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Sauro BORELLI- Un eroe suo malgrado (“Sully”, un film di Clint Eastwood)


Il mestiere del critico

 


UN EROE SUL MALGRADO

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“Sully”, un film di Clint Eastwood

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Ci volevano due “stakanovisti” quali Clint Eastwood (sessanta film come attore, trentasette come regista) e Tom Hanks (quarantasei da attore, due da regista) per combinare un’opera che, alla prima apparenza, avrebbe potuto consolidarsi al più come un racconto convenzionale su un episodio clamoroso di salvataggio aereo (realmente accaduto il 15 gennaio 2009) sulle acque infide del fiume Hudson, in piena New York. Ci voleva, altresì, da parte di entrambi la convinta determinazione di dare corpo e senso all’esperienza eccezionale del comandante Chelsey Sullemberger – confidenzialmente detto Sully (di qui il titolo del film di Eastwood) – nel lungometraggio omonimo tratto da un’agile sceneggiatura dal libro scritto a suo tempo dal protagonista autentico di quella sbalorditiva avventura.

37° film realizzato da Clint Eastwood Sully risulta, a conti fatti, una storia tutta attuale che soltanto la prestanza magistrale di Tom Hanks, qui debitamente invecchiato (capelli grigi, baffi folti e corti) riesce a rendere credibile in un ruolo normalmente scontato. Ma c’è anche il supporto di un lessico semplice, immediato a dare spessore, intensità a una vicenda, a pochi mesi dalla tragica realtà della distruzione delle Torri Gemelle, che per sé sola si impone come emblema di un coraggio, di una risolutezza davvero straordinari. Basti pensare, appunto, a quel che in pochi minuti sconvolgenti l’eroe eponimo di questa stessa situazione fu chiamato ad affrontare e risolvere.

Grosso modo, questo l’evento drammatico: in volo su New York al comando di un aereo di linea, Sully, appunto il protagonista in primis della storia, constatando con terrore che entrambi i motori del velivolo erano andati di colpo fuori uso, dopo un concitato dialogo col proprio co-pilota, decide, extrema ratio, di ammarare sul fiume Hudson e di mettere in salvo i centocinquanta passeggeri, oltre i cinque membri dell’equipaggio, da un disastro altrimenti inevitabile. Fatto questo che, invece di riscuotere il plauso delle autorità aeroportuali, innesca di botto una arcigna inchiesta su quella arrischiata decisione.

La cosa, benché insensata, è imputabile all’eccesso di zelo dei burocrati della NTSB (National Transportation Safety Board) che ligi a una casistica verificata solo sui risultati simulati da un computer, ostinatamente, pervicacemente intendono sminuire e, semmai, sanzionare il comportamento del comandante Sully, mettendo in forse stato di servizio, pensione, credibilità del coraggioso aviatore. Si tratta, dunque, di un film in parte biografico secondo un metodo narrativo tutto pragmatico, ma si tratta anche di un’opera sottilmente tesa a indagare, rovistare negli intrichi psicologici, comportamentali di un dramma del nostro tempo ove la concitazione dell’esistenza come i risvolti delle varie individualità in aperto conflitto possono determinare desolanti approdi. Anche se resta un fatto assodato, nel caso particolare, che Chelsey Sullemberger è e resta un esempio ammirevole di sagacia umana, di prodigo atteggiamento morale.

A giusta considerazione di questo Sully risalta la convinzione tanto di Eastwood quanto di Tom Hanks che, ognuno per la propria parte, ha creduto fin dall’inizio alla realizzazione del film in questione. Il primo, ammettendo a posteriori: “Pensavo di conoscere bene la storia di Sully e non ero affatto convinto che ci fosse materiale per un film … ma la mia assistente ha insistito che leggessi la sceneggiatura … aveva ragione …”. Il secondo, a sua volta, ricordando: “Venivo da un periodi di superlavoro … La sceneggiatura l’ho letta per cortesia, per non mancare di rispetto a Clint. Mi sono bastate sette pagine per passare da un finto interesse a un vero entusiasmo”. Non bastasse tanto, persino il reale protagonista della strabiliante avventura ha, a più riprese, dato la sua autorevole malleveria all’impresa del talentuoso duo Eastwood-Hanks. Che volere di più?