Una dimessa umanità. Isabella Ragonese è “Crisotemi” di Ritzos al Teatro Greco di Siracusa

Una dimessa umanità.  Isabella Ragonese è “Crisotemi” di Ritzos al Teatro Greco di Siracusa

@ Paolo Randazzo (26-08-2020)

È ancora vivo il mito antico? Se sì, ha ancora qualcosa da dire agli uomini e quali forme ha assunto? In quali racconti si è nascosto e quali media predilige per propagarsi? Ovviamente si tratta d’interrogazioni molto complesse che riguardano l’intera cultura occidentale ma che, poste a Siracusa, possono assumere un sapore particolare. In questa luminosa e antichissima città infatti il mito sembra manifestarsi quasi nella sua forma canonica e sostanzialmente nello stesso luogo in cui soleva apparire ai greci antichi. Non necessariamente è un bene e, in ogni caso, questa “normalità” siracusana nel rapporto col mito classico andrebbe meglio studiata e compresa nella sua realtà, nelle sue motivazioni e nei suoi risvolti culturali. Eppure quest’anno, per via della pandemia e delle conseguenti misure di protezione, l’Istituto Nazionale del Dramma Antico ha provato a far risuonare il mito, sempre nel Teatro Greco, ma in maniera assai diversa. Si è concretamente ribaltata la la prospettiva del teatro: il pubblico, ben distanziato, seduto nella enorme orchestra circolare, gli artisti si esibiscono su un palco realizzato a bordo cavea. Il mito si è andati a scovarlo in alcune sue preziose riscritture contemporanee (Cerami, Yourcenar, Ritzos, Antonio Tarantino, Franca Valeri).

Si è assegnata la lettura e l’interpretazione ad attori e attrici che mai hanno partecipato alle rappresentazioni classiche e la cura registica ad un importante protagonista della scena contemporanea italiana, ovvero a Fabrizio Arcuri. Ne sono scaturiti degli eventi scenici diversi e talvolta affascinanti. Sicuramente è il caso di quanto s’è visto sabato 22 agosto con la lettura di Isabella Ragonese del bellissimo poemetto che Ghiannis Ritszos ha dedicato a Crisotemi. Notevolissimo e sorprendente il tappeto di musica elettronica che Theo Teardo (musicista, compositore, sound designer) realizza in scena insieme con violoncelliste Giovanna Famulari e Letizia Bisceglie: una creazione musicale intensa, capace di respirare col respiro stesso del testo di Ritzos. Tutto molto accurato e davvero, questa volta, l’impasto di Fabrizio Arcuri è davvero venuto bene. Merito sicuramente della bravura, dell’umiltà e della professionalità di Isabella Ragonese la cui lettura non ha lasciato nemmeno una virgola all’improvvisazione: ogni anfratto del testo di Ritzos è stato – evidentemente e come è giusto e doveroso – scandagliato, auscultato, percorso e ripercorso fino a metterne in luce le allusioni e i sensi più reconditi e ricrearlo in un evento scenico al limite del monologo. Ma occorre non lasciare prive di risposta – o, meglio, senza un tentativo di risposta – le domande poste in premessa: il mito non è mai morto nella nostra cultura, ma è restato operativo, più o meno debolmente o energicamente, come macchina di senso che continua spesso a imporre significati senza ammettere repliche, ragionamenti, ribellioni. Ecco allora che un personaggio laterale come Crisotemi, la mite e imbelle sorella di Elettra e Oreste, che Ritzos immagina come una vecchissima rispettabile signora, vissuta sempre nell’ombra della sua terribile famiglia, può risultare capace di parlarci ancora. Una giovane giornalista sale sull’Acropoli per intervistarla. Il contesto esterno è forse quello della Grecia novecentesca dominata dalla dura tirannide fascista dei Colonnelli. La trova immersa nella sua quotidianità dimessa e odorosa di sedano e patate bollite, nella sua prolungata “inapparenza” (che, come diceva il suo vecchio precettore, «è la maschera della profondità…»), in una specie di ferrea ascesi del nascondimento nella quotidianità: dimensioni che l’hanno preservata e arricchita, finalmente, di una voce flebile eppure autenticamente umana. Una voce flebile e lontana che testimonia ancora, limpidamente, di un’umanità che le reincarnazioni autoritarie (oggi diremmo populistiche) del mito, mettendolo al servizio del potere, hanno sottratto e continuano a sottrarre alle società e alle rispettive culture.

Crisotemi

di Ghiannis Ritsos, cura registica di Fabnrizio Arcuri.

Con Isabella Arcuri. Musiche, compiszione ed esescuzione dal vivo di Teho Teardo con Laura Bisceglie e Giovanna Famulari Produzione: Fondazione Inda nel Teatro Greco di Siracusa.

Crediti fotografici: Franca Centaro.