Omaggio a Roman Polanski | ‘L’ufficiale e la spia’: tra corruzione, morale, opinione pubblica e richiamo al senso critico nell’affaire Dreyfus

‘L’ufficiale e la spia’: tra corruzione, morale, opinione pubblica e richiamo al senso critico nell’affaire Dreyfus

@ Marco D’Alessio (02-12-2019)

 

Al grido di “Sono innocente!” il capitano Alfred Dreyfus viene spogliato degli stemmi e degli accessori militari durante una pubblica e iniqua degradazione, dopo la condanna inflittagli per aver trasmesso delle informazioni militari al governo tedesco. L’uomo, di fede ebrea, viene relegato sull’Isola del Diavolo, ma in Francia l’eco della vicenda non si spegne. Dopo qualche tempo il maggiore Georges Picquart, che in passato era stato superiore dello stesso Dreyfus, viene promosso tenente colonnello e messo a capo della sezione dei servizi segreti dell’esercito francese. L’uomo, nonostante si dichiari antisemita, è consapevole di quanto il processo a carico di Dreyfus sia stato deliberatamente sommario a causa del suo credo religioso. Ciò lo induce a svolgere un’indagine personale riesaminando le prove, soprattutto i carteggi, contenenti informazioni private, la cui grafia secondo il perito antisemita Alphonse Bertillon (un irresistibile Mathieu Amalric) è sicuramente di Dreyfus. Dall’inchiesta di Picquart emerge che la vera spia è Ferdinand Walsin Esterhazy, e che gli indizi sono stati esaminati in maniera pregiudizievole e falsificati a danno di Dreyfus. Quando il colonnello cerca di riaprire il processo e far arrestare Esterhazy, i superiori non vogliono saperne, temono che la revisione degli atti processuali con la scarcerazione del capitano ebreo possa apparire come una debolezza dell’esercito francese, oltre a svelare la corruzione che dilaga all’interno dello Stato Maggiore.

Picquart, rimosso dall’incarico e inviato in missione lontano da Parigi, riesce a tornare nella capitale e a raccontare tutto all’amico Louis Leblois, che organizza un comitato per riabilitare la figura di Dreyfus e mobilitare l’opinione pubblica coinvolgendo numerosi intellettuali tra cui il celebre scrittore Émile Zola. Proprio con l’editoriale di quest’ultimo, J’accuse – lettera aperta al Presidente della Repubblica in cui vengono accusati tutti i partecipanti alla criminosa farsa – si squarcia il velo di ipocrisia che aleggia sul governo e sull’esercito francese. Zola e Picquart finiscono in carcere, mentre l’opinione pubblica è divisa non equamente tra innocentisti e colpevolisti, e gli intellettuali a favore di Zola diventano oggetto dell’odio popolare.

Georges Picquart, sconfiggendo in duello il tenente colonnello Hubert J. Henry, che aveva testimoniato animosamente contro Dreyfus, lo costringe ad ammettere di aver mentito in aula, ma Henry morirà suicida (forse) in cella prima di aver ritrattato ufficialmente davanti ai magistrati. Picquart viene scarcerato, Dreyfus rimpatriato e sottoposto a un nuovo processo. Poco prima dell’udienza decisiva, un sicario spara all’avvocato Labori uccidendolo per precludere a Dreyfus una difesa efficace. L’uomo viene nuovamente condannato, ma nel 1889 ottiene la grazia e sette anni dopo arriva l’assoluzione e il reintegro nell’esercito.

La pellicola di Polanski, premiata alla 76a edizione della Mostra del Cinema di Venezia, è un affresco delle malattie che affliggono il potere e dei pregiudizi di massa rappresentati attraverso una vicenda del XIX secolo, mai così attuale. Nonostante siano mutate le forme di circolazione e trasmissione delle notizie la sostanza del meccanismo diffamatorio è rimasta identica. Davanti a un caso che smuove l’opinione pubblica distinguere il confine tra giusto e sbagliato, tra vero e falso, diventa impossibile a causa del clamore turbinoso e della quantità di notizie che vengono diffuse. L’ufficiale e la spia porta alla luce la decomposizione di un sistema di governo che davanti all’errore persegue la risoluzione immediata e illogica delle criticità, contro ogni senso di giustizia, anziché approfondire, riflettere sulle vicende che accadono, trovare i veri colpevoli e scoprire le vere cause. Negli abissi della cloaca burocratica risplende la figura di Picquart, come esempio di quella rettitudine che lo spinge a guardare oltre i propri preconcetti per raggiungere la verità, unico mezzo per nobilitare e conferire dignità al cittadino e allo stato.

La putrescenza degli organi amministrativi è rappresentata dagli spazi cupi e privi di aria (una metafora delle ombre della natura umana), dove l’odore di fogna pervade ogni angolo, e dove è facile per i funzionari trasformarsi in tanti colonnelli Henry capaci di dichiarare: Voi mi ordinate di uccidere un uomo? Io lo faccio. Mi dite che è stato un errore? Mi dispiace ma non è colpa mia. Questo è l’esercito. La risposta di Picquart è: Questo sarà il suo Esercito. Non il mio.

J’accuse è un film che spinge a interrogarsi sulla morale dei nostri tempi e ci invita a fare attenzione a ciò che ci accade intorno, a servirci del senso critico per esaminare ogni fenomeno in maniera ragionata, senza accettare passivamente le verità precostituite che i media ci riversano addosso quotidianamente.

La fotografia è cesellata ad arte, ogni particolare acquista una vividezza rara, ogni volto viene ripreso con attenzione minuziosa al fine di mostrarne l’insita natura. Suggestive le riprese che offrono allo spettatore una percezione multipla degli eventi a seconda del punto di vista; esemplificativo è il succedersi sullo schermo dei rappresentanti dello stato maggiore nel momento in cui leggono l’editoriale di Zola.

Le musiche di Alexandre Desplat completano la nuova opera di Polanski, sottolineando i momenti di maggiore inquietudine.

L’UFFICIALE E LA SPIA (J’ACCUSE)

Data di uscita: 21 novembre 2019

Genere: Drammatico, Thriller, Biografico

Anno: 2019

Regia: Roman Polanski

Attori: Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Mathieu Amalric, Melvil Poupaud, Damien Bonnard, Denis Podalydès, Vincent Grass, Grégory Gadebois, Wladimir Yordanoff, Didier Sandre

Paese: Francia

Durata: 126 min

Distribuzione: 01 Distribution

Sceneggiatura: Robert Harris, Roman Polanski

Fotografia: Pawel Edelman

Musiche: Alexandre Desplat

Produzione: Canal+, Eliseo Cinema, France 2 (FR2)