Čechov: racconti lunghi, corti e storie minime

Čechov: racconti lunghi, corti e storie minime

@ Romano A. Fiocchi, 18 settembre 2026

Sono quattro racconti lunghi e due corti, come recita il sottotitolo in prima di copertina. Potrà sembrare strano ma questi sei lavori riescono a sintetizzare la produzione narrativa di Anton Čechov, che è appunto composta di soli racconti. Seicentocinquanta, per l’esattezza.

I due racconti corti, nell’inconsueta struttura editoriale adottata da Neri Pozza, non risultano nell’indice perché sono incastonati nell’introduzione di Paolo Nori e tradotti dallo stesso. Sono stati pubblicati rispettivamente nel 1880 e nel 1883, quando Čechov frequentava la facoltà di medicina dell’università moscovita. Specifichiamo: senza che fosse né un nobile né un borghese altolocato, dato che il nonno era stato servo della gleba e il padre un bottegaio.

Se il racconto corto Cosa si trova più spesso nei romanzi, nei racconti e in quella roba lì ha la sola particolarità di essere il primo o il secondo assoluto in ordine di pubblicazione, Morte di un impiegato è un gioiellino straordinario, specie nel passaggio dalla comicità grottesca alla laconicità tragica del finale: «Senza togliersi l’uniforme si stese sul divano e morì». C’è ancora Gogol’, in questa fase, intendo il Gogol’ surreale del naso che gira vestito in alta uniforme per San Pietroburgo. Eppure nella figura comica dell’impiegato Červjakòv affiora già quella venatura di malinconia che caratterizzerà non solo i racconti della maturità, ma anche tutto il teatro, da Il gabbiano a Zio Vanja e Il giardino dei ciliegi. Stato d’animo che è poi conseguenza del declino della salute dello stesso Čechov: minato dalla tisi, lo scrittore russo morirà a soli quarantaquattro anni, nel 1904.

I quattro racconti lunghi che costituiscono il corpo del libro, tradotti da Sophia Simo, appartengono invece alla piena maturità. L’uomo nell’astuccio, L’uva spina e Dell’amore sono usciti nel 1898. La fidanzata è addirittura l’ultimo racconto che Čechov ha pubblicato in vita, l’anno prima della morte. La caratteristica dei primi tre è che sfociano uno nell’altro mantenendo la stessa ambientazione e gli stessi protagonisti. Ritroviamo quindi più volte il villaggio di Mironosickoe, il veterinario Ivan Ivanyč e il professore di ginnasio Burkin. Ma non si tratta di una storia in tre puntate, piuttosto di un florilegio di storie: da quelle principali, raccontate dagli stessi personaggi – come il matrimonio del professore di greco Belikov o la passione per l’uva spina del fratello di Alëchin, – alle ‘storie minime’ inserite nelle loro conversazioni. Eccone un esempio:

«I soldi, come la vodka, rendono strani gli uomini. Da noi, in città, c’era un mercante in fin di vita. Prima di morire ordinò che gli fosse servito un piatto di miele e con il miele si mangiò tutti i suoi soldi e le obbligazioni affinché non li ereditasse nessuno».

Storie nella storia, dunque. Lo fa notare, come in una metanarrazione, persino il professore di ginnasio Burkin, commentando: «Questa, però, è già un’altra storia».

Sia le storie all’interno dei racconti sia i personaggi si legano in funzione reciproca con pennellate impressioniste. Nel racconto La fidanzata, Saša sembra uscito da un dipinto di Kostantin Korovin, di cui non a caso la copertina del libro riporta una riproduzione. Con quelle sue dita «lunghe e ossute», quel suo bere sovente il tè, Saša è un personaggio che resta inciso nella memoria del lettore per la sua tragica malinconia. Anche lui, come Čechov, ha i polmoni compromessi dalla tisi e la piena consapevolezza del suo destino segnato.

Infine il titolo. La vita è orribile e meravigliosa è un’espressione tratta dal racconto lungo La steppa, per altro assente dal volume. Espressione scelta non senza efficacia per evocare quella visione contemporaneamente comica e triste che è la cifra ormai assodata di Anton Čechov.

Anton Čechov, La vita è orribile e meravigliosa

Neri Pozza, 2026

Collana «Biblioteca Neri Pozza»

128 pagine

14,00 euro