L’Odissea per voci femminili in palco al Summer Fest di Catania
@Anna Di Mauro, 13 luglio 2025
L’universo femminile si affaccia all’Epos. Il racconto dei racconti, il nostos di Odisseo di omerica memoria, nello spettacolo “Odissea delle donne” di Marilù Oliva, prende corpo e voce di donna in una sinuosa coralità, da cui emergono tutte le donne che ruotano intorno al leggendario re di Itaca, intrecciando la solennità del mito con la contemporaneità dell’abbigliamento, dei gesti, delle musiche. Ne assaporiamo il gusto raffinato e speziato nell’apprezzabile regia di Cinzia Maccagnano, secondo uno stile che riesce brillantemente a coniugare le due anime: il mondo classico e il nostro tempo. La regista lo fa con un pizzico di ironia e una attenta ricostruzione delle personalità muliebri che accompagnano la vita di Ulisse, eroe e uomo, stretto tra divinità irate o benevole e donne innamorate, Don Giovanni ante litteram, suo malgrado, perché nel tempo del mito il destino dell’uomo è disegnato dagli dei. Nell’incipit, in assetto da disk jockey rampante, Atena narra della sua predilezione per Odisseo, seguita a ruota dall’accondiscendente Euriclea, la sua nutrice, in balìa di rimembranze affettuose e servili verso il padre e il figlio Telemaco.
Alla serva segue la padrona, la moglie, la regina Penelope, assediata dai Proci, giovani nobili di Itaca che in assenza del re hanno invaso la reggia, aspirando al trono e al suo letto; durante il racconto la donna si muove incessantemente tra i fili di un telaio, in preda a fantomatiche tessiture di attese infinite, alimentate dal ricordo dell’amore che li lega ancora, a dispetto di vent’anni di crudele separazione. La narrazione al femminile prosegue con lo struggimento della ninfa Calipso, bellissima, giovane, immortale, che ha goduto per sette anni dell’uomo che il mare e il destino le ha consegnato presso l’isola di Ogigia. Ora però Ulisse, forte e saggio, deve ritornare. Gli dei hanno deciso così. Dovrà separarsi da lui, che giace con lei ma invoca Penelope, domandandosi ossessivamente: Sono meno bella di lei?
È la volta di Circe, maga seduttiva e potente che nell’isola di Eea trasforma gli uomini in animali, ma rimarrà sedotta a sua volta dalla prestanza e dall’astuzia di Ulisse, fino a proteggerlo, prima che parta, con consigli e avvertimenti dei pericoli che dovrà affrontare come i lotofagi e le ammalianti sirene. Le voci catturanti delle affascinanti donne-pesce risuoneranno inutilmente nelle orecchie della loro ambita preda, legata all’albero della nave, secondo i suggerimenti di Circe. Ulisse le ascolterà, ma andrà oltre. E infine giunge la dolce principessa Nausicaa della terra dei Feaci, a chiudere il cerchio di questa corale femminilità pulsante, avvolgente, grondante amore; con il suo innamoramento virginale indotto da Atena per salvarlo, sarà preda anche lei della grazia maschia del naufrago che giace ai suoi piedi, nudo, sporco, ma inesorabilmente affascinante. Saranno le navi del padre Alcinoo, re dei Feaci, a ricondurre in patria il re di Itaca, deciso a riconquistare il trono e a vendicare nella mitica strage l’oltraggio dei Proci. Ora può finalmente riabbracciare la fedele e amata Penelope.
Lo spettacolo, tratto dal romanzo “L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre” di Marilù Oliva, 2020, che ne ha curato l’adattamento insieme a Federica Di Martino, arricchisce altresì il bagaglio culturale degli spettatori, infarcendo di particolari ascosi o inediti la nota narrazione, mentre scorre il filo fluido di una robusta tensione teatrale, ritmata e accesa da contrasti e armonie di un mondo arcaico, dove regnano l’avventura e il sentimento, qui esaltato dalla condizione femminile della donna greca, succube del maschio, votata all’amore e all’attesa, pur se astuta e volitiva come Penelope.
Le pregevoli soluzioni sceniche realizzate da Laura Giannini appaiono alquanto suggestive, come la gonna infinita di Calipso o la figura grottesca di Polifemo incarnata in un esilarante assemblaggio da tutte le attrici in contemporanea, o le evanescenze luminose delle anime nella discesa agli Inferi, mentre le musiche di Giorgia Faraone che accompagnano costantemente l’azione, risuonano a tratti solenni, a tratti disinvolte. In ogni quadro della scena si dispiega la vibrante sinergia delle attrici, dalla potente e incisiva Federica Di Martino, dominante in scena per la presenza corposa e la duttilità interpretativa della sua Atena e del suo Ulisse, all’accorata Euriclea di Sonia Barbadoro, alla prorompente e dolente Calipso di Beatrice Ceccherini, alla seduttiva Circe dell’intensa Sonia Saravo, alla fresca e acerba Nausicaa di Liliana Massari. In tutte si innalza il canto dell’Odissea delle donne, ferite dall’amore e dall’assenza, naufraghe e vittime, ma forti nel sentimento, sempre combattenti e capaci di trovare soluzioni, irriducibili guerriere senza spada e senza elmo, pronte a giocarsi tutto. Il team che ha dato vita alla pièce, prevalentemente al femminile, dall’autrice, alla regista, alla scenografa, alla musicista, alle attrici, incarna perfettamente questa necessità di un percorso affabulatorio al femminile. È tempo che sia la donna a narrare, dopo tanto silenzio.
L’Odissea delle donne
di Marilù Oliva
un progetto a cura di Federica Di Martino
regia Cinzia Maccagnano
con: Sonia Barbadoro, Eleonora Bernassa, Beatrice Ceccherini, Federica Di Martino, Liliana Massari, Silvia Siravo
scene e costumi Laura Giannisi
musiche Giorgia Faraone
luci Alessandro Pezza
aiuto regia Maria Chiara Pellitteri
produzione: Effimera
Per il Teatro Stabile di Catania – Summer Fest
Al cortile Platamone -Catania il 5 e 6 Luglio

