Ezra Pound, il prezzo del pensiero anarchico

Ezra Pound, il prezzo del pensiero anarchico

@ Raffaella De Biasi, 26 ottobre 2023

La platea costruita in palcoscenico suggerisce una giuria muta radunatasi intorno a Ezra, che, rinchiuso in una gabbia di acciaio,  invoca con forza quel processo imparziale che non ebbe luogo. Quell’atto dovuto a colui che aveva lottato contro le guerre del mondo, mai giuste, mai inevitabili. Lui costretto da un imperativo morale a prendere le distanze da Marinetti, l’intellettuale per cui la guerra rappresentava la sola igiene del mondo, a cui il poeta farà fare ammenda nel 72mo Canto facendolo risorgere insieme al Tempio Malatestiano di Rimini.
Ezra, che attribuiva la responsabilità delle carneficine ai politici corrotti e senza ideali, ai banchieri, ai finanzieri che avevano elevato il denaro al rango di divinità, fu condannato per  aver illustrato i moventi delle atrocità umane.
Il denaro dunque, e di cosa altro poteva parlare, chi portava un cognome come il suo: POUND? Per Ezra affrontare e abbattere il potere del denaro era l’unico rimedio possibile al Male che dilaga per le vie del mondo. Perché il denaro è incompatibile con l’etica e con un concetto fertile e umano della vita; del grano invece dovremmo occuparci, di quella fonte simbolica e reale di nutrimento che è la spiga.

Ezra in gabbia sviluppa un monologo accorato, energico, sofferente, ambizioso, triste eppure ironico; un memoriale che propone sfaccettature inedite del poeta, tali da portare lo spettatore a sentirsi suo alleato.
Così parte il racconto di un magistrale Mariano Rigillo, accompagnato in parallelo dai propri pensieri letti da Anna Teresa Rossini –  intromissione forse superflua e a tratti fastidiosa. Tutto inizia il 3 maggio 1945 con la cattura di Ezra da parte di un gruppo di partigiani italiani, e con la successiva consegna all’esercito statunitense con un’accusa di alto tradimento a causa dalle posizioni assunte riguardo al conflitto mondiale. Viene rinchiuso per tre settimane in una gabbia all’aperto, esposto al sole, al freddo e alle intemperie, costretto a vivere in mezzo ai suoi escrementi, e solo successivamente trasferito in una cella riparata, dove riesce a ottenere una macchina da scrivere – che potrà usare solo di notte – e infine trasferito in aereo, nel novembre del 1945, a Washington per essere processato. Al processo Ezra non risponde, spento e usurato da un prigionia disumana, e dovrà anche subire l’oltraggio di una perizia psichiatrica. Dichiarato infermo di mente viene internato al “St. Elizabeths” di Washington, ospedale psichiatrico criminale, dove resterà per oltre 12 anni in attesa di un procedimento giudiziario che non avrà mai luogo.

In seguito Pound sosterrà che le vessazioni subite in quegli anni non sono state che un tentativo mal riuscito di distruggere la sua personalità da parte del potere e dei suoi mediocri funzionari. Ezra è salvo grazie alla memoria, unico bene e salvezza rimastogli. La memoria lo ha reso libero, libero di scrivere, libero di pensare. Perché l’esecrabile colpa di Ezra è stata quella di rimanere un poeta, di combattere alla Radio con le parole, non in trincea con le armi. Non uccideva e riteneva di non dover fare politica. Auspicava la creazione di un nuovo dicastero, il ministero delle idee. Produrre idee questa era la sua vera rivoluzione, il suo sogno. Aveva creduto in Roosevelt, pensando che gli Stati Uniti d’America dovessero avere il loro grande poeta; l’Italia aveva Dante, la Grecia Omero e l’America Pound con i Cantos. A lungo si era illuso di poter educare Mussolini con l’etica di Confucio, e troppo tardi era stato colto dal dubbio che il favore del Duce non fosse veritiero, visto che i Cantos erano scritti in lingua inglese.
Ezra sorride al pensiero di quanto lo stesso Montale lo avesse giudicato un pagliaccio quando decantò alcuni passi di Dante tradotti in cinese presso la Fondazione Cini di Venezia. Descrive Stalin come l’uomo più intelligente del momento e si perde nel descrivere l’origine ebrea del suo nome, dal significato “colui che aiuta”, mentre veniva stigmatizzato come antisemita.
Qual è stata la colpa più ignominiosa di Pound se non l’indistruttibile fiducia nell’uomo? In fondo la sua prigionia gli aveva fatto trasformare l’inferno in parole da urlare, accompagnate dalla pietas, dal rispetto per il prossimo, dal pathos, dall’Occidente e dall’Oriente; e provando a smontare e rimontare tutto come fanno i bambini con i giocattoli aveva fatto nascere i suoi Cantos, canti liberi di un uomo privato della sua personalità giuridica e dei diritti civili, anche alla fine della sua prigionia. Un inno finale al teatro che non si chiude dentro i pregiudizi e lascia allo spettatore la libera scelta di recarsi o meno ad assistere alla rappresentazione.

 

 

Ezra in gabbia o il caso Ezra Pound, liberamente tratto dagli scritti e dalle dichiarazioni di Ezra Pound
Con Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini
scritto e diretto da Leonardo Petrillo, scene Gianluca Amodio,
costumi Lia Francesca Morandini,
disegno luci Enrico Berardi, musiche Carlo Covelli,
aiuto regia Mario Rinaldoni,
produzione TSV, OTI – Officine del Teatro Italiano nell’ambito del progetto VenEzra
promosso da Regione Veneto

Al Teatro della Pergola di Firenze fino al 29 novembre