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Sauro BORELLI- Amore a gogò (“Much Loved”, il nuovo film di Nabill Ayouch

 

 

Il mestiere del critico



AMORE A GOGO’

Locandina Much Loved

 

“Much Loved” il nuovo film di Nabil Ayouch

 

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Sappiamo poco del Marocco. E quel poco non si può dire sia troppo lusinghiero. Al più, ricordiamo l’occasione di una vacanza al mare, la visita in un rimbombante suk delle città sovrappopolate, l’incontro casuale con un personaggio autoctono in vena di compiacere i visitatori occidentali. Tutto qui.

Nabil Ayouch, cineasta franco-marocchino già cimentatosi in altri film di taglio metropolitano, sa bene tutte queste particolarità, e, prese le debite misure, ha congegnato un nuovo lungometraggio, Much Loved, che raccoglie fatti e figure di una piccola enclave del vizio (a Marrakesh) abitata da quattro giovani prostitute che campano la vita vendendo sesso a smaniosi sauditi e a relitti europei in vena di buttarsi via.

Much Loved non presume di imbastire discorsi e storie troppo pretenziosi, ma prospetta e spiega – con profluvie di dettagli erotici e giochi trasgressivi – come, appunto, queste quattro signore che una volta si sarebbero detto di “piccola virtù” si intrigano quotidianamente nel dilettare danarosi clienti (anche un po’ abietti) pur di provvedere a mantenere figli e parenti che, pure, le disprezzano e le mettono al bando.

C’è, ad esempio, la ragazza volitiva, già esperta del mondo, che in qualche modo presiede la spuria comunità del vizio (ovvero le quattro prostitute tutelate da un bonario tipo che fa da autista-factotum), eppoi le altre ragazze più o meno tormentate da privatissimi problemi o, persino, da teneri abbandoni sentimentali.

Non c’è niente di morboso, in questo film pure basato sul sesso e sulle ovvie deviazioni viziose tipiche dell’ambiente ai margini della città. Così divagando tra danze e alcol, umiliazioni e violenze, il franco-marocchino Nabil Ayouch “costruisce il suo film – si è giustamente detto – su una continua lacerazione. Quella tra la notte erotica, orgiastica, popolata da corpi tesi, elastici, elettrizzati, fasciati in abiti spudorati, raccontata con stile quasi documentaristico, e il giorno spento e addormentato, molle tra pigiami informi e infeltriti, tra il rumore di fondo della tv sempre accesa e i piccoli, feroci litigi. Una lacerazione che separa il corpo dall’anima”.

Al di là dell’effettuale impatto che un film del genere può suscitare tra gli spettatori più svagati, Much Loved riveste una sua circoscritta importanza, proprio per il fatto che è basato su una vicenda dislocata in un paese arabo come il Marocco e che in esso agiscono personaggi emblematici di quella stessa realtà.

Di qui, la sdegnata campagna persecutoria scatenata in Marocco proprio per gli aspetti più “esteriori” del film (il solo fatto che si tratti delle esperienze di prostitute e poi la denuncia dell’ipocrisia sostanziale che governa la società marocchina) dove la pellicola è del tutto proibita. Ostica anche la sorte delle quattro attrici interpreti – minacciate e messe al bando – nel ruolo delle prostitute. Un anatema insomma, degno di miglior causa.