Black Mirror: riflesso o distorsione della società?

Black Mirror: riflesso o distorsione della società?

@ Lorena Gullone (04-01-2020)

Hated in the Nation

Black Mirror, come lo schermo degli smartphone, tablet e computer, è una serie tv britannica creata da Charlie Brooker per Endemol. Andata in onda su Channel 4, e ad oggi disponibile sulla piattaforma Netflix, la serie è formata da episodi sciolti l’uno dall’altro, ciascuno indipendente e auto-conclusivo con personaggi e argomenti propri. Si tratta, infatti, di una serie antologica, nella quale, scenario e attori variano in ogni episodio mantenendo tuttavia un tratto comune. Il filo conduttore che caratterizza il nucleo centrale dello show è la tecnologia rapportata ai bisogni dell’uomo e quindi all’utilizzo e alle finalità che ciascuno le attribuisce. Ambientata in un futuro prossimo venturo, quasi parallelo e complementare al nostro presente, Black Mirror mostra i risvolti macabri e cupi del progresso tecnologico assumendo le fattezze di un dramma distopico inquietante e talvolta quasi brutale. Sebbene la si possa definire una serie tv di fantascienza, è difficile circoscriverla in un solo genere, data la varietà e la complessità dei singoli episodi. La serie conta un totale di 22 episodi, divisi in 5 diverse stagioni, ognuno con una durata variabile che vede la partecipazione di svariati attori tra cui Andrew Scott, già conosciuto come la nemesi di Sherlock Holmes, Moriarty, nell’omonima serie o ancora Domhnall Gleeson, Generale Hux nella trilogia sequel di Star Wars. Nel 2018 inoltre, Netflix ha lanciato Black Mirror: Bandersnatch, primo film interattivo nel quale è lo spettatore a decidere, tra le opzioni proposte, le sorti del protagonista, un gioco in cui i possibili finali sono molteplici, ognuno con un risvolto raccapricciante.

Nosedive

Nonostante sia inserita in un futuro dove la tecnologia ha raggiunto l’apice del suo rendimento, la serie si accosta perfettamente, in molti punti, alla realtà contemporanea tanto da sembrare la rappresentazione cinematografica di questa. Ciascun episodio porta in scena i caratteri distintivi della società odierna, l’egoismo, l’ambizione, l’ipocrisia ma soprattutto la massificazione del pensiero che spersonalizza l’uomo, mentre la tecnologia non fa che rendere più evidente ed immediata l’omologazione. I profili social diventano vetrine, e giudicare con un click sullo schermo diventa un atto istintivo e subitaneo, anzi quasi dovuto. L’apparire non solo sostituisce l’essere, ma lo annulla completamente. La rincorsa alla perfezione si rivela essere illusoria e vana come mostrato nell’episodio Nosedive, nel quale la protagonista, nell’intento di raggiungere un rating di 5 stelle, finisce con il cadere in una spirale di insuccessi e, paradossalmente, riesce a ritrovare se stessa, ed essere libera di esprimersi, solo dietro le sbarre. Guardando la serie non si può fare a meno di notare come la tecnologia appaghi il nocivo e morboso bisogno dell’uomo di apparire e al contempo giudicare senza soffermarsi sulle conseguenze. Hated in the Nation, episodio conclusivo della terza stagione, è costruito, ad esempio, sul “gioco delle conseguenze” per cui, l’odio condiviso sui social porta sempre alla stessa violenza. Tuttavia non bisogna pensare che la tecnologia sia la vera protagonista, al contrario, al centro dell’intreccio di ogni puntata, vi è l’uomo nei suoi aspetti più veri e profondi, con le sue angosce, le sue debolezze, le speranze e i turbamenti, nella continua ricerca di colmare le proprie mancanze attraverso sistemi e dispositivi che gli permettano di evadere e talvolta anche alienarsi dalle angosce quotidiane rifugiandosi in realtà virtuali. In questo senso la tecnologia non è che lo strumento che porta i desideri dell’uomo alle estreme conseguenze. Ne sono un esempio gli episodi USS Callister, nel quale il protagonista crea, all’interno di un videogame, un universo del quale egli è legislatore assoluto e San Junipero, una realtà virtuale nella quale le menti continuano ad esistere anche dopo la morte, in una dimensione senza tempo. Black Mirror punta proprio su questo: porre l’uomo di fronte alle sue grandi paure, la morte, la solitudine e il tempo proponendo scenari assurdi in un gioco in cui (non bisogna dimenticarlo) la tecnologia è il mezzo di cui l’uomo porta la totale responsabilità.

San Junipero

Il fascino della serie risiede nel mostrarci, senza giudizi esterni, una sconcertante realtà futuristica, lasciando allo spettatore il compito di interpretare ciò che vede, discernendo in quali punti la finzione diventa realtà. Attraverso storie paradossali ma verosimili, calate nella quotidianità dei personaggi, Black Mirror fa riflettere sulla morbosa connessione che ciascuno instaura con la tecnologia che non si limita semplicemente a facilitare le comunicazioni ma influenza il nostro modo di pensare, giudicare, scegliere e ricordare. In alcuni punti la serie risulta quasi agghiacciante e angosciante, ma a renderla tale non sono le estreme invenzioni high-tech quanto piuttosto l’uomo in sé. Il “black mirror” è lo schermo nel quale vediamo l’immagine distorta di ciò che siamo una volta che la tecnologia spegne la propria ipnotica luce. Allo stesso modo esso è il metaforico specchio che riflette la società in cui viviamo e di cui facciamo parte. Black Mirror si propone di darci un assaggio di un futuro che è già presente tra di noi.