Maschere e Cotillons. “Arlecchino?” alla Pergola di Firenze

, , , , , ,   

Maschere e Cotillons. Arlecchino? alla Pergola di Firenze

@ Raffaella De Biasi, 12 febbraio 2024

Nel mondo delle maschere tutto è possibile, l’attore diventa operaio, l’umile servitore allegro può intenerire gli animi più duri e le tragedie si tramutano in commedie a lieto fine.

La pièce teatrale di Marco Baliani riesamina la maschera di Arlecchino attraverso il filtro di una contemporaneità quasi sperimentale. In quest’opera infatti Baliani offre un’interpretazione particolare del personaggio, servendosi dell’umorismo e della satira per esplorarne gli aspetti che si riflettono nella società e nella politica attuali. Le trame complesse delle commedie di Carlo Goldoni sono caratterizzate da intrighi, raggiri, vizi, millanterie e illusioni che si aggrovigliano intorno a uno scopo – un amore, una posizione sociale, il soddisfacimento della vanità per mezzo delle apparenze (come ne “La casa nova” e nella “Trilogia della villeggiatura”) -, tutti elementi che ritroviamo nella fatuità che avviluppa i nostri giorni.

Smeraldina in un corposo ed eccellente monologo, ci spiega come alle donne non fosse consentito di recitare in maschera sulle scene teatrali. L’antica questione dell’inferiorità femminile ha posto spesso forti limitazioni alla partecipazione delle donne a molte attività, compresa la recitazione. Le maschere infatti erano considerate  degli strumenti atti a trasformare l’identità dell’attore e, pertanto, erano viste come inappropriate e sconvenienti per le donne. Inoltre la Commedia dell’Arte era una forma di intrattenimento spesso itinerante e di conseguenza rischiosa.

Tra battute e quadretti spassosi affiora anche il tema del pregiudizio e della discriminazione, mostrando i vari personaggi mentre insinuano che il tuttofare assunto nella locanda di Brighella sia solo un “moro foresto”, indegno di stima e di amore, mettendo così in evidenza quali conseguenze nocive possa avere il razzismo sulle fragili relazioni umane.

La recitazione, sempre vivace, riesce a riportare in vita il profumo e il colore della società veneziana del XVIII sec., incastonata in una scenografia essenziale eppure ricca di suggestione, in continuo movimento, impreziosita da musiche e canzoni dal vivo.

Andrea Pennacchi (Arlecchino) e Miguel Gobbo Diaz (il Moro tuttofare) evocano le corpose e preziose sonorità del dialetto veneto, che nello spettacolo ha un ruolo fondamentale. L’essere Veneti – di nascita o di adozione – permette loro una grande padronanza della lingua e delle sue sfumature. Una perfomance in cui risalta l’autenticità culturale e storica dei personaggi e che immerge il pubblico nella realtà linguistica e sociale rappresentata.

Andrea Pennacchi in

ARLECCHINO?

scritto e diretto da Marco Baliani

con Marco Artusi, Federica Girardello, Miguel Gobbo Diaz, Margherita Mannino, Valerio Mazzuccato, Anna Tringali

musiche eseguite dal vivo da Giorgio Gobbo, Riccardo Nicolin

scene e costumi Carlo Sala

luci Luca Barbati

aiuto regista Maria Celeste Carobene

produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo

in coproduzione con Teatro Stabile del Veneto

Author: Raffaella De Biasi

Share This Post On