Una messaggera della poesia popolare. ‘Caterina’ di Francesco Corsi

Una messaggera della poesia popolare. ‘Caterina’ di Francesco Corsi

@ Loredana Pitino (26-12-2019)

Poi arrivò il mattino e col mattino un angelo”

A volte il cinema compie delle azioni necessarie. Racconta storie, recupera vicende, consegna alla memoria esistenze che hanno lasciato il segno ma che rischiano l’oblio.

Caterina, il film di Francesco Corsi, in concorso al Festival dei popoli del 2019, è un viaggio nella vita e nell’attività di Caterina Bueno, l’artista toscana che ha dedicato la sua vita a raccogliere per i campi, tra la gente, dalla bocca del popolo della sua terra, ma anche di tutte le regioni d’Italia, la tradizione dei canti popolari, degli stornelli che nella storia hanno sempre accompagnato la vita dei contadini, delle donne di campagna, degli innamorati, degli emigranti.

La Bueno è stata una ricercatrice che poi si fece interprete, portando nei teatri e anche alla Rai, i canti archiviati in cassette e piccoli spartiti e riproducendoli con la sua chitarra. Preziosissimo questo suo lavoro che ha reso possibile il recupero e la diffusione di un vasto repertorio di canti, tramandato oralmente fino al Ventesimo secolo e altrimenti destinato all’oblio, a partire dagli anni ‘60. Una vita divisa tra ricerca e spettacolo che le ha permesso di collaborare con artisti del calibro di Dario Fo, Pier Paolo Pasolini, Umberto Eco e musicisti come Giovanna Marini, Fausto Amodei e il giovanissimo Francesco De Gregori che le ha dedicato la canzone Caterina, a testimonianza del legame di affetto e di stima che aveva con lei.

Il regista ha costruito un film documentario (non si può definire un docu-film per la ricchezza stilistica della pellicola) per ricordare la sua attività e lo spessore intellettuale e politico di questa artista scomparsa dieci anni fa. “Ho deciso di raccontarla attraverso diversi piani narrativi, tenendo conto di alcuni passaggi biografici, ma facendomi guidare soprattutto dal flusso delle suggestioni scaturite dal suo lavoro e dalle persone e dai luoghi che ha incrociato nel corso della sua vita.” Questa dichiarazione del regista accompagna l’uscita del film e ne spiega anche la particolare struttura filmica. Un racconto che si costruisce da sé attraverso i ricordi, le testimonianze, le citazioni pronunciate da amici e collaboratori che da lei hanno imparato tanto. C’è l’aneddoto citato da Giovanna Marini (altra “raccoglitrice” di canti popolari), c’è la registrazione di un’intervista a Dario Fo, c’è Francesco De Gregori che con lei ha cominciato come chitarrista, e ci sono i suoi collaboratori e colleghi. Le immagini del film, interrotte da momenti di musica, sono costruite come lunghe sequenze che inquadrano mani che cercano: cercano fotografie, cercano nastri, cercano strumenti musicali, cercano lettere, cercano ricordi di lei come lei ha cercato, e poi raccolto, per tutta la vita testimonianze del passato.

C’era una precisa responsabilità etica e ideologica nell’attività della Bueno; racconta Giovanna Marini che una sera, durante un’esibizione in teatro, nel ‘64, una donna dalla platea si scagliò contro di loro perché non aveva pagato il biglietto per sentire i “canti delle donne di servizio!” Borghesia contro proletariato. Caterina continuò la sua battaglia con la voce del popolo. Il canto popolare è la narrazione spontanea e orale della malinconia, della fatica, della miseria, della solitudine immensa e dell’emigrazione. I temi cari a chiunque abbia a cuore il riscatto dell’umanità e dell’equità. Per questo il momento più tenero del film è quello dell’episodio dei musicisti senegalesi che cantano le canzoni di Caterina tradotte nella loro lingua e ne affermano l’universalità. Migranti di oggi che ascoltano canti di ieri e si ritrovano in melodie etniche e malinconie universali, chiamano per nome Caterina e la riconoscono come una loro amica, perché unico è il sentimento. Uno di loro afferma “la musica popolare ci permette di andare verso l’altro”.

Prima della scena finale che conclude il film con fotogrammi di esibizioni dell’artista in televisione, questi musicisti cantano e suonano un canto d’amore tradotto e la dimensione acustica supera ogni linguaggio verbale e copre anche il degrado con la bellezza dei suoni perduti. La missione di Caterina Bueno è stata quella di riesumare ciò che è sepolto dalla modernità omologante. Il valore di questo film è quello di affidare alla memoria la figura di una donna intellettuale, messaggera popolare di bellezza e poesia.

L’angelo cantato da De Gregori.

CATERINA

Regia di Francesco Corsi

con

GIOVANNI BARTOLOMEI

GIOVANNA MARINI

JAMIE MARIE LAZZARA

ANDREA FANTACCI

ALBERTO BALIA

VALENTINO SANTAGATI