Potere tirannico e diritto alla felicità. “Intrigo e amore” di F. Schiller alla Pergola di Firenze 17-22 aprile

Potere tirannico e diritto alla felicità. “Intrigo e amore” di F. Schiller alla Pergola di Firenze 17-22 aprile

 

Onore e disonore, povertà e ricchezza, libertà e tirannia. Marco Sciaccaluga dirige al Teatro della Pergola di Firenze, da martedì 17 a domenica 22 aprile, Intrigo e amore di Friedrich Schiller, l’ultimo spettacolo della stagione 2017/2018. La storia di un legame profondo e impossibile, di intrighi e gelosie, verità e menzogne, corruzione e libertà.

“È un testo veramente “smisurato”, per dirla con il poeta Friedrich Hölderlin – afferma il regista – procede per grandi sequenze messe una dopo l’altra, che infine però raggiungono la finalità di raccontare una storia compiuta: coinvolgente, emozionante, con al centro l’uomo e le sue contraddittorie passioni”.

Il nucleo di Intrigo e amore è il conflitto tra il potere tirannico e il diritto alla felicità dell’essere umano, rappresentato nell’incontro-scontro fra due classi, la nobiltà e la borghesia. Il potente Presidente Von Walter vuole che il figlio Ferdinand sposi Lady Milford, la favorita del Principe, ma il giovane non si rassegna a rinunciare alla felicità con la figlia di un violoncellista, Luise Millerin.

Friedrich Schiller ha scritto Intrigo e amore nel 1783 a soli 24 anni. La modernità del dramma sta nell’attacco all’assolutismo del potere, nella difesa della libertà d’amare, nella giovanile volontà di ribellione, nella rabbiosa denuncia dei privilegi di casta. Raccontando il contrastato amore tra il nobile Ferdinand e la borghese Luise, Marco Sciaccaluga prende di petto i problemi sociali dell’età di Schiller e li mette a confronto con la spontanea purezza del sentimento amoroso nel quale, pochi anni prima della Rivoluzione francese, si possono già intravedere i segni d’inizio del mondo moderno.

“Per Schiller Shakespeare è un modello, al quale guardare non tanto per copiarlo, quanto per reinventarlo – dice Sciaccaluga – quello che lo affascina è un teatro dove Bene e Male convivono nel magma dell’umano, un teatro che pone l’uomo al centro del mondo rappresentato. È da questo modello che nasce in Intrigo e amore quell’alternanza di alto e basso, di tragico e di comico che è tipicamente shakespeariana e sempre molto evidente nella scrittura di Schiller”.

In pieno Sturm und Drang, il giovane Schiller chiama in causa passioni smisurate, spettacolarmente colorate di forti toni teatrali melodrammatici, che non a caso nel secolo seguente offrono materia per un’opera lirica firmata da Giuseppe Verdi (Luisa Miller), facendo di Intrigo e amore un classico che, riproposto ora nella nuova traduzione di Danilo Macrì, punta con decisione, per dirla con il critico letterario Ladislao Mittner, a “fondere compiutamente la tragedia politica e quella amorosa, perché erompono da un solo, indivisibile e disperato anelito giovanile di libertà e d’amore.

“Da una parte – spiega Marco Sciaccaluga – c’è la storia d’amore tra il nobile Ferdinand e la borghese Luise Millerin, dall’altra c’è l’intrigo di corte che muove da una logica di dominio prima ancora che da un’ideologia di classe. Al fine di consolidare il suo potere, il Presidente Von Walter ha deciso di far sposare suo figlio Ferdinand con l’amante del Principe suo diretto superiore. Ma a mettere il bastone tra le ruote di questo intrigo, guidato da consuetudini sociali che s’illudono di poter governare a piacimento la vita stessa degli esseri umani, c’è poi la forza deflagrante dei sentimenti”.

Il nobile Ferdinand è figlio del potente Von Walter, Luise Millerin, invece, è figlia di un umile violoncellista, Miller. Il padre del giovane cerca in ogni modo di ostacolare l’unione e di convincere Ferdinand a sposare Lady Milford, la favorita del Principe, anche per ottenere una promozione. Il sentimento sincero e profondo del ragazzo, però, non lo fa desistere dal desiderio di sposare Luise. Il Principe e il suo Segretario Wurm (in italiano “verme”) escogitano allora un bieco intrigo, messo in atto con la complicità del Maresciallo Von Kalb, che conduce la vicenda a un epilogo drammatico.

“La legge dei padri ha insegnato a Luise che il suo è un amore proibito – interviene il regista – e anche Ferdinand è continuamente assalito dal dubbio. Loro non sono Romeo e Giulietta, il loro è vero amore, ma anche un continuo dubitare dell’amore. Ferdinand è un personaggio che rinvia sia ad Amleto, sia a Otello. Dubita ed è morso dalla gelosia: con queste premesse basta un nulla perché l’amore si tramuti in odio. Nel dramma di Schiller, poi, il vero organizzatore dell’intrigo è il segretario Wurm, una specie di Jago, ancor più impegnato qui a svolgere il ruolo del drammaturgo”.

Intrigo e amore è una miscela gotica. E malgrado gli sviluppi procedano tragicamente, c’è spazio anche per il comico e il grottesco.

“Innanzitutto, nel Maresciallo Von Kalb, che è un personaggio radicalmente ridicolo – conclude Marco Sciaccaluga – quasi un clown: tutto porta a vedere in lui un meraviglioso scemo inconsapevole. Poi c’è del comico in Miller e anche in sua figlia Luise, con tutta la sua voracità di ascesa sociale, mentre l’istrionismo del Presidente sfiora sovente il registro del grottesco. Se a questo aggiungiamo anche l’ironia che caratterizza quasi tutti i personaggi (in Ferdinand sovente la disperazione prende la maschera del sarcasmo), viene davvero da domandarsi come mai, con questo straordinario talento comico, Schiller non abbia mai scritto una commedia in vita sua”.

Intervista a MARCO SCIACCALUGA

di Aldo Viganò

Scritto, ambientato e rappresentato in Germania alla fine del Settecento, Intrigo e amore è un dramma costruito almeno su due livelli narrativi che evocano altrettante classi sociali: quella dei potenti notabili di un principato tedesco e quella dei borghesi.

“Lo dice bene il titolo: da una parte c’è la storia d’amore tra il nobile Ferdinand e la borghese Luise Millerin, dall’altra c’è l’intrigo di corte che muove da una logica di potere prima ancora che da un’ideologia di classe. Al fine di consolidare il suo dominio, il Presidente Von Walter ha deciso di far sposare suo figlio Ferdinand con l’amante del Principe suo diretto superiore. Ma a mettere il bastone tra le ruote di questo intrigo, guidato da consuetudini sociali che s’illudono di poter governare a piacimento la vita stessa degli esseri umani, c’è poi la forza deflagrante dei sentimenti: Ferdinand ama corrisposto Luise e non vuole saperne degli intrighi del padre, mentre Lady Milford, la cortigiana del Principe, vede nel matrimonio organizzato per motivi politici la realizzazione di un suo sincero amore per Ferdinand, rimasto sino allora segreto. Da qui, lo sviluppo dell’inevitabile conflitto tra la ragione politica e i sentimenti. E l’esito di tutto questo intrigo governato da Wurm, il Segretario del Presidente, non può essere che tragico”.

C’è qualche cosa di shakespeariano in questo intrigo?

“Sicuramente sì. Del resto, Shakespeare è il grande modello di quell’epoca, in cui diventa il vero cavallo di battaglia dei grandi riformatori del teatro tedesco, che nel suo nome, soprattutto, inventarono quell’idea di teatro pubblico di cui tutti noi siamo figli. Per Schiller Shakespeare è un modello, al quale guardare non tanto per copiarlo, quanto per reinventarlo. Quello che lo affascina è un teatro dove Bene e Male convivono nel magma dell’umano, un teatro che pone l’uomo al centro del mondo rappresentato. È da questo modello che nasce in Intrigo e amore quell’alternanza di alto e basso, di tragico e di comico che è tipicamente shakespeariana e sempre molto evidente nella scrittura di Schiller”.

In che modo il comico è presente in questa tragedia?

“Innanzitutto, nel Maresciallo Von Kalb, che è un personaggio radicalmente ridicolo, quasi un clown: tutto porta a vedere in lui un meraviglioso scemo inconsapevole. E mi sembra impossibile non riderne. Poi c’è del comico in Miller e anche in Luise con tutta la sua voracità di ascesa sociale, mentre l’istrionismo del Presidente sfiora sovente il registro del grottesco. Se a questo aggiungiamo anche l’ironia che caratterizza quasi tutti i personaggi (in Ferdinand sovente la disperazione prende la maschera del sarcasmo), viene davvero da domandarsi come mai, con questo straordinario talento comico, Schiller non abbia mai scritto una commedia in vita sua”.

Data la clownerie del Maresciallo risulta un po’ difficile credere che sia proprio lui il destinatario della lettera d’amore che Wurm costringe Luise a scrivere e che scatena la gelosia di Ferdinand.

“È proprio quello che pensa Wurm quando il Presidente gli propone di usare il Maresciallo come esca. Ma il Presidente gli fa notare che la gelosia è un sentimento che non guarda mai per il sottile. E i fatti dimostrano che ha proprio ragione lui. In questo Schiller è totalmente shakespeariano: non solo usa la lettera come il fazzoletto di Desdemona, ma sa che la gelosia è un sentimento tanto insensato da non aver bisogno di essere anche verosimile. Del resto, che Ferdinand sia predisposto alla gelosia lo sapevamo già dal fatto che l’unica spiegazione che il giovane si dà dell’ultimo diniego di Luise a fuggire con lui è quella dell’esistenza di un altro. È questo, la gelosia appunto, il suo tallone d’Achille. Ma attenzione, il dramma di Schiller non è neppure una riscrittura di Romeo e Giulietta. I due protagonisti shakespeariani non hanno mai il dubbio che amarsi e sposarsi segretamente sia la cosa giusta da fare, mentre Ferdinand e Luise (soprattutto lei) sanno che vanno a fare qualcosa di estremamente pericoloso e forse di ingiusto: sono i primi a essere convinti di non poterlo o di non doverlo fare. La legge dei padri ha insegnato a Luise che il suo è un amore proibito e anche Ferdinand è continuamente assalito dal dubbio. Loro non sono Romeo e Giulietta, il loro è vero amore, ma anche un continuo dubitare dell’amore. Ferdinand è un personaggio che rinvia sia ad Amleto, sia a Otello. Dubita ed è morso dalla gelosia: con queste premesse basta un nulla perché l’amore si tramuti in odio. Nel dramma di Schiller, poi, il vero organizzatore dell’intrigo è il segretario Wurm, una specie di Jago, ancor più impegnato qui a svolgere il ruolo del drammaturgo”.

In Intrigo e amore c’è una quantità di materiale narrativo tale che dà sovente l’impressione di un eccesso strabordante.

“Di Intrigo e amore colpiscono veramente tante cose. Innanzitutto, che sia stato scritto da un ragazzo di poco più di vent’anni. Un ragazzo di genio, certo, ma anche con la voglia tipica dei giovani di dire tutto. Di qui, è nato un testo veramente “smisurato”, per dirla con il poeta Friedrich Hölderlin, che procede per grandi sequenze messe una dopo l’altra, che infine però raggiungono la finalità di raccontare una storia compiuta: coinvolgente, emozionante, con al centro l’uomo e le sue contraddittorie passioni”.

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17 – 22 aprile | Teatro della Pergola

(ore 20:45; domenica ore 15:45)

Teatro Stabile di Genova

INTRIGO E AMORE

di Friedrich Schiller

versione italiana Danilo Macrì

con Roberto Alinghieri, Alice Arcuri, Enrico Campanati, Andrea Nicolini, Orietta Notari, Stefano Santospago, Simone Toni, Mariangeles Torres, Marco Avogadro, Daniela Duchi, Nicolò Giacalone

scena e costumi Catherine Rankl

musiche Andrea Nicolini

luci Marco D’Andrea

regia Marco Sciaccaluga

 

Durata: 3h circa, intervallo compreso