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Sauro BORELLI- Il ritorno di Sonia Braga (“Aquarius”, un film di K. Mandonca Filho)

 

Il mestiere del critico

 


IL RITORNO DI SONIA BRAGA

 

“Aquarius”, un film di Kleber Mandonca Filho

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Tra gli anni Settanta e Novanta, Sonia Braga, la più celebre attrice brasiliana diede vita in film del suo Paese (Donna Flor e i suoi due mariti, Gabriela, Milagro, Tieta do Brasil) e in un famoso lungometraggio americano (Il bacio della donna ragno) a personaggi, vicende costantemente connotati da spunti, motivi dettati da una prodiga sensualità e di quando in quando temperata da suggerimenti ironici o blandamente sarcastici. Adesso, in una coproduzione franco-brasiliana, ricompare la stessa attrice reclutata dal cineasta compatriota Kleber Mandonca Filho che per il suo secondo film, Aquarius, la disloca al centro di un racconto intriso di momenti ora drammatici ora evocativi di privatissime esperienze.

Di massima l’innesco narrativo si situa nel colmo degli anni Ottanta a Recife. Nel complesso edilizio balneare denominato Aquarius, un luogo ameno fatto di tanti condomini, si festeggia il compleanno dell’anziana zia dai trascorsi erotici piuttosto allegri e si celebra anche la ritrovata salute di Clara dopo l’operazione al seno che le ha salvato la vita. Immersa in un flusso di bossanova e guardando un vecchio comò testimone di tanti ludi amorosi con altrettanti amanti, Clara rivive la sua più felice stagione esistenziale.

Poi, un distacco cronologico vistoso riconduce ad una Clara più attempata (circa 70 anni come anche la stessa Sonia Braga che l’interpreta) ormai cambiata e professionalmente assestata: è una giornalista musicale sola dopo la scomparsa del marito, dedita a passatempi normali (la nuotata quotidiana, il flirt platonico col giovane bagnino ecc.) e a incombenze banali, i nipoti, l’ascolto dei vecchi dischi.

'Aquarius', le battaglie di Sonia:

Un solo problema angustia moderatamente l’attempata Clara. Nel complesso ove abita, appunto Aquarius, è insorta una questione provocata da insidiosi palazzinari determinati a impadronirsi del medesimo edificio per mettere in atto una ben remunerativa speculazione. Nella stragrande maggioranza gli abitanti di Aquarius cedono alle pressioni interessate dei palazzinari mentre la sola Clara resiste ai reiterati tentativi (persino intimidatori) di spossessarla del suo appartamento. Di qui un logorante atteggiamento per restare legata alla sua vita passata che, a più riprese, evoca con rimpianto. Rendendosi sempre più conto che per una donna varcata una certa età non c’è più attenzione e, ancor meno, alcun superstite riguardo per i suoi sentimenti, la sua affettività.

Sonia Braga impersona esemplarmente tutti questi passaggi epocali e senza alcun ipocrita ritegno ripensa e parla con chiunque della sua “breve vita felice” di un tempo irrimediabilmente finito. E giusto in concomitanza con quest’amara costatazione si aggravano anche i problemi connessi alla controversa questione del trapasso di Aquarius agli odiosi palazzinari. Mano a mano che ci si inoltra nel folto del racconto, il film di Kleber Mandonca Filho si carica di accenti cattivi, presto destinati ad un approdo segnato dall’orrore. Soltanto in extremis viene risolto con un colpo di scena di Clara, finalmente riottosa e vincente.