, Alice Redini, Maria Laura Rondanini

scene Roberto Crea

costumi Ornella e Marina Campanale

luci Umile Vainieri

produzione Cardellino

in coproduzione conTSU Teatro Stabile dell’Umbria

in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

ritratti Claudia Pajewski

foto di scena Maria Laura Antonelli