Il succulento stivale dantesco. ‘Danteide’ di Piero Trellini, Bompiani editore

Il succulento stivale dantesco. ‘Danteide’ di Piero Trellini, Bompiani editore

@ Agata Motta (28-07-2021)

Cosa si potrebbe scrivere sul Sommo Poeta senza rischiare di sembrare ripetitivi, banali, pretenziosi? Come tirare fuori dal cappello qualcosa di originale dopo le migliaia di pubblicazioni che  hanno esplorato e interpretato ogni riga della sua produzione letteraria?

Impresa impossibile, anzi quasi impossibile, perché in  Danteide, un’opera edita da Bompiani per la quale appaiono improprie e limitative sia la categoria del romanzo che quella del saggio, Piero Trellini, giornalista e già autore Mondadori con La partita. Il romanzo di Italia-Brasile, riesce a parlare di Dante quasi senza parlare di Dante, o meglio – come lo stesso autore spiega – prova “ad accantonare la sua vita e ad esplorare il mondo in cui, per poco più di mezzo secolo, quella vita ha abitato”.

Dante è un uomo eccezionale vissuto in un contesto storico altrettanto eccezionale: quello universale dello scontro tra le autorità supreme – papato e impero – e quello italiano della emergente realtà comunale che vuole imporsi su quella feudale con tutto il suo corredo di re, papi e imperatori pronti a fiondarsi sul succulento stivale. Già il titolo rimanda all’epica e Dante stesso, nell’immagine che di sé fornisce al lettore, vuol porgersi come personaggio epico (“superdante” lo definisce Trellini), in qualche modo si autocelebra nell’eccezionalità di un viaggio che la grazia divina non avrebbe potuto concedere ai comuni mortali.

Il testo si apre in modo bizzarro con il ritrovamento, avvento nel 1865, sesta ricorrenza del centenario dantesco, di una cassetta contenente le ossa di Dante e si dilunga sul delirio di analisi e misurazioni che privilegiano la scatola cranica, il magnifico contenitore di cotanto ingegno. Si ipotizza il peso del cervello e si compara a quello di uomini comuni o di altri personaggi illustri, i luminari dell’epoca si aggirano indaffarati intorno ai preziosi resti mortali del sommo poeta e infine si concede ad essi la definitiva sepoltura nel luogo destinato già da secoli: la basilica di San Francesco a Ravenna. Ridata pace alle spoglie, Trellini si avventura nella minuziosa – maniacale per la verità – ricostruzione del contesto storico, sociale, politico, economico, climatico che precedette la nascita di Dante e di quello coevo all’infanzia, alla giovinezza e all’età adulta, con un’ovvia incursione nella biografia di Beatrice e Gemma Donati, le due donne, quella angelicata e quella reale, che segnarono la vita poetica e quella quotidiana del poeta.

Gemma Donati

Trellini si aggrappa a tutto quanto abbia un fondamento di realtà, dagli studi scientifici alle testimonianze dell’epoca, dalle cronache agli annali, dai rogiti ai testamenti, dai memoriali alle fonti iconografiche per un totale di 4953 documenti in un continuo e sinuoso intersecarsi di materiali eterogenei (l’elenco bibliografico è tanto lungo e argomentato da costituire un capitolo a sé stante), che a suo parere risultano più veritieri e attendibili delle scarne notizie sulla vita dell’Alighieri che in realtà manca di una robusta documentazione. Manovrare una mole tanto vasta di informazioni talvolta nasconde insidie dalle quali Trellini non riesce a sfuggire totalmente e alla lunga alcune pagine si fanno pesanti e l’elenco infinito di nomi, scontri, battaglie, vendette, matrimoni combinati, parentele crea confusione, l’attenzione del lettore si sforza nel mantenere compatto il filo di una narrazione che divaga, si apre a digressioni tortuose per poi tornare al nucleo centrale e non sempre giova la maestria nell’alternanza di periodi complessi o estremamente scarni o il sottile velo di ironia di cui spesso è intriso il linguaggio, talvolta semplice e scorrevole altre altisonante e dal lessico desueto. L’autore intuisce la possibilità di confondere il lettore e introduce i brevi capitoli con qualche ammiccante riga riassuntiva o addirittura con ampi e dettagliati schemi che potrebbero vagamente somigliare alle mappe concettuali di scolastica memoria. In moltissime pagine sembra quasi che ci si allontani dal punto di partenza e che nel parlare dei personaggi che ruotarono intorno a Dante e alla Commedia si finisca con l’emarginare proprio Dante, che, come sottolinea Trellini, è l’oggetto dell’indagine “in quanto uomo nel suo tempo”. Ma è proprio questo il fascino del testo, la sua specialissima peculiarità che lo rende ghiotto agli appassionati che possono trovarvi infinite sollecitazioni intellettuali.

Forti e molto coinvolgenti appaiono infatti i capitoli dedicati ai personaggi immortalati nella Commedia, come Sordello, Farinata degli Uberti, Federico II, i membri della famiglia Donati, il conte Ugolino, Bonagiunta Orbicciani, Bonconte da Montefeltro, Carlo d’Angiò, Corradino di Svevia, Costanza d’Altavilla, Bernardo di Chiaravalle (l’inventore della “licenza di uccidere” concessa ai Templari attraverso la teoria del malicidio) e moltissimi altri, uomini e donne giunti a noi attraverso i versi danteschi dei quali emerge il complicato e talvolta rocambolesco vissuto da cui il poeta ha consapevolmente isolato segmenti, intrisi di giudizi morali connessi alla propria concezione politica ed etica, quei segmenti che meglio si prestavano al disegno globale dell’opera o all’edificazione della propria immagine da consegnare ai posteri. A dominare su tutto la caparbia volontà di un’affermazione letteraria che doveva sembrare al Poeta urgente e assolutamente legittima.

Bellissimi e intriganti appaiono i capitoli dedicati alla nascita del dolce stil novo, con il riferimento a studi autorevoli che riportano all’eresia catara (mai citata e condannata nella Commedia) e alla relazione creata tra poeti che usando un linguaggio metaforico forse non alludevano all’amore per una donna ma per un’idea impossibile da rivelare al mondo senza pagarne le conseguenze estreme, alla battaglia di Campaldino e alla figura tutta umana del milite Dante, all’ingresso nella vita politica segnato dalle figure di Giano della Bella e del maestro Brunetto Latini, alle costanti difficoltà economiche che determinarono alcune scelte e alcuni passi altrimenti non compiuti, alle origini delle discordie tra Cerchi e Donati, alla forte influenza delle fonti islamiche nella struttura della Divina Commedia, all’ultima difficile missione che gli costò la morte per malaria. E poi ancora, i capitoli resi persino divertenti da un sarcasmo sparso a piene mani come sale sull’insalata sugli intrallazzi che portarono all’elezione dell’eremita Pietro da Morrone al soglio pontificio con il nome di Celestino V e quelli sullo scellerato e megalomane successore – in realtà costruttore della propria  elezione – Bonifacio VIII.

Danteide non aggiunge molto alle conoscenze sin qui acquisite, ma dalla combinazione di tutti i materiali consultati e sviscerati, dal loro armonioso comporsi in quadri straripanti ma perfettamente coerenti al disegno generale, dal tono semiserio della narrazione emanano uno spudorato e mai compiaciuto amore per il Poeta e un piacere giocoso e allegro per il complesso e innovativo metodo utilizzato. La sensazione netta è che Trellini abbia molto studiato senza mai rinunciare al divertimento, che abbia inventato un suo personale e gratificante modo di intrattenersi con la pandemia (il libro è stato redatto durante i lunghi periodi di isolamento e moltissimo materiale è stato consultato in rete) che, a differenza di quanto invece è stato fatto da moltissimi scrittori ripiegati sull’interiorità e sugli effetti del virus nelle relazioni umane, ha aperto le porte al mondo, affollato e brulicante di fatti e persone che quasi sentiamo respirare, e al tempo, srotolato nella direzione di un passato lontano che percepiamo vivo e pulsante.

La grande storia e le vicende personali di un uomo che farà grande agli occhi del mondo la letteratura italiana si intrecciano in modo sorprendente come fili di ragnatela fino all’esilio, punto di snodo senza ritorno, senza il quale probabilmente la Divina Commedia non sarebbe mai nata.

Dopo la condanna Dante non sapeva dove andare e la sua vita era perduta: ma ormai aveva con sé tutto ciò che gli occorreva. Era nella sua testa.

 

 

Piero Trellini

Danteide

Bompiani editore

20,00 €