Un demone e un dannato: Il Faust in Sicilia di Vincenzo Pirrotta

Un demone e un dannato: Il Faust in Sicilia di Vincenzo Pirrotta

Ispirato al testo “La tragica storia del Dottor Faust” di Cristopher Marlowe, XVI secolo, questo  “Faust ovvero arricogghiti u filu” di Vincenzo Pirrotta, trasportato ai giorni nostri e rappresentato in idioma siculo, mantiene intatto il fascino dell’eterno conflitto tra Ragione e Passione, Bene e Male in un ormai leggendario pas de deux: Faust e Mefistofele.

E’ un rituale esoterico, tra fumi e candele, pannelli specchianti che ricordano il monolito del mitico film di Stanley Kubrick “2001 Odissea nello spazio”, in un crescendo inquietante, nelle cui spire si consuma la tragica discesa agli Inferi di Faust e la sua tormentata relazione con Mefistofele, invocato in un delirio di onnipotenza, che si diverte a giocare con la sua vittima, come il gatto con il topo. Ignorando la voce dell’angelo buono, irretito dall’angelo cattivo, Faust, erede di un facondo Umanesimo, ma alterato negli stati della sua coscienza, finirà per perdersi, varcando con superba tracotanza i confini del lecito. Lo scienziato vuole conoscere tutto, al punto da barattare inconsapevolmente 24 anni di piaceri incontrastati, in preda ai vizi capitali, con la dannazione eterna. Il folle vende così la sua anima al diavolo, fino alla resa dei conti, che arriverà inesorabile. Uscirà di scena raccogliendosi mestamente il filo della sua misera esistenza terrena prima di essere portato via per sempre dal diavolo, venuto a reclamare la vittima del suo patto.

La tracotanza della scienza e della sciocca superficialità dispiega le sue ali a fronte di una necessaria umiltà che il mediocre e superficiale uomo contemporaneo non conosce, perduto dietro l’illusione di facili successi, facili ricchezze, facile soddisfazione dei propri istinti. Denso di effetti drammaturgici, lo spettacolo, che punta sul lacerante conflitto dell’anima e l’indugio nel Vizio, si avvale di scene forti dove i contrasti dell’ombra e della luce come in un sogno disegnano il tragico destino di un uomo solo, trucemente incapsulato nella sua follia autodistruttiva        (memento per il nostro tempo) come nella teca simbolica del suggestivo incipit e del finale. La simbologia esoterica della scena, amplificata dalle voci e dai corpi dei due personaggi, accompagnati da un efficace commento musicale originale di Luca Mauceri, si propagano senza tregua nello spazio dello strazio, della colpa, del tardivo pentimento di Faust, un possente e intenso Pirrotta e della vittoria del beffardo Mefistofele, una poliedrica, ferrigna, duttile Cinzia Maccagnano.

Uno spettacolo di forte impatto che non lascia tregua e ci riporta alle cupe atmosfere delle precedenti interpretazioni di Pirrotta, Tamerlano, Macbeth, figure tragiche dove il focus cade sul rapporto dell’uomo con il Male, nelle sue dolenti sfaccettature, nei suoi risvolti terribili, nelle tribolazioni di un’anima tormentata e disperata, laddove la diatriba allude epicamente a una Sicilia tormentata, in preda alle forze del male.

Strutturata con rigore e curata in tutte le sue componenti l’opera si avvale delle suggestioni sonore del dialetto nell’uso sapiente dei vari registri, della presenza materica del corpo massiccio e terragno di Faust a fronte della muliebre grazia seduttiva di Mefistofele, restituendo interamente il contrasto insanabile tra umano e sovraumano.

 

FAUST ovvero ARRICOGGHITI U FILU

Da “La tragica storia del Dottor Faust” di Cristhopher Marlowe

Regie, scene e costumi di Vincenzo Pirrotta

Con Cinzia Maccagnano e Vincenzo Pirrotta

Musiche originali di Luca Mauceri

Assistente alla regia Marta Cirello

Produzione Teatro Biondo di Palermo

Al Piccolo Teatro della città di Catania