Script & Books

Sauro BORELLI- Il Tamil furioso (“Dheepan”, un film di Jacques Audiard)

 

Il mestiere del critico

 


IL TAMIL FURIOSO

 

“Dheepan” nuovo film di Jacques Audiard

****

Jacques Audiard è un bravo cineasta francese, figlio d’arte poiché tanto il padre che lo zio si occupano da sempre di cinema e già oggi ha all’attivo almeno due film – Il profeta e Un sapore di ruggine e ossa – di pregevole fattura. Ora, con questo suo nuovo Dheepan (nome del protagonista di una storia dura e pura) il Nostro affronta con estro espressivo del tutto originale una vicenda e dei personaggi tesi a indagare il mondo desolato, i casi umani penosi della banlieu francese abitata da emarginati sociali, immigrati e, ancora peggio, da bande di spacciatori di droga, di piccoli gangsters eternamente in conflitto tra di loro e sempre intenti a ordire scontri, malefatte pur di esercitare un dispotico potere.

Così come esteriormente può apparire, Dheepan somiglia a tanti film d’azione americani, ma poi a riflettere bene può vantare invece un nucleo centrale più solido e acutamente significativo. Infatti, interrogato in proposito, Jacques Audiard ha chiarito bene il suo preciso proposito: “Solo in fase embrionale doveva essere un adattamento del Cane di paglia di Sam Peckinpah e raccontare la storia di uno straniero di indole mite che si ritrova a scontrarsi con una intera comunità violenta. Poi, però, in fase evolutiva il film si è indirizzato verso tutt’altra direttrice di marcia”.

Anche perché il perno del racconto portante risulta qui Dheepan interpretato da un attore non professionista, Jasathasan Antonythasan (in gioventù anch’egli soldato della minoranza Tamil), che prospetta l’esperienza estrema di una esistenza vissuta, fintantoche abitava nello Sri Lanka, in una serie di sanguinosi scontri dell’etnia Tamil (le tigri Tamil) con gli oppressori indù culminati poi in una guerra civile devastante risoltasi in un nulla di fatto esasperante.

In questi frangenti, il soldato Dheepan, privato cruentemente della moglie, dei figli decide di sottrarsi ad una fine miserabile e fortunosamente appaiatosi con una donna e una ragazza anch’esse in fuga dal disastro totale approdano in Francia, ove dopo ulteriori mortificazioni e lavori umilianti trovano scampo in un quartiere popolare (una sorta di casermoni-dormitorio) e persino un lavoro come guardiano tuttofare. La vita, anche lì, non è per niente agevole, ma in confronto con le peripezie del passato i giorni trascorrono relativamente tranquilli.

Salvo il fatto che tutto il fatiscente complesso immobiliare è dominato dall’incontrastato dominio di giovani che sopravvivono soltanto spacciando droga, facendosi l’un l’altro la guerra e mortificando qualsiasi tentativo di riscatto sociale. Dheepan per campare il meglio possibile ricorre più di una volta a finzioni e sotterfugi elementari, compreso l’espediente di spacciarsi per marito e padre delle sue occasionali conviventi (pur se con la donna ad un certo punto nasce un legame affettuoso vero). Alla lunga, peraltro, il prevalere delle soperchierie violente dei malintenzionati del quartiere esasperano sempre più il pur paziente Dheepan che, toccato nel vivo del proprio diritto a vivere in pace, una volta di più provocato da una aggressione alla sua donna, memore del suo duro mestiere di soldato, si scatena con incontenibile furore contro tutti, contro tutto.

Il finale del film di Audiard dopo questo soprassalto di violenza, si scioglie in un idillico quadro d’ambiente, ove adulti e bambini trascorrono amene giornate fatte di giochi e di sorridenti conversari. È, platealmente, una sorta di sogno rincuorante che ribadisce, ben altrimenti, la povertà, l’abbandono, la solitudine che contraddistinguono le vicende quotidiane delle minoranze etniche accampate come in fatiscenti bivacchi in attesa non di alcunché di positivo ma proprio e solamente di niente in assoluto. O, al più, di un inevitabile gesto di rabbia, di ribellione. Quale appunto quello risolutivo del pur civilissimo Dheepan.

Film quantomai inconsueto, realizzato tra chiaroscuri opprimenti e interpretato con tutta immediata naturalezza dal bravo Antonythasan e dalle due attrici nei ruoli femminili, Dheepan è stato insignito a Cannes 2015 della Palma d’oro grazie anche al deciso sostegno degli estrosi fratelli Coen, per l’occasione a capo della giuria. Forse non meritava tanto, ma per una volta si può comunque consentire con la longanimità di un giudizio che suggella non tanto, non solo l’eccellenza di un’opera, quanto proprio la tempestività, l’opportunità di dare voce e senso ad una questione sociale (forse anche politica) che, in Francia come nel nostro Paese, risulta di bruciante attualità.