In palco il celebrato “Delitto e Castigo” di Dostoevskij, con la storica compagnia Mauri Sturno

 

In palco il celebrato “Delitto e Castigo” di Dostoevskij, con la storica compagnia Mauri Sturno

@ Anna Di Mauro, 19 ottobre 2026

L’omonima pièce che apre il cartellone dello Stabile di Catania è il frutto del coraggioso adattamento teatrale di Glauco Mauri del grande romanzo ottocentesco dell’autore russo, a cui la vivace regia di Andrea Baracco ha dato vita con una dinamica spettacolazione dei tormenti di un’anima smarrita nei meandri della nevrosi, che ha  peccato secondo la morale comune, ma rivendica il suo gesto eroico, che ritiene possa sollevarla dalla mediocrità: l’assassinio di una vecchia usuraia e della sua sorella minore, giunta per caso sul luogo del delitto. Noi sappiamo sin dall’inizio che il colpevole è lui, il giovane ex studente in crisi esistenziale, indigente, irrisolto tormentato Rodion Romanovič Raskòl’nikov del calzante Francesco Sferrazza Papa. È lui il narratore. Vive in povertà nei bassifondi di San Pietroburgo. Per necessità ha dato in pegno piccoli oggetti all’usuraia Alëna Ivànovna. Tormentato dall’indigenza e da un affliggente senso di inferiorità, decide di riscattarsi uccidendo la vecchia, secondo lui inutile e dannosa al sistema sociale. È il suo modo di difendersi dal senso di colpa che lo attanaglia. Una sorta di giustiziere con ambizioni di grandezza si impadronisce della sua debole mente, che oscilla tra la disperazione e momenti di esaltazione, trascinandolo nei gorghi del peccato e nella realizzazione di un destino segnato. In una Russia resa attuale dai costumi e dalla scenografia poliedrica di Marta Crisolini Malatesta, ricca di effetti straboscopici e densi fumi su cui giocano abilmente le luci, il senso morale vacilla ad ogni passo. Il singolo rimane schiacciato dalla sua pochezza. Così il protagonista aspira a gesta “napoleoniche”, in un tentativo maldestro di riscattarsi dal suo stato di inferiorità. Nella superba scrittura del romanziere russo, attratto dai temi della redenzione, il Superuomo nietzschiano e Freud occhieggiano da un raffinato approccio esistenziale alla complessità della umana, fallace natura, che tenta di riscattarsi e salvarsi con la sofferenza, il pentimento, l’espiazione. Nessuno sa, nessuno sospetta di lui, tranne Porfirij Petrovič, un poliziotto apparentemente distratto e incapace, nella pièce una sorta di tenente Colombo, che riuscirà ad estorcere all’assassino una confessione che già però Raskòl’nikov aveva fatto a Sonja, figlia di un inetto ubriacone, che si prostituiva per sfamare i suoi fratellini, di cui ha compassione, quando rimane orfana del padre, e da cui si sente irresistibilmente attratto. Religiosa e pia nell’animo, Sonja lo conquisterà con la sua fede incrollabile e lo spingerà amorevolmente alla confessione, condividendo infine con lui l’espiazione del delitto in una Siberia resa simbolicamente da un bianco velo di plastica, mosso e gonfiato dal vento di un ventilatore, che li avvolge entrambi.

I personaggi che ruotano intorno al protagonista, la sorella Dunja, i suoi corrotti spasimanti Svidrigajlov e Luzin, l’amico fedele Razumichin, il poliziotto Petrovič, sono la tormentata espressione di una società oscillante tra corruzione e malcostume e il desiderio di verità e giustizia. L’eterno conflitto tra Bene e Male qui si svolge nell’intimità di un uomo che incarna questa dilaniante condizione, tra il tormento della colpa e il balsamo salvifico della confessione ed espiazione. Lo spettacolo teatrale si avvale di una compagnia coesa in una puntuale interpretazione dei ruoli, e da un apprezzabile ritmo, incalzante e fluido, che non lascia vuoti, mentre gli effetti speciali vitalizzano un processo greve e angosciante che aleggia sin dalla prima scena, dove la classica rappresentazione di un interrogatorio getta ombre e luci sulla personalità travagliata di Raskòl’nikov,  schiacciato  su una sedia da una grande lampada sospesa, intento a macinare il suo martirio in uno sproloquio oscillante tra vaneggiamenti e rigurgiti di una storia che fin dall’inizio si delinea senza via d’uscita. Una fuga impossibile dalla responsabilità di un atto tracotante consegna l’autore alla persecuzione delle Erinni, in una convincente attualizzazione dei temi della tragedia classica. Ma qui il Dio cristiano accoglie e consola. L’amore, la fede, la virtù campeggiano tremolanti su una buia deiscenza dell’essere, trafitto dalla sua vacuità e dal suo tentativo di evadere da ciò che siamo: pidocchi.

 

DELITTO E CASTIGO

 

AUTORE

Fëdor Dostoevskij nell’adattamento teatrale di Glauco Mauri

REGIA

Andrea Baracco

CON

Francesco Sferrazza Papa · Paolo Zuccari · Woody Neri · Giulio Petushi · Aurora Spreafico · Anna Bisciari

SCENE

Marta Crisolini Malatesta

COSTUMI

Laura Giannisi

MUSICHE ORIGINALI E SUONI

Giacomo Vezzani e Vanja Sturno

DISEGNO LUCI

Umile Vainieri

DRAMATURGIA

Maria Teresa Berardelli

SALA

Teatro Verga-Catania

 

Fino a Domenica 18 Ottobre