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Agata MOTTA- L’importanza di essere Sciascia (“L’onorevole”, diretto da Vetrano e Randisi, debutterà al Biondo di Palermo)

 

Teatro     Anticipazioni

 

 

L’IMPORTANZA DI ESSERE SCIASCIA

Leonardo Sciascia

Debutterà al Teatro Biondo di Palermo, “L’onorevole”, nella trascrizione scenica di Vetrano e Randisi

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Fugato il dubbio sullo sciopero compatto di tutti i lavoratori del Biondo, L’onorevole di Leonardo Sciascia, diretto da Enzo Vetrano e Stefano Randisi, andrà in scena stasera come da cartellone. – Pur con il massimo rispetto per il disagio dei lavoratori, lo sciopero – ha detto nelle sue considerazioni il direttore Roberto Alajmo – andrebbe a colpire gli unici amici di questo teatro: gli spettatori.- Gli ha fatto eco Maurizio Rosso, segretario generale della CGL, che chiama alle proprie responsabilità le istituzioni e i soci, invocando un progetto legittimo e ragionevole dal quale si evincano con chiarezza le risorse sicure, si comprenda come accendere le collaborazioni con gli altri teatri e come attuare modelli organizzativi diversi.

Nel presentare lo spettacolo, il Direttore del Biondo ha dichiarato di voler saldare, con la messa in scena di quest’opera, un debito personale di riconoscenza nei confronti dell’autore, sottraendo il testo ad un destino – quello della mancata messa in scena – al quale lo stesso Sciascia lo aveva condannato per via dei suoi rapporti conflittuali con i registi. L’importanza di Sciascia, specie per i palermitani, è stata ribadita anche da Stefano Randisi in quanto punto di riferimento ed elemento di formazione. In realtà era proprio la particolare drammaturgia dell’autore, quella sua scrittura fatta sì di dialoghi ma non perfettamente teatrale a dare la possibilità agli eventuali registi di approfondirla facendola rinascere e rivivere e la coppia Vetrano-Randisi si è mossa su questa scia pur nella sostanziale fedeltà alla scrittura, nella quale appaiono, come unica aggiunta, alcuni pensieri sulla politica, sul suo valore etico e sul concetto di onestà, messi in bocca al protagonista Frangipane prima della sua ascesa politica. All’epoca i riferimenti precisi a determinati personaggi della vita politica dovettero essere molto scomodi e, pur toccando in particolare la DC, sarebbero stati validi anche per qualsiasi altro partito. Anche questo, dunque, dovette contribuire al silenzio scenico ma non letterario dell’opera.

La vicenda è nota: l’integerrimo professor Frangipane, nutrito di cultura ed alti ideali, viene spinto verso l’attività politica ed inizia, pur con qualche riluttanza e sotto lo sguardo attonito e frastornato della moglie, un percorso fatto di successi e riconoscimenti che avrà però come contropartita il degrado morale e l’impoverimento culturale. Un alter ego dello stesso Sciascia? Con molte probabilità sì, se consideriamo che anche lui fu insegnante e onorevole, ma  l’accostamento non riguarda ovviamente gli esiti di quell’innamoramento politico quanto piuttosto la conoscenza diretta di certi meccanismi e di certi personaggi frequentati personalmente. Leggendo il testo, come giustamente hanno sottolineato i registi, si pensa inevitabilmente all’attualità politica, fatta di processi, arresti e corruzione, ma l’elemento sul quale loro hanno puntato maggiormente, quello che ne rende probabilmente la rilettura più fresca e meno scontata, è il discorso sulla cultura: spariscono i libri, sparisce l’etica e con essa l’onestà. Nel momento in cui il Professore, interpretato da Enzo Vetrano, smette di leggere si trasforma: cessate le istanze culturali si assopiscono anche quelle morali. Non per niente tra i protagonisti del lavoro compare Don Chisciotte, un libro di ideali che si scontrano contro i mulini a vento delle tante difficoltà quotidiane.

Ma quali sono i veri nemici della cultura? Può bastare la mancanza di fondi a determinare un percorso a ritroso in questo delicato e cruciale settore? “La mancanza di fondi – hanno risposto i registi – è solo una conseguenza del fatto che essa venga considerata accessoria mentre è la base di tutto, il nerbo della gestione della vita comune, e la televisione, in tal senso, ha fatto un bel lavoro di cancellazione, un sistema calcolato. Posti come il teatro sembrano nicchie per pochi.”

Nel cast tutto siciliano, l’unica eccezione è quella della milanese Laura Marinoni, alla quale è affidato un ruolo, quella della moglie Assunta, vissuto dall’attrice come una sfida per la sostanziale estraneità a quell’immagine femminile e a quel sostrato culturale. “Spero che questo sguardo un po’ distaccato – ha detto la bella interprete –  questa vicenda che faccio fatica ad indossare, possa portare un elemento in più. L’evoluzione del personaggio, che da moglie ideale, silenziosa, capace di ascoltare e innamorata, assiste, come spesso capita alle mogli dei politici, ad una trasformazione plateale del marito, divenendo essa stessa la depositaria della cultura e formandosi un’etica tramite quest’accensione del cervello, è interessantissima, perché porta ad una vera e propria rivoluzione interiore”.  E proprio per questo personaggio, che funge anche da ago della bilancia tra le forze in gioco, è stato possibile allontanarsi maggiormente dalle didascalie per seguire una strada diversa.

Stefano Randisi riserva per sé il ruolo delicatissimo di Monsignor Barbarino, esponente della Chiesa e quindi di un elemento essenziale dello scacchiere politico dell’epoca, potere del quale Sciascia ha saputo cogliere le ambiguità. In scena anche Aurelio D’Amore, Aurora Falcone, Angelo Campolo, Giovanni Moschella, Antonio Lo Presti, Alessio Barone. Una particolare cura è dedicata alle scene di Mela Dell’Erba e alle luci di Max Mugnai  in quanto specchio delle emozioni recitative.

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Lo spettacolo sarà in scena al Biondo, che ne è anche il produttore con Emilia Romagna Teatro Fondazione e Diablogues Compagnia Vetrano/Randisi, fino al 18 per poi approdare al Vittorio Emanuele di Messina (dal 19 al 22), al Teatro Joppolo di Patti (23) e al Comunale di Trecastagni (il 24 e il 25).