1669, eruzione dell’Etna. Catania a fuoco e fiamme in palco. Cambiare è possibile

1669, eruzione dell’Etna. Catania a fuoco e fiamme in palco. Cambiare è possibile

CATANIA – Chiude la breve rassegna del Teatro Stabile estivo con “ETerNA – a vucca l’amma”, una novità assoluta di Luana Rondinelli sulla storica eruzione con cui l’Etna coprì la città di Catania nel 1669. La città bianca diventò nera. L’economia sbocciò. L’angolazione scelta, avallata, sorretta, esaltata dall’attenta, vivace e nerboruta regia di Nicola Alberto Orofino è il cambiamento. Davanti alla lava minacciosa e incombente una realtà spaccata dalle distanze sociali, dalla corruzione, dalle contese per il potere, dall’indolenza economica trova la forza di svegliarsi, unirsi e trovare nuove direzioni di vita, aprire occhi e orecchie per diventare una città abbellita e moderna.

Corte del castello. Una folla di attori esperiti si spende incessantemente, pronta a percorrere infaticabilmente il lungo palco orizzontale, a vestirsi, svestirsi, a indossare ornamenti e simboli per accedere ai molteplici ruoli, una sorta di kermesse dove l’ironia seduce quanto la schiettezza, dove la magia del teatro la fa da padrona, dove tutto scorre verso l’evento distruttivo, dove la Fede e la Speranza cercano la Carità per una città perduta e ritrovata nei fuochi eruttivi. La musica sempre protagonista accanto alle altre forze in campo (la voce inconfondibile della    “cantantessa” chiuderà la pièce), conduce sui sentieri di una storia catturata per una voglia insopprimibile di denuncia di una città in balìa del Potere inane e distruttivo. Il falso potere della religione, della nobiltà, si sfaldano come neve al sole davanti all’unico vero potere: la forza della natura e di un popolo che vuole sopravvivere, risollevarsi ogni volta, dopo che l’incontrastato e incontrastabile potere degli elementi ha distrutto ciò che l’uomo ha pazientemente ricostruito per ricominciare. La sopravvivenza, o resilienza, per usare un termine più sottile, diventa nuova linfa e sgorga intatta per rinnovare e rinnovarsi. Un pretesto questo testo, di artisti giovani e motivati, per chiedere a gran voce il cambiamento desiderato. Un monito e una speranza per Catania che possa risorgere ancora dalle ceneri, novella araba fenice, dal buio del degrado e della depressione strisciante. Lo fa con un linguaggio forte, deciso e scanzonato al tempo stesso, determinando quel sentimento del contrario di pirandelliana memoria, quel sorriso che è dolore deviato.

Il nitido impianto scenografico attraversa la corte del castello da una parte all’altra, tagliandolo a metà. Su tre postazioni fisse, ai lati chiesa e stato, al centro una misteriosa statua che imbraccia la spada, simbolo di una forza che potrebbe far pensare al Teatro, incessantemente si muovono in assetto corale, dilagano, agiscono in contemporanea clero, nobiltà, popolani, prostitute e santi, preti e maghe, in un ensemble ricco, variegato e scomposto, creando segni contrastanti, divergenti, segnati dal colore della vita reale sognata. L’inconfondibile stile di Orofino consegna al palco un’umanità e un evento storico dove lo straordinario, il surreale e il paradossale indossano il quotidiano di una città sempre in bilico tra odio e amore, fiducia e sfiducia, su cui l’eruzione irrompe come un groppo dalla vucca l’amma del vulcano scatenando paure, frenesie, energie insospettabili, competizioni di S. Euplio e S. Agata, incarnati dal facondo Silvio Laviano e dall’imperiosa Egle Doria, l’intervento esilarante dei Tre casti agni SS. Alfio, Cirino, Filadelfo, mentre le garrule e vezzose nobildonne in trine e parrucche fanno da contraltare alle tonache monacali, e l’indolente barone di Cosimo Coltraro all’iperattivo cardinale di Luca Fiorino. La storia sta tutta lì, davanti a noi, vibrante e sapida, nutrita da questo bel cast da cui si sprigiona una grande energia, affiatato da anni di lavoro insieme al giovane e apprezzato regista catanese, acceso dal sacro fuoco dell’arte, pronto a dispensarci sogni e visioni, a farci sorridere e pensare, ricordare e sognare. “ETerNA” ci offre la forza del teatro che vive, nonostante tutto, per non dimenticare e andare oltre.

 

EterNA – A vucca l’amma

Novità assoluta di Luana Rondinelli

Regia Nicola Alberto Orofino

Con Roberta Amato, Gianmarco Arcadipane, Alessandra Barbagallo, Francesco Bernava, Giorgia Boscarino, Daniele Bruno, Marta Cirello, Cosimo Coltraro, Egle Doria, Valeria La Bua, Silvio Laviano, Luca Fiorino, Marcello Montalto, Lucia Portale, Luana Toscano

Scene e costumi Vincenzo Amendola

Luci Salvo Costa

Audio Luigi Leone

Assistente alla regia Gabriella Caltabiano

Produzione Teatro Stabile di Catania

Al Castello Ursino di Catania fino all’8 Agosto