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Agata MOTTA- Destini ipotetici (“Costellazioni” di N. Payne. Teatro Libero, Palermo)

 

 

Il mestiere del critico

 


DESTINI IPOTETICI

l'immagine del profilo di Compagnia Teatrale Costellazione

“Costellazioni” di Nike Payne, regia di Silvio Perone,  di scena al Teatro Libero di Palermo  

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Chi non si è mai ritrovato a fantasticare sui “se avessi fatto” e “se avessi detto” con la consapevolezza di non poter riavvolgere il nastro della propria vita per sperimentare almeno un’alternativa possibile? Riproponendo una tematica già cara alla cinematografia – Peter Howitt e Krzysztov Kieslowski avevano affrontato la casualità e il destino in Sliding Doors e Destino cieco – il giovane drammaturgo inglese Nick Payne propone in Costellazioni una riflessione che, nata dalla fisica quantistica e quindi dal rigore scientifico, si traduce in un linguaggio di pura emozione corporea e verbale.

Il teatro Libero di Palermo ospita uno spettacolo di grande intensità, diretto con fiducioso coraggio da Silvio Perone, in cui, sotto un fitto reticolato di stelle, Orlando e Marianna, un gioviale e positivo apicoltore e una spigliata studiosa di cosmologia, si incontrano. Piccole luci a vista brillano a intermittenza (sono di Valerio Tiberi) a segnalare strappi e lacerazioni ipotetici, e quindi praticabili, di una storia che si snoda con continue torsioni su stessa, con sussulti e capovolgimenti. Se è vero che esiste un numero infinito di universi per cui tutto quello che può accadere, accade da qualche altra parte, l’incontro dei due può moltiplicarsi all’infinito, percorrendo sentieri totalmente diversi o incespicando in quelle piccolissime variazioni di toni e di umori che portano a conseguenze solo in parte prevedibili.

Ciò che può afferire alla vita di coppia – il corteggiamento, l’intesa, il sesso, il tradimento, il matrimonio, la responsabilità, la malattia, la morte – è esplorato con accanimento talvolta tormentoso o scaldato da minutissime vibrazioni emotive: non c’è traccia di freddezza, dunque, in questo spettacolo che sembra affrontare la scienza con gli strumenti del sentimento.Aurora Peres e Jacopo Venturiero attraversano con agilità verbale e sintonia fisica il vuoto scenico – un denso buco nero nel quale il pensiero si smarrisce – aderendo pienamente ad un dettato drammaturgico tanto bello quanto complesso.

La difficoltà consiste nella riproposta quasi identica di certe battute, che devono acquisire nuove identità e nuovi spessori solo attraverso piccoli mutamenti di gesti o di timbri vocali, e soprattutto nell’arduo montaggio delle scene, che anticipa snodi i cui sviluppi si comprenderanno pienamente alla fine, come le continue allusioni alla morte della madre di Marianna o allo spettro evocato dell’eutanasia. Dalla temperie briosa e frizzante del primo incontro e della fase ariosa dell’innamoramento gli ottimi protagonisti si inoltrano nella sofferta rivelazione del tradimento, si soffermano nella trepidante proposta di matrimonio per restare, infine, invischiati nei meandri drammatici della malattia terminale e del tempo ancora rimasto.

Quale tempo?- chiede lei ormai inaridita; il tempo è irrilevante a livello atomico e molecolare, il tempo si fa gioco degli uomini e dei suoi destini. Naturalmente questa è solo una delle tante versioni. Marianna e Orlando potrebbero incontrarsi a distanza di anni, ognuno con il proprio piccolo fagotto di vita sulle spalle e potrebbero piacersi ancora o ignorarsi del tutto, chissà! Marianna potrebbe guarire dal suo tumore o non ammalarsi per niente. Solo Orlando mantiene una sua costanza nella dedizione alle api e al miele, quasi una punta di dolcezza risarcitoria, un ancoraggio, una certezza concessa all’infinto.

Il regista contiene, senza alterarne l’equilibrio, gli aspetti di genuino divertimento del testo e gli accenti di puro dolore ed è notevole il modo in cui gli attori riescono a restituire queste variazioni in tempo reale – fragilità e insicurezze, entusiasmi e gioie improvvise, slittamenti lievi tra differenti stati d’animo – forzando le corde emotive proprie e del pubblico in sala, tirandolo quasi per la manica a sentirsi compartecipe di quella giostra del destino che sembra bruciare il libero arbitrio.

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“Costellazioni “di Nick Payne
con
Jacopo Venturiero e Aurora Peres
regia Silvio Peroni
scene e costumi  Marta Crisolini Malatesta
disegno luci  Valerio Tiberi

produzione Khora.Teatro