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Agata MOTTA- Ascoltando Pirandello (in “Partitura P.” di e con Fabrizio Falco.Teatro Biondo, Palermo)

 

 

 

Teatro    La sera della prima


ASCOLTANDO PIRANDELLO

Intervista a Fabrizio Falco: <br /> “Porto in scena Pirandello”” title=”Intervista a Fabrizio Falco: <br /> “Porto in scena Pirandello”” width=”420″ height=”280″ /></div>
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<p><strong>“Partitura P.-Uno studio su Pirandello” di e con Fabrizio Falco. Teatro Biondo di Palermo- Sala Strehler </strong></p>
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<p style=Prendere tre novelle di Pirandello – trovare un filo conduttore è facilissimo in un autore che plasma l’intera sua opera su alcuni nuclei filosofici di fondo – e recitarle una dietro l’altra, dopo avervi apportato qualche piccola sforbiciata per non ingorgare il flusso narrativo: ecco Partitura P – Uno studio su Pirandello di e con Fabrizio Falco, in scena alla sala Strehler del Biondo fino al 16 marzo.

Falco comincia con La morte addosso (più nota come dramma teatrale intitolato L’uomo dal fiore in bocca) utilizzando toni sommessi a servizio di quella forma anomala di attaccamento alla vita che possa renderne meno doloroso l’imminente distacco; poi passa al trasognato stupore per il flusso inarrestabile, velocissimo e soprattutto incomprensibile dell’umana esistenza in Una giornata, per concludere con la vivace epifania della vita che scorre fuori dalla propria trappola e con la presa di coscienza liberatoria di altre esistenze possibili in Il treno ha fischiato.

Il desiderio, sicuramente autentico, di approfondire la propria ricerca sull’Agrigentino – già affrontato nella messa in scena ronconiana In cerca d’autore. Studio sui sei personaggi e nell’audiolibro Pensaci Giacomino! e altre novelle – ha portato il giovane attore a formulare una proposta di puro ascolto sopravvalutando la propria presenza scenica. Sebbene la formuletta magica “studio su” esprima già un senso di incompiutezza ed esima da grandi aspettative, non può bastare recitare tre racconti, con placide modulazioni interpretative, per ottenere “l’effetto spettacolo”.

E non possono bastare la prestigiosa firma di Daniele Ciprì per le luci o la cangiante partitura musicale con suoni elettronici di Angelo Vitaliano per movimentare e rendere appetibile una rappresentazione statica in cui la regia si avverte pallidamente solo nell’ultima parte.

Per fortuna basta la forza drammaturgica insita in Pirandello, che, infatti, attinse quasi sempre alle novelle per trovare la materia narrativa dei suoi drammi; bastano i suoi dolorosi scavi nei personaggi, i suoi tortuosi percorsi della ragione, i suoi folgoranti dubbi e le sue anestetiche consolazioni alla tragedia della vita e delle sue maschere nude.