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Anna DI MAURO- Un Re leggendario (“Lear” con Mariano Rigillo, regia G. Dipasquale)

 

Lo spettatore accorto

 


UN RE LEGGENDARIO

spettacoli, teatro, Catania, Cultura

Tra dolore e follia- “ Lear” di Shakespeare. Con Mariano Rigillo (nella foto) di G. Dipasquale

Al Teatro Stabile di Catania

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Scritto nel 1605 e rappresentato nel 1606 ,“ Re Lear”, l’intramontabile tragedia della vecchiaia devastata dalla perdita del potere e dell’amore paterno, calca  le scene del Teatro Verga di Catania, in una stagione che ha visto il Tragico affermare la propria forza dirompente, dalla trilogia dell’Orestea  fino a  questa tragedia shakesperiana.

Se è vero che il dolore può rendere folli (nel senso di ‘alenati’ a un’orrida realtà che la coscienza rifiuta), nelle tragedie shakesperiane la Follia è grande protagonista: e qui di Matti ce ne sono persino tre.  Il Re, impazzito per il tradimento delle  due figlie a cui aveva donato il regno; il Matto, che  emblematicamente accompagna il Re nel suo vagabondare  e infine  il figlio devoto del signore di Gloucester, calunniato dal fratellastro e quindi ripudiato, Edgar, costretto a vagare nella foresta, senza vestiti, senza onore, senza amore, fingendosi folle.  La squallida menzogna dunque  acceca due infelici padri.

Da questo duplice errore  prende avvio la spirale tortuosa di un Male che si fa dramma nelle turpi azioni dell’inganno e della malafede. I giusti e i buoni  fronteggiano i  malvagi in una  feroce opposizione manichea. L’unico a contenere in sè il  Bene e il Male è il sacro re  Lear, figura leggendaria della tradizione britannica,  padre di tre figlie. Abdica a loro favore  imponendo  il matrimonio e la manifestazione dell’amore che esse nutrono per lui insieme al dovere di ospitalità.

Crede alle moine delle malvage Regana e Goneril  e si adira, rinnegandola, con l’amata Cordelia, che dichiara semplicemente il suo amore, senza fronzoli adulatori. La radice del male turba le coscienze e  si annida nei cuori turpi delle figlie degeneri che rifiutano al padre l’ospitalità promessa, costringendo il vecchio  a vagare nella tempesta  che è  metafora  della tempesta di sentimenti e  pensieri degli infelici personaggi.

Avendo compreso il suo grave errore  Lear  troverà rifugio presso Cordelia,andata  sposa al re di Francia, l’unica figlia rimasta a lui devota. Tardivo e inutile pentimento. La figlia pagherà con la vita il suo gesto d’amore verso il padre: Impiccata. L’ultimo quadro  è la Pietà: Sul corpo di lei il vecchio  piange e spira.

Tutti gli altri personaggi  inseguendo il Potere, l’Amore, la Ricchezza,  periranno strangolati dalle loro colpe o dalle colpe degli altri. La Morte verrà a purificare la terra.  Unico  superstite di questa infelice stirpe sarà il giovane Edgar, il Giusto, il Buono, che erediterà il Regno.

La regia si avvale di un’estetica che vede protagonista la Luce, tesa a scolpire quadri ed icone, dinamicamente scolpiti in un chiaroscuro di corpi, colti nel sonno o nell’eccidio, corpi vecchi e corpi giovani e vigorosi, colti nella sconfitta o nella vittoria di chi trama nel buio, tesi al potere e ad amori adulteri,a trame oscure di calunnie.

La riduzione dei 5 atti originari in due tempi ha  snellito  e alleggerito un testo che mantiene comunque  intatta la bellezza e l’intensità del suo significato, mentre  il ruolo delle due figlie, affidato a due uomini, chiara  citazione dell’uso esclusivo maschile anche nei ruoli femminili nel teatro shakesperiano, qui si arricchisce  di un inquietante significato, volendo chiaramente alludere alla qualità maschile delle azioni delle due crudeli figlie.

Asciutta e misurata l’interpretazione di Mariano Rigillo, convincente Sebastiano Tringali nei panni del  vecchio Gloucester,  unica donna Silvia Seravo, una delicata e vibrante Cordelia. Surreale e istrionico il Matto di Anna Teresa Rossini. Le scene essenziali e   i costumi evocativi hanno il loro giusto risalto nell’illuminotecnica di cui si avvale la pièce.

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LEAR

la storia

di William Shakespeare

Produzione : Teatro Stabile di Catania e Teatro Stabile di Napoli

Regia, adattamento  e scene  GIUSEPPE DIPASQUALE

Opere in scena e costumi  ANGELA GALLARO GORACCI

Musiche GERMANO MAZZOCCHETTI

Movimenti scenici DONATELLA CAPRARO

Luci   FRANCO BUZZANCA

Con  MARIANO RIGILLO- ANNA TERESA ROSSINI- SEBASTIANO TRINGALI- DAVID COCO- FILIPPO BRAZZAVENTRE- SILVIA SIRAVO-GIORGIO MUSUMECI- LUIGI TABITA- ROBERTO PAPPALARDO- CESARE  BIONDOLILLO -ENZO GAMBINO.

Al Teatro Verga di Catania