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Sauro BORELLI- Quando l’amore naufraga (“Mon roi”, un film di Maiwenn Le Besco)

 

Il mestiere del critico

 

QUANDO L’AMORE NAUFRAGA

“Mon roi – Il mio re”, un film di Maiwenn Le Besco

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Maiwenn Le Besco è una attrice-regista cui piacciono le tinte forti e i drammi complicati. A Cannes  il suo Polisse (terzo lungometraggio) ha riscosso un lusinghiero successo (più qualche significativo premio). Ora, gratificata anche da un vasto consenso in Francia, viene a proporre il suo quarto film dal titolo esplicito, Mon roi- Il mio re, supportato dalla stessa attrice Emmanuelle Bercot (anche collaboratrice alla sceneggiatura), una enfatica vicenda di amour fou, come si ritrova in tanti autori più celebri e collaudati (Truffaut, Sautet, Rohmer, ecc.).

A tale vicenda è stato associato, in un ruolo dominante, anche il celebre Vincent Cassel che, per l’occasione, fa il bello e il cattivo tempo alle prese con una compagna indocile e incline al masochismo, appunto l’avvocato Tony (Bercot) mentre lui, il re di nome Georgio (così con la e in mezzo) si dà di tanto in tanto con tutto il suo trasporto sessuale, e molto più spesso veleggia, libero e ilare, tra tante altre donne, smaniose di appagarlo e di rendergli, insomma, la vita più che facile.

C’è da dire, tra l’altro, che Tony, nel frattempo ferita in un incidente sugli sci, è ricoverata a lungo in una clinica di riabilitazione. Cosicché ha tutto il tempo di ripensare ossessivamente e fantasmaticamente al suo atipico caso amoroso. Già madre di un bambino e a suo tempo divorziata, si è legato al fatuo, infido, Georgio per giunta imbroglione e dedito ad affari poco puliti che, per un verso (convola persino a nozze con Tony) corrisponde all’affetto di quella sua docile compagna e, per un altro, disattende qualsiasi vincolo sentimentale, spesso e volentieri concedendosi ad altre ragazze in vena di trasgressioni e di più disinibiti legami.

L’ossessione di quell’amore così tribolato va avanti e indietro per un bel pezzo, senza che un qualche esito suggelli il contrastato rapporto. Anzi, dopo che la tormentata Tony sembra acquietarsi dando alla luce un bambino, salta fuori che i due, legati da un vincolo di odio-amore esclusivo, arrivino persino al divorzio. Ciò che, in effetti, non risolve alcunché dal momento che, da una parte il risentimento reciproco rispunta puntualmente ad ogni nuovo incontro e, dall’altra che un trasporto affettivo comunque residuo ristabilisce una storia che non ha, all’apparenza, mai fine. Film intensamente interpretato da due attori di sapiente mestiere – appunto Cassel e la Bercot – qui impegnati anche in scene di sesso ardite e esplicite Mon roi- Il mio re si trascina spesso monotono e ripetitivo, prospettando di quando in quando sconnessure narrative pregiudizievoli. Tanto che i supposti rimandi tematici ed espressivi ai citati maestri del “ragionar d’amore” – Truffaut, Sautet, Rohmer – si sfaldano presto, se non subito in tanti bozzetti di una nevrosi amorosa, di un amour fou tutto pretestuoso, inconsistente.

Per giunta i pur bravi interpreti, Bercot e Cassel, pigiano in maniera eccessiva sul pedale del patetico, del melo, cosicché non c’è momento in cui l’uno, Georgio, si dimostri proprio un intollerabile bastardo, e lei, Tony, una irresoluta “donna senza qualità”. Vien fatto di pensare, di fronte a questa vicenda così disperata, così inconcludente che la pur dotata Maiwenn adagiata sugli allori riscossi dal precedente film, il riuscito Polisse, si sia concessa una troppo precipitosa vacanza, approdando al più ad una singolare Love story più convenzionale che convincente. Talvolta capita anche ai più dotati cineasti.