Anna DI MAURO – Rosa di Rosa. Canto di libertà (omaggio a Rosa Balistreri)

 

Il mestiere del critico

 

 

ROSA DI ROSA. CANTO DI LIBERTA’

Omaggio a Rosa Balistreri nel 90° della sua nascita.  Al Teatro Piscator di Catania

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Una violenza dopo l’altra. Subire, sempre subire. Dal padre, dal marito, dal prete, dalla fame, fame nera, in una fosca Sicilia dei primi del secolo, devastata dalla miseria e dall’ignoranza. Un dono, uno solo, ma grande come il mare: una voce spessa, forte, profonda, arcana. Il canto diverrà il veicolo del suo riscatto, come donna e come soggetto sociale.

Senza istruzione, di umili origini, la licatese Rosa Balistreri diverrà la “ cantatrice del Sud”, la cantastorie amata e rispettata da intellettuali come Dario Fo, Leonardo Sciascia, Ignazio Buttitta, eroina e pioniera semplice e verace, dotata di  temperamento combattivo, “ madre”nell’anima, pur orbata nella pancia di un figlio, presa a calci dal marito imbestialito.

Sempre pronta ad amare con passione estrema, nonostante le  tragiche traversie sentimentali, culminate in un suo gesto di ferocia nei confronti del marito, scontato in carcere.  Una sorella uccisa a coltellate dal marito  abbandonato e una madre costantemente oggetto di inaudite violenze da parte del marito, davanti ai suoi occhi  inorriditi di bambina. E’ stata questa la sua formazione. Eppure tutto questo non le ha impedito di  evolversi e diventare la Musa della canzone popolare e del canto politico.

Cantava la sua rabbia, il suo sdegno, la sua disperazione di donna, violata, tradita, contro le ingiustizie umane e sociali. Paladina  dolente e  speranzosa di una terra amara e avara. Lei stessa ebbe a dire:  “ Si può fare politica e protestare in mille modi, io canto. Ma non sono una cantante…sono diversa, diciamo che sono un’attivista che fa comizi con la chitarra”. Ebbe una vita difficile. Visse anche a  Firenze per un ventennio. La sua morte a Palermo  nel ’90 è  stata  una grave perdita del folk, perché la sua forza compositiva ed esecutiva era veramente travolgente.

La biografia di Rosa, narrata in prima persona a mezza voce da una partecipe e delicata Berta Ceglie, accompagnata da uno struggente violoncello di Wanda Modestini, dalla danza mimetica di  Michelangela Cristaldi,  da alcuni video tra l’onirico e il documentaristico, è il tessuto su cui è stato sentitamente costruito questo spettacolo dedicato alla memoria  della donna e artista che è stata ed è la Balistreri. Per non dimenticare.

La sua  intensa e vibrante, inconfondibile voce ( apprezzabile la scelta di far ascoltare solo il suo canto, senza ulteriori interpretazioni) illuminava  a tratti il percorso biografico, suscitando emozione e ammirazione per l’aspetto timbrico, la potenza e la sonorità arcaica, le modulazioni e gli accenti di verità che  sono gli aspetti salienti del ricco repertorio della cantautrice siciliana, capace nel canto di liberare una coscienza pura, tra le brutture e le storpiature di un’esistenza ai limiti della sopravvivenza.

Racconto, musica dal vivo, coreografie essenziali, intrecciandosi sul filo della memoria  hanno condotto gli interpreti e il pubblico per le vie di una commozione che nel ricordo si colora di stupore per chi non la conobbe e  nostalgia per chi, come i registi,  l’ha potuta conoscere, apprezzare, amare. Il suo canto di libertà, monito per tutti,  risuona nell’aria.

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Rosa di Rosa

Un sciuri russu comu lu sangu sparsu

Testo di Luca Cuddè

Regia di Mario Modestini e Berta Ceglie

Con Berta Ceglie (voce)- Wanda Modestini (musica) – Michelangela Cristaldi (danza)

Musiche di  Mario Modestini

Coreografia di Sergio Platania   Produzione Associazione culturale Centro Cultura Mediterranea

Al teatro Piscator di Catania