La musica di Orff brilla ancora una volta sotto le stelle

La musica di Orff brilla ancora una volta sotto le stelle

Carl Orff

La Fortuna con i suoi inconfondibili ritmi apre e chiude una delle pagine più suggestive e fortunate della musica del primo ‘900. Un incipit e un epilogo che tradiscono un sapore di malinconia beffarda sorretta dal ritmo delle percussioni e dalle voci imponenti o sussurranti di coralità trascinanti. I Carmina burana ancora una volta soggiogano e inquietano l’animo turbato, stuzzicato, percosso.

Scoperta nel 1225 nell’abbazia di Benediktebeuren, da qui il nome Carmina Burana, la raccolta di canti, per la maggior parte in lingua latina, ma anche tedesca, composta da chierici girovaghi, i clerici vagantes o goliardi del XII e XIII secolo, fonte di ispirazione per Carl Orff, musicista del primo ‘900, divenuta cantata scenica tra 1935 e il 1936, incede fastosamente sulla scena del Teatro Antico di Catania. La celebre, suggestiva composizione che abbraccia nove secoli, ritorna a infondere la sua magica melodia ritmica, pulsante, ammaliante, tribale e raffinata, evocativa e straniante, capace di viaggiare indietro nei secoli e rendere viva la lingua latina con il suo straordinario tappeto musicale sonoro, dove le voci si fanno strumento e gli strumenti voci, in un accordo intenso e sotterraneo, misteriosamente spingendoci laddove il sogno medievale si veste di note e canti.

Così il Teatro Massimo Bellini di Catania ha voluto fastosamente salutarci e chiudere la breve e intensa stagione estiva al Teatro Antico, magistralmente inaugurata dal violino di Uto Ughi.

A dar vita alla cantata scenica del compositore viennese e dei poeti vagantes nella versione del 1956 del talentuoso allievo di Orff, Killmayer, sei percussioni e due pianoforti dell’Orchestra, unitamente al coro, del Teatro Massimo Bellini di Catania e al coro di voci bianche “Gaudeamus igitur concentus“, che hanno accompagnato soavemente la limpida e pastosa voce del soprano Carmen Maggiore, mentre le voci maschili soliste hanno acceso di tonalità profonde la composizione, con voci dai bei timbri: il baritono Carlo Checchi, il tenore Domenico Menini.

Gli effetti sonori dei canti, sussurrati per poi esplodere in un esteso registro solenne e coinvolgente, ci riportano a un tempo che non è più, lasciandoci addosso una scia di sottile nostalgia, pur nella gioia ed ebbrezza dell’animo, offuscato da quella ineludibile sensazione di precarietà che scorre lungo l’intero brano. Unica certezza: Ciò che è stato non ritorna, ciò che è non sarà. Liturgia, dottrina, diatribe, accanto ai temi popolari dell’amore sensuale, della festa, del vino, inalberati tra la poesia e il canto, ci istillano nel cuore gocce di rimpianto. Lo stile di vita goliardico riporta tutto allo scherzo, al gioco, all’allegria che copre e maschera, ma non nasconde del tutto velature di tristezza che si affacciano, tra un tintinnio e un acuto, sulle note a tratti cupe, talvolta argentine, affidate alla bacchetta dell’appassionato direttore d’orchestra, il napoletano Luigi Petrozziello, impegnato in una carriera trentennale su territorio nazionale.

Un concerto che sorprende e incanta, sempre. Intensamente interpretato, intensamente diretto, intensamente ascoltato. Tra profili di ruderi eccellenti, sotto il tappeto magico del firmamento, l’emozione di un canto intramontabile si accende nella notte.

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CARMINA BURANA

di Carl Orff

Orchestra del Teatro Massimo Bellini di Catania

Al pianoforte Gaetano Costa- Paola Selvaggio

Solisti : Soprano : Carmen Maggiore

Tenore : Domenico Menini

Baritono : Carlo Checchi

Coro del Teatro Massimo Bellini di Catania

Coro di voci bianche “Gaudeamus igitur concentus” diretti da Elisa Poidomani

Produzione Teatro Massimo Bellini di Catania

Al Teatro Antico di Catania