Sopravvivere grazie al rancore. ‘Le braci’ di Sándor Márai al Piccolo Eliseo di Roma

Sopravvivere grazie al rancore. ‘Le braci’ di Sándor Márai al Piccolo Eliseo di Roma

@ Simona Almerini (24-01-2020)

Roma – Due amici si incontrano o meglio si confrontano dopo quarant’anni, da quando cioè Konrad una mattina partì inspiegabilmente verso i Tropici. Henrik ha atteso tutto questo tempo per porre all’amico due domande. Se infatti inizialmente sembra un’innocua rimpatriata tra vecchi amici, piano piano vengono svelate le trame di un rapporto triangolare, che coinvolge anche la moglie di Henrik, morta a soli 30 anni. La narrazione ruota intorno ad un momento topico, quello in cui Henrik, dopo la fuga di Konrad, va a casa dell’amico e incontra sua moglie Krisztina che, fuori di sé, gli dice che Konrad è scappato come un vigliacco. Solo allora Henrik comprende che i due hanno una relazione e da quel momento non rivolgerà mai più la parola alla moglie.

Il romanzo, scritto da Sándor Márai nel 1942, è ambientato in un periodo storico particolare, quello della disgregazione dell’impero austro-ungarico, che non ha portato solo un nuovo assetto politico ma anche la creazione di un nuovo modello di società, con valori differenti rispetto a quelli ottocenteschi. Ma prima di tutto è un libro sulla memoria e il titolo si riferisce proprio alle braci di un passato che, anche se sotto le ceneri del tempo, continua ad esistere e a far soffrire. È come se i due protagonisti fossero sopravvissuti (a guerre e a malattie tropicali) proprio grazie ai loro sentimenti negativi: vendetta, rancore, senso di perdita. I due uomini e Krisztina hanno smesso di “vivere” quel giorno in cui Konrad è scappato. Nessuno di loro è riuscito a perdonare o anche solo a dimenticare. Ognuno ha preferito rinchiudersi nella propria rassicurante torre fatta di illusioni e di ossessioni. Krisztina è stata la prima a mollare, essendo morta dopo otto anni ma il fatto che Konrad ed Henrik le siano sopravvissuti non fa di loro dei vincitori. E alla fine viene da chiedersi, ne è valsa la pena? Dall’amarezza delle parole di Henrik si intuisce che se potesse tornare indietro vincerebbe il suo orgoglio e starebbe accanto alla moglie nei suoi ultimi anni di vita.

Il romanzo ha un naturale impianto teatrale che lo rende perfetto per una messa in scena. La regia semplice ed essenziale di Laura Angiulli si affida totalmente al testo e alla solidità scenica dei due attori, Renato Carpentieri e Stefano Jotti, che riescono a trasmettere tutta la sinfonia emotiva tracciata da Márai.

 

LE BRACI

Testo: Sándor Márai

Adattamento: Fulvio Calise

Drammaturgia e Regia: Laura Angiulli

Attori: Renato Carpentieri, Stefano Jotti

Scene: Rosario Squillace

Foto e disegno luci: Stefano Accetta

Produzione: il Teatro Coop. Produzioni Galleria Toledo