All’ombra del cattolicesimo in odore di pedofilia il dubbio di Shanley cala sul palco dello Stabile di Catania
@ Anna Di Mauro, 14 marzo 2026

Tonache traballanti, sospetti, intransigenze, scontri, deliri di onnipotenza, fragilità umane, sono gli ingredienti de “Il dubbio”, opera teatrale del drammaturgo americano John Patrick Shanley, del 2004, premio Pulitzer 2005, nel 2008 film pluripremiato, firmata in questa edizione teatrale da Andrea Chiodi, che vede un intenso quartetto di artisti inscenare in uno spazio angusto la spirale del dubbio insoluto, in un crescendo di tensioni tangibili, di scontri feroci, di calunnie, di basculaggi, fino alla inevasa conclusione. Siamo nel 1964, dopo il traumatico assassinio di J.F.K. Si è aperta una ferita nel fianco delle certezze. Nella Chiesa si profilano i primi casi di pedofilia nel corpo ecclesiastico. La verità langue, il disorientamento divora il tessuto sociale e umano dell’America, minando lo Stato e la Chiesa, le due colonne su cui si regge la stabilità di un popolo che non accetta insicurezze. “Il dubbio” scava in questa ferita, proponendo un caso di sospetta pedofilia in una scuola cattolica di Brooklyn. Su Padre Flynn, prete gioviale e innovatore, si appuntano gli strali di Sorella Aloysia, la severa direttrice della scuola, baluardo intransigente della tradizione, che sorveglia implacabile sui comportamenti dei suoi collaboratori. Sua longa manus è Sorella James un’ingenua e fragile suorina, obbediente e succube, suo malgrado le riferisce di uno strano comportamento del dodicenne Donald, un ragazzo di colore, l’unico nella scuola, dopo un colloquio privato con Padre Flynn. La verità, cercata con crudo e impietoso rigore da Suor Aloysia, sfugge alle maglie di ogni possibile prova, mentre la vicenda assume contorni sempre più inquietanti, dopo un colloquio della direttrice con Padre Flynn e in seguito con la madre del ragazzo, che imprevedibilmente svela particolari destabilizzanti sul figlio, infliggendo ulteriori sconvolgimenti nel già fragile e oscuro tessuto della vicenda. Parole come muri, muri come parole, una grande croce luminescente, geometrie asciutte e lineari, composizione e scomposizione di piani sequenza, dove i silenzi sono più forti della parola, dove il dubbio si insinua nella certezza imponendo sospetti, pur in assenza di chiare prove, culminanti nell’allontanamento dalla scuola dello scomodo prete, senza che nulla confermi o smentisca la calunnia, quel venticello di rossiniana memoria.

La sconcertante vicenda apre molti scenari, mentre tiene col fiato sospeso lo spettatore, incapace di trovarvi una risposta chiara, in balia dei suoi timori nascosti, delle sue ansie, dei suoi dubbi. Reso con nitido rigore dalla regia, il dramma, inscatolato in una stanza claustrofobica dove nei muri inesorabilmente alti si aprono feritoie e porte senza una reale possibilità di evasione, si dipana al di là della chiusura del sipario, grazie alla vibrante tensione che gli attori riescono magistralmente a infondere ad un testo incalzante, ricco di sollecitazioni etiche, pur se lontano dalla retorica, facendo risaltare l’umanità dei protagonisti, che si dibattono nelle loro fragilità umane e nel loro desiderio di amore fino alla compassione. Dall’algida suor Aloysia della convincente Elena Ghiaurov, al solido e calzante padre Flynn di Luigi Tabita, alla vibrante suorina di Irene Tetto, alla esuberante e incisiva madre di Caterina Sanvi, gli artisti si giocano un’eccellente partita, mostrando con rigore e grande professionalità il disagio, le difficoltà e le incertezze di stare nel mondo.
IL DUBBIO
di John Patrick Shanley
traduzione Flavia Tolnay
regia Andrea Chiodi
scene e costumi Guido Buganza
musiche Ferdinando Baroffio
luci Gaetano La Mela
con Elena Ghiaurov, Luigi Tabita
e Irene Tetto, Caterina Sanvi
produzione Teatro Stabile di Catania
Al Teatro Verga di Catania fino a Domenica 15 Marzo

