I frammenti di realtà di Marguerite Duras. ‘La maladie de la mort’, regia di Katie Mitchell, al Teatro Argentina di Roma

I frammenti di realtà di Marguerite Duras. ‘La maladie de la mort’, regia di Katie Mitchell, al Teatro Argentina di Roma

Drammaturgia: Marguerite Duras

Regia: Katie Mitchell

Adattamento: Alice Birch

Attori: Laetitia Dosch, Nick Fletcher. Jasmine Trinca (narratrice)

Scene: Alex Eales

Video: IngiBekk

Luci: Anthony Doran

Produzione: C.I.C.T – Théâtre des Bouffes du Nord

 

ROMA – Katie Mitchell è considerata una delle registe più innovative della scena teatrale europea. Potremmo aggiungere a ragione, perché lo spettacolo che è andato in scena al Teatro Argentina è stata un’esperienza originale che difficilmente lo spettatore vive a teatro.

Un uomo e una donna in una stanza d’albergo. Non si conoscono. Lei è pagata per sottostare a tutti i suoi desideri. Lui è malato. Malato di una malattia che solo lei riconosce e di cui nemmeno lui è consapevole. È la malattia della morte e spera di superarla appropriandosi del corpo di lei. Ma per lui non c’è nessuna possibilità di salvezza. Chi non è in grado di amare è già morto.

Mitchell partendo dal testo di Marguerite Duras ha creato una situazione teatrale in cui i due attori vengono ripresi “live” e proiettati contemporaneamente sullo schermo. La contaminazione di video a teatro non è una novità, basti pensare a La Fura dels Baus o nel nostro paese a Muta Imago. Ciò che nel teatro di Mitchell appare inedito è l’interazione tra la rappresentazione teatrale e la sua stessa immagine cinematografica che dà vita ad un nuovo tessuto testuale.

Katie Mitchell

La regista crea appositamente una realtà frammentata (ricreata dal video e dal set contaminato da tecnici e microfonisti) nelle cui fratture paradossalmente si percepisce una propria autenticità. Non esiste più il concetto di scena, quinta o fuori campo (per esempio sono presenti riprese di ambienti esterni), ciò che viene percepito è un continuum che va oltre le classiche convenzioni teatrali.

Una sorta di reality dove gli attori interpretano un copione, ma in quanto persone non personaggi teatrali. Ed è per questo che li troviamo già sul palco, prima dell’inizio dello spettacolo, a discutere e chiacchierare prima della “diretta”. Mitchell sottrae dal loro corpo e dalla loro recitazione tutti gli orpelli stilistici per mostrare la loro nuda essenza.

La Maladie de la mort attraverso un gioco molto raffinato bilanciato su mostrazione e occultamenti stuzzica il desiderio voyeuristico degli spettatori, i quali, come gli attori, in questo spazio intertestuale non hanno possibilità di nascondersi o di annoiarsi. La presenza è totale.