Script & Books

Sauro BORELLI- Quando il potere censura (“Truth”, un film di James Vanderbilt)

 

Il mestiere del critico


QUANDO IL POTERE CENSURA

Poster Truth - Il prezzo della verità  n. 1

“Truth, il prezzo della verità” di James Vanderbilt

****

L’attuale contesa, per la conquista della Casa Bianca tra democratici (l’arrembante Hillary Clinton) e repubblicani (l’odioso miliardario Donald Trump) risulta un indizio significativo di quanto costi – oltre lo sproposito dispendio di milioni di dollari – e quali maneggi sordidi comporti la scalata al potere. In anni recenti – il 2004, alla vigilia del secondo mandato dell’inetto George W. Bush – si può situare un precedente indicativo e rivelatore. Proprio riallacciandosi alle vicende reali di quella campagna elettorale tirata allo spasimo da tutti i contendenti, l’esordiente James Vanderbilt ha evocato per lo schermo il particolare intrico relativo alla biografia piuttosto desolante del sullodato Bush già noto per i suoi trascorsi di alcolista e, ancor peggio, per essersi sottratto fraudolentemente alla chiamata per il Vietnam in guerra.

Truth, il prezzo della verità è, appunto, il film incentrato su questa poco edificante storia che, tirando in campo i protagonisti autentici della importante campagna di stampa, inizialmente patrocinata dalla rete tv della CBS, in ispecie da parte della produttrice-autrice Mary Mapes (una superlativa Cate Blanchett) e del conduttore di punta e già celebre giornalista d’assalto Dan Rather (un vigoroso Robert Redford) prima stoici dissacratori di situazioni truffaldine di comodo, poi vittime sacrificali del potere consolidato e determinato ad insabbiare ogni parvenza di critica o, semplicemente, di qualsiasi debito alla inettitudine e ignavia dei governanti, a ragione o torto ritenuti “intoccabili”.

In particolare, in Truth prende sembianze allarmanti uno stato dei fatti – tipico della realtà americana – ove formalmente si inneggia a ogni pie’ sospinto alla libertà di ogni sorta, mentre ben altrimenti determinati scorci della dinamica politica fanno registrare spesso e volentieri chiusure e intolleranze vistose. È appunto ciò che accade a Washington D.C. poco prima dell’elezione al secondo mandato di George Bush, fatto segno da parte di una intraprendente giornalista della CBS di fondate accuse di codardia e falsità per essersi autoesentato dal servizio militare in Vietnam con espedienti miserabili quali raccomandazioni, diserzioni a più riprese, fino alla renitenza vera e propria.

In questo pantano di colpevoli gesti, Mary Mapes e Dan Rather scavano, con l’aiuto di altri coraggiosi giornalisti, scontrandosi subito coll’apparato cinico, dominante del potere costituito che ha gioco facile nello smontare brano a brano la trama (rigorosa ma non troppo) dei pur indomiti contestatori. Tanto che, aldilà della documentazione inoppugnabile e della mediocre indole di Bush junior, rovistando per il tramite di un collegio di avvocati di grido in sconnessure e disattenzioni dell’accusa della Mapes e del navigato Dan Rather, il silenzio tombale cala su quelle squallide vicissitudini. E, oltretutto, con la cacciata dal lavoro dei medesimi Mapes e Rather, soltanto blandamente compensati dal fatto di aver compiuto onestamente il loro lavoro e per ciò stesso salutati dai colleghi con affettuoso rispetto.

Va ricordato che, proprio per questa densa materia evocativa, Truth si riallaccia per tanti versi al non dimenticato Tutti gli uomini del Presidente di Alan J. Pakula (1976) ove Robert Redford e Dustin Hoffman impersonavano i ruoli dei giornalisti Bob Woodward e Carl Bernstein, i mastini del Washington Post che inesorabili mandarono a fondo il losco Richard Nixon.

Contrariamente a quel precedente – con l’unico nesso diretto della presenza sempre efficace di Robert Redford – l’opera prima del bravo James Vanderbilt che con mano sicura governa la vicenda di Truth sconfina passo passo verso un epilogo tutto deficitario per la campagna di denuncia orchestrata contro Bush junior (nonostante tutto rieletto al secondo mandato della presidenza USA), anche se le oneste facce di Cate Blanchett e Robert Redford restano impresse per la probità e la maestria con cui esprimono il loro convinto e convincente messaggio democratico. Malgrado tutto e tutti.