L’hybris si fa pop all’Elfo Puccini. Verso Tebe – Variazioni su Edipo

L’hybris si fa pop all’Elfo Puccini. Verso Tebe – Variazioni su Edipo

@ Amelia Natalia Bulboaca (24-02-2020)

O generazioni dei mortali,

non vale nulla

questa vostra vita!

Chi, fra gli uomini,

raggiunge una felicità più salda

di un’illusione

che subito sparisce?

Se guardo te, Edipo,

se prendo a esempio il tuo destino,

o sventurato Edipo,

allora penso che nessun mortale

può ritenere di essere felice.

(Sofocle, Edipo Re)

Milano – Si torna al mito, si torna all’origine, si torna a interrogare il passato per meglio comprendere un presente che appare ormai sfuggente e insondabile. Non ci sono più Edipi a sciogliere gli enigmi della Sfinge e, funesta conseguenza, le nostre Tebi non si salvano più, crollano in preda al panico. Certo, oggi siamo alle prese con un flagello‘povero’: il Coronavirus è sprovvisto della primitiva grandiosità della peste e al posto del pharmakon ci vorremmo persuadere che basti un flacone di gel disinfettante a lavare via colpe inenarrabili, inaudite atrocità, terribili abomini che l’uomo continua a perpetrare oggi come ieri e più di ieri.

Questa nuova produzione del Teatro Elfo Puccini, nella regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia è un moderno scandaglio tra le falde e le tenebre del mito di Edipo e delle sue variazioni da Sofocle a Seneca, da John Dryden e Nathaniel Lee a Hugo von Hofmannstahl fino a Thomas Mann, Jean Cocteau e Steven Berkoff. Il risultato è uno spettacolo potente, corale, capace di scuotere le viscere e di parlare oracolarmente a noi, alla nostra polis lacerata del terzo millennio. Gli spettatori predisposti sui tre lati della scena (a ricordare il punto di congiunzione di tre strade, l’incrocio verso Delfi) si possono vedere tra di loro e ascoltare, come vera comunitas rispecchiantesi in un unico destino, la narrazione del mito. Sul pavimento e sospese nell’aria una moltitudine di giacche da uomo, abiti funerei, che ricordano l’arte povera di Jannis Kounellis, simboli, anonime tracce di umanità, flebili segni di destini sospesi, volatili, anonimi, inceneriti dall’hybris.

Lo spettacolo affronta temi colossali: il destino, il libero arbitrio, il male, l’origine, l’amore, la morte, la verità, la colpa. Quattro gli attori che danno voce ai protagonisti del mito: Ferdinando Bruni,Edoardo Barbone, Mauro Lamantia, Valentino Mannias, in un susseguirsi incalzante di ritmi e parole infuocate come dardi. Il mito di Edipo è rizoma che scava e si espande incessantemente negli abissi dell’uomo. Attraversa i secoli facendosi simbolo, archetipo, ideal-tipo fino a diventare, con Freud, ‘complesso edipico’. Dall’Iliade sappiamo che Edipo è di due generazioni più vecchio dei guerrieri che si affrontano a Troia. Bruni e Frongia lo dotano di microfono, i piedi sono rossi a ricordare le caviglie trafitte quando, da bambino, la madre Giocasta, venendo a conoscenza della terribile profezia dell’Oracolo di Delfi, lo aveva affidato a un pastore affinché lo sopprimesse, nella vana speranza di eludere l’orrendo vaticino: «Egli ucciderà suo padre. Sposerà sua madre».

Unde malum? Colpa o destino? Fatalità, gioco crudele degli dèi o responsabilità personale e libero arbitrio? Edipo, il generante e il generato, Edipo il parricida, sconfigge la Sfinge ma non può andare oltre perché le tenebre del dio sono compatte, le lamentazioni non servono a nulla. A nulla serve il suicidio di Giocasta, a nulla il crudele atto del re che alza la mano su se stesso, cavandosi gli occhi per purificare nel sangue la sua grave contaminazione. Il terror panico e l’immane sciagura si abbattono su colui che, fra gli uomini, «è il più odiato dagli dèi». La felicità è illusione fugace: «Vivere alla giornata, come si può, è la cosa migliore», conclude Giocasta. Per immane e insensato che possa sembrare, forse gli dèi giocano davvero a dadi con l’universo e bisogna che l’uomo venga a patti con questa perturbante prospettiva che è altrettanto legittima di quella religiosa o di quella atea. Il futuro è gnostico?

Bravissimi e versatili gliattori di questa messinscena. Una menzione particolare va a Ferdinando Bruni e alla sua magnifica interpretazione della Sfinge che porta l’ironia tragica su vette altissime, davvero catartiche.

 

VERSO TEBE

Variazioni su Edipo

SALA FASSBINDER | 11 FEBBRAIO – 1 MARZO 2020

MAR-SAB: 21:00 / DOM: 16:30

uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

luci Nando Frigerio, suono Giuseppe Marzoli

con Edoardo Barbone, Ferdinando Bruni, Mauro Lamantia, Valentino Mannias

produzione Teatro dell’Elfo