L’elisir di Donizetti va in bicicletta alle pendici dell’Etna nella regia di Antonio Calenda

L’elisir di Donizetti va in bicicletta alle pendici dell’Etna nella regia di Antonio Calenda

@ Anna Di Mauro, 12-05-2022

Sullo sfondo di una suggestiva immagine in bianco e nero di biciclettisti in fila controluce, omaggio al cinema neorealista, si apre questa bella edizione di una delle opere più amate di Donizetti: L’elisir d’amore, in cui rilucono i temi dell’amore e del desiderio di essere felici.

Chi non vorrebbe avere un filtro magico per fare innamorare chi amiamo senza esserne ricambiati, per guarire da tutti i mali, per diventare benestanti, se non ricchi? Salute, denaro, amore sono tradizionalmente i tre pilastri dell’agognata felicità. Anche Shakespeare non resiste e nel Sogno di una notte di mezza estate fa stillare da un esotico fiore gocce incantatrici sulle vittime prescelte.

Ne L’elisir d’amore, a procurare meno favolisticamente il filtro è un imbonitore ambulante, il sedicente dottor Dulcamara, dispensatore di una millantata panacea di tutti mali, che facendo leva furbescamente sulla speranza di benessere a cui umanamente aspiriamo, vende le sue miracolose bottigliette ai creduloni, profittando della loro fragilità e stupidità. Melodramma giocoso, l’opera ottocentesca originariamente di ambientazione fine settecento nei paesi baschi, magistralmente musicata da Gaetano Donizetti, su libretto di Felice Romani, indossa moderni panni siculi in questa elegante versione curata da Antonio Calenda, che ha scelto di ambientarla nel secondo dopoguerra, in quel clima di fattivo ottimismo che segnò la Ricostruzione in Italia. Ispirandosi a una fonte francese, Le Philtre, di impianto comico, che lo precedette nelle scene, L’elisir d’amore mescola la comicità a sfumature di malinconica riflessione, grazie a una lenta presa di coscienza della protagonista, la bella, ricca e colta Adina di cui  è sinceramente e profondamente innamorato Nemorino, qui un modesto biciclettista, da lei respinto per dichiarati aneliti di libertà, che per conquistare le sue grazie, emulo di Tristano, ricorrerà al filtro di un ciarlatano, in realtà un semplice vino, senza averne giovamento, anzi irritando la sua bella con una sbornia che lo rende indifferente alle sue grazie.  Solo dopo che la disperazione di Nemorino lo porterà ad arruolarsi al seguito di Belcore, militare a cui Adina avrebbe concesso per dispetto la sua mano, l’amore di Adina, toccata dall’intensità dei sentimenti del giovane, divamperà, insieme a quello di tutte le altre donne, attratte invece dall’improvvisa eredità proveniente da un defunto zio di Nemorino. Tra intrecci, patimenti ed equivoci finiranno per sciogliersi i nodi di un rapporto difficile, l’amore trionferà fino al sospirato e gioioso lieto fine, mentre Dulcamara furbescamente volgerà a suo vantaggio la buona sorte di Nemorino, facendo credere che sia effetto della sua pozione e riuscendo così a venderla a tutta la comunità, in barba all’onestà e ai buoni sentimenti: una piccola ombra e una strizzatina d’occhio sul ben fatto e ben detto dell’onesta vicenda.

Giuseppe Frezzolini nel ruolo del dott. Dulcamara, debuttato al Teatro della Canobbiana, Milano, il 12 Maggio 1832

L’opera, impreziosita da una versificazione raffinata, irrorata da una musicalità vivace e intensa, allestita con un garbato e calzante impianto moderno che dona un respiro conosciuto alla vicenda, ambientata a Catania, sullo sfondo di cieli azzurri dominati dal grande vulcano, il Mongibello, citato da Dulcamara nei suoi sproloqui imbonitori, riesce a solleticare la nostra voglia di sperare e sognare un roseo destino grazie all’armonia musicale che ci immerge, tra biciclette evocative di suggestioni neorealistiche, in un’atmosfera di gioiosa e alacre ricostruzione capace di lenire il nostro animo proprio in questo momento delicato, stretti come siamo tra una pandemia e una guerra.

Esaltato e impreziosito dal ricamo delle magnifiche voci di un bel cast internazionale di alto livello, efficacemente impegnato in deliziosi duetti e buffi concertati, L’elisir d’amore raggiunge il suo apice nella splendida Adina del soprano leggero Irina Dubrovskaya e nell’intenso, limpido modulato culminante in Una furtiva lacrima del tenore Mario Rojas, sostenuti dall’esecuzione briosa dell’orchestra e del coro del Teatro Massimo, diretti rispettivamente da Tiziano Severini e dal maestro Luigi Petrozziello, suggellando quella lenta, ma costante ripresa degli spettacoli che il Teatro Massimo Bellini di Catania ha intrapreso, deliziando il pubblico plaudente.

L’ELISIR D’AMORE

Melodramma giocoso in due atti
Libretto di Felice Romani
Musica di Gaetano Donizetti

Personaggi principali e interpreti

Adina – Irina Dubrovskaya, Manuela Cucuccio
Nemorino – Mario Rojas, Valentino Buzza
Il dottore Dulcamara – Francesco Vultaggio, Luca Galli
Belcore – Clemente Antonio Daliotti, Giovanni Guagliardo
Giannetta – Paola Francesca Natale, Albane Carrere
Assistente di Dulcamara – Giancarlo Latina

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Massimo Bellini

Direttore – Tiziano Severini
Maestro del coro Luigi Petrozziello

Regia – Antonio Calenda
Assistente alla regia Manola Plafoni
Scenografo e costumista Manuel Giliberti
Assistente alle scene Giovanni Ragusa
Aiuto costumista Giovanna Giorgianni
Responsabile movimenti scenici Jacqueline Bulnés

 

Al Teatro Massimo Bellini di Catania fino al 17 Maggio