Le piccole vacanze dei borghesi di Goldoni. “Trilogia della villeggiatura” nell’edizione Marsilio

Le piccole vacanze dei borghesi di Goldoni. “Trilogia della villeggiatura” nell’edizione Marsilio

@ Lucia Tempestini, 20-02-2022

 

Mai come in questa Trilogia teatrale del 1761, splendidamente curata da Franco Fido per Marsilio, Goldoni assume toni aciduli e disincantati. Non salva nessuno, non ama nessuno – né gli atteggiati rappresentanti della borghesia emergente, né i parassiti e i cicisbei di professione. La stessa struttura dialogica origina da una mal trattenuta indignazione. L’omogenea, lieve compostezza del raziocinio e dell’ironia si sfalda lasciando spazio a forme aspre, beffarde, policentriche. La storia ci viene raccontata attraverso nervose, prolungate schermaglie  verbali fra i personaggi, in cui si insinua l’eco del giudizio morale luciferino e amaro dell’autore.

Ascoltando i discorsi delle ragazze da marito, caratterizzati da una sprovvedutezza capricciosa, entriamo nei salotti di una classe sociale rampante, ma già “piccola” e istericamente infatuata dei simboli effimeri del benessere, in preda alle smanie per un modello d’abito importato da Parigi di cui si contendono l’esclusiva le due giovani protagoniste. Pseudobenestanti e avvoltoi d’ogni risma sono impegnati in vorticosi preparativi per l’agognata, irrinunciabile vacanza “in villa” a Montenero  – Vittoria paventa di dover rimanere a far la guardia alle mura di Livorno. Si parte in carrozza (i Signori), indossando sopravvesti di cambellotto di seta col capuccietto confezionate dal sarto francese monsieur de la Réjouissance, per ripararsi dalla polvere, o in barca (i domestici) lacrimando per l’imminente mal di mare.

La villeggiatura verrà dissipata in sofferenze amorose, futilità varie e nottate trascorse giocando a carte – ci si alza di malumore, con gli occhi gonfi e un amaro in bocca che nessun cioccolatte o elisir al rabarbaro può attenuare -, mentre la minaccia dei debiti e della conseguente bancarotta si insinua serpentina nello sfrigolìo meridiano delle cicale e nei riflessi sospesi dell’estate, stringendo il cuore e impedendo l’allontanamento dalle angustie e angosce di ogni giorno.

Carlo Goldoni

Al sorgere del giorno osserviamo gli ultimi giocatori, i più restii ad abbandonare i tavoli e l’ipnosi delle carte, nonché la dimensione atemporale e circolare del gioco, accidiosamente accasciati sulle sedie da giardino, lividi di angoscia e con la mente avvitata intorno alla preoccupazione di trovare un possibile rimedio alle perdite disastrose – cuneo doloroso infitto dentro ogni pensiero. I prestiti, cercati e ottenuti per sanare debiti, alimentano a loro volta quella coazione a ripetere patologica, quell’ebbrezza data dal rischio, che sta all’origine del vizio del gioco.

Il lettore/spettatore troverà l’altrove connaturato alla vacanza solo nella Signora Sabina. In questo personaggio struggente, prossimo al tramonto, si riaccende per un istante l’incandescente, pura speranza giovanile di un amore assoluto e chi ascolta, chi guarda ne è travolto (impossibile dimenticare l’interpretazione di Anita Laurenzi nella versione capolavoro di Castri del 1997).

Carlo Goldoni

Trilogia della villeggiatura

Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura, Il ritorno dalla villeggiatura

a cura di Franco Fido, nota sulla fortuna di Michele Bordin

432, 6° ed.

2005

Marsilio Editori

Letteratura universale / CARLO GOLDONI. LE OPERE

978-88-317-8333-0