Cosa pensa l’orso del miele
@Antonio Castronuovo, 10 gennaio 2026
Tra i pareri di lettura emessi da Pontiggia per alcuni editori e raccolti in questa rallegrante antologia (rallegra sempre leggere – degli scrittori – cose confidenziali e informali), appare anche quello su un vecchio testo pubblicato a Padova nel 1756 e molto amato dai bibliofili: le Varie avvertenze utili e necessarie agli amatori de’ buoni libri disposte per via d’alfabeto.
Il parere gli era stato chiesto da Mondadori e Pontiggia, oltre a giudicare l’opera, confessa: «Aspettarsi un giudizio obbiettivo da me, su un libro simile, è come chiedere a un orso che cosa pensa del miele. Io penso che conquisterebbe tutti gli amanti dei libri e delle cose curiose e rare». Non basta: si offriva anche, eventualmente, di stilare «un saggio sul libro».
Era insomma conquistato dalle Varie avvertenze, da troppo tempo assenti dalle librerie: e chi oggi non è sedotto e divertito dal testo dell’abate Volpi, una delle opere cardinali della “bibliofilia di base”? Nel Settecento dell’enciclopedismo, l’abate aveva redatto un elenco di quasi 150 lemmi dedicati al cosmo dei libri, un’operetta che snocciola consigli e curiosità per i collezionisti di libri, prontuario per la scelta e conservazione degli oggetti amati.
Pontiggia si accorge agilmente che il testo introduce in un universo maniacale (la paura del sole che scolorisce le copertine, la necessità di “battere” la polvere dai libri, l’angoscia per gatti, topi e bambini, l’avversione per i cattivi legatori), in un cosmo in cui l’amatore dei buoni libri «trova tutto meravigliosamente familiare».
Quel che infine turba alcuni – come trovare «foglie di varj fiori quà e là nei libri, i quali restano perciò macchiati senza rimedio» – è «fonte di infinite delizie e di inesauribili scoperte» per i maniaci, cioè a dire i bibliomani. Che quando sulla propria strada incrociano un libro (nuovo, usato, gettato, intonso, strappato ecc.) diventano appunto come orsi che s’imbattono nel miele: fermarsi a leccare sarà inevitabile, come farà il buon lettore davanti a questa curiosa silloge di giudizi del buon Pontiggia, piccole gemme critiche, se non proprio minimi adagia letterari.
Il parere su Volpi, emesso nel 1983, non ebbe esito: il testo non fu ripreso da Mondadori e apparve solo cinque anni dopo presso Sellerio col titolo Del furore d’aver libri. Oggi è un testo che non manca mai dal mercato, ripreso ogni tanto da altri editori.
Pontiggia – creatura da tartufi cartacei – aveva fiutato bene…
Giuseppe Pontiggia, Un libro che divorerei, Venezia, Palingenia, 2024.

