Un timido tango tra Bergoglio e Benedetto XVI suggella in scena un sorprendente sodalizio

Un timido tango tra Bergoglio e Benedetto XVI suggella in scena un sorprendente sodalizio

@Anna Di Mauro, 30 novembre 2023

La rinuncia al papato di Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, l’11 Febbraio del 2013, dopo settecento anni dall’ultima abdicazione, scosse gli animi dei suoi collaboratori e delle folle di fedeli che assistevano sbalorditi alle dimissioni di un Papa discusso, impopolare e in crisi, come la chiesa cattolica che rappresentava.
Nella fantapolitica opera teatrale “I due Papi” del premio Oscar Anthony McCarten, che ha anche avuto un’apprezzata versione cinematografica, l’autore immagina i retroscena del segreto che si cela dietro un atto così sconvolgente, bollato inesorabilmente da Dante che, alludendo forse a Celestino V, relega tra gli ignavi nell’antinferno “colui /che fece per viltade il gran rifiuto”.
In un ritratto domestico Benedetto XVI matura le ascose ragioni del suo gesto, confidando la sua inadeguatezza a tanto uffizio a un’amica suora. Davanti alla crisi di una Chiesa scardinata dagli scandali della pedofilia, dalle critiche al suo operato, dalle richieste epocali di abolizione del celibato dei preti e della vagheggiata nomina di donne-prete, il Papa, uomo di studio e di meditazione, nonché baluardo della tradizione, ritenendosi incapace di strategiche soluzioni, decide di tentare di salvarla cedendo il posto a Jorge Bergoglio, il popolarissimo cardinale argentino, ballerino, tifoso di calcio, innovatore e disposto ad amorevoli bagni di folla per sostenere, aiutare, consolare l’Argentina, dilaniata dalla crisi politica, economica, sociale, ma che ha deciso di dimettersi dal suo incarico di Arcivescovo di Buenos Aires a seguito di forti contrasti con le direttive papali. Anthony McCarten sviscera con dovizia di particolari inediti lo scottante tema della responsabilità di un pastore d’anime, del dramma umano della sua inadeguatezza, dei suoi doveri ineludibili, acutamente trattato anche da Nanni Moretti in un’anticipazione profetica dell’abdicazione di Benedetto XVI nel suo bel film “Habemus Papam”, dando spazio e forma a un retroscena dai risvolti umani dei fatti storici, attraverso il confronto di due figure di grande spessore, baluardo uno della tradizione e l’altro dell’innovazione, in un lacerante conflitto apparentemente insanabile. In un confronto toccante i due uomini di chiesa finalmente portano in superficie i loro drammi, le loro fragilità, la loro palpitante umanità. Scavati dal dubbio, dalle incertezze, dai sensi di colpa per esecrabili azioni commesse, entrambi sulla soglia di una decisione difficile, prima nemici, poi alleati, troveranno un accordo, in linea con la loro differente natura e in funzione del loro apostolato in terra.
Condotti abilmente dalla regia di Giancarlo Nicoletti, unico ad avere ricevuto il placet dall’autore, in un efficace assetto scenografico di sicuro impatto, Giorgio Colangeli nei panni del Papa uscente, e Mariano Rigillo in quelli del cardinale Bergoglio, futuro e attuale Papa Francesco I, hanno magnificamente reso tangibile il tormento dell’anima e il desiderio di ascoltare la voce di Dio di due religiosi, colti in un momento delicato e nevralgico della loro vita e della vita della Chiesa. In una confessione reciproca le due figure fantasiosamente accostate discutono sul difficile presente. Dilaniata dal degrado della pedofilia, insufficientemente affrontata da Benedetto XVI, dal discusso celibato dei preti, dal sacerdozio di esclusiva pertinenza maschile, della drastica riduzione del noviziato, la chiesa cattolica sta attraversando una delle crisi più potenti del secolo. Consapevole di ciò il Papa in carica, sentendosi inadatto ad assolvere al suo delicato e importantissimo compito, tradizionalista e di indole riservata, ritiene che il Cardinale Bergoglio, inizialmente recalcitrante al progetto, nonostante la loro diversità inconciliabile, sia la persona adatta per risollevare le sorti della Chiesa. Alternando il pubblico con il privato, gli incontri e i dialoghi dei due uomini fino alla confessione e al perdono reciproco, emozionanti e toccanti per la loro intensità, condurranno nella direzione auspicata da Benedetto XVI, che rifiutando le dimissioni di Bergoglio e dimettendosi infine, dopo un esacerbante e dilaniante conflitto interiore, apre le porte del Vaticano a un ribelle, ma ritenuto l’unico in grado di restituire alla Chiesa quella linfa a cui attingono oggi i fedeli di tutto il mondo, nel caloroso apostolato di Francesco I, di vedute aperte e di grande impatto umano, con l’elezione del quale, avvenuta il 13 Marzo 2013, si chiude la coinvolgente pièce, il cui cast si si avvale anche della presenza di Anna Teresa Rossini e di Ira Fronten, che affiancano magistralmente i due protagonisti nei panni di due suore che rispecchiano fedelmente le due nature, tedesca e argentina. Le musiche degli Abba e del tango argentino contribuiscono a rendere a tratti leggera l’atmosfera solenne della pièce che riesce a trasportarci nella diversità dei due mondi che i due Papi rappresentano, colti nella loro straordinaria vicenda umana, nel difficile compito del loro apostolato, perché sono uomini fallibili.
Il desiderio di armonizzare i due fronti contrapposti, la forza e il coraggio del cambiamento e del perdono, costituiscono i punti salienti di uno spettacolo che rappresenta un dramma umano innestato nell’alveo dell’aspirazione al divino, colto in fieri come un sogno che possa sanare la ferita del potere secolare della Chiesa Cattolica, unendo gli sforzi di due fazioni contrapposte per il bene comune: un messaggio di pace che va oltre l’ambito religioso, in un momento di grande tensione mondiale.

I DUE PAPI
di Anthony McCarten

Regia GIANCARLO NICOLETTI

Con
GIANCARLO COLANGELI e  MARIANO RIGILLO

con la partecipazione di ANNA TERESA ROSSINI
e con IRA FRONTEN e ALESSANDRO GIOVA

traduzione Edoardo Erba
scene Alessandro Chiti – Alessandra Menè
Disegno luci e fonico David Barittoni
costumi Vincenzo Napolitano

su licenza di Muse of Fire Production Ltd
in collaborazione con Festival Teatrale di Borgio Verezzi

Al Teatro Brancati di Catania fino al 3 Dicembre