La “nemica” delle mogli e dei matrimoni in un Pirandello firmato Orofino allo Stabile di Catania
@ Anna Di Mauro, 15 marzo 2026

Si rimane sempre piacevolmente colpiti dalla capacità del regista Nicola Alberto Orofino di stravolgere e rendere accattivanti e lievi testi drammaturgici ponderosi e complessi come “L’amica delle mogli” di Luigi Pirandello. Anche questa volta il Nostro riesce a condire e speziare un dramma a fosche tinte, vivacizzandolo acutamente con spezzoni di film, opere liriche, un arredo luminoso ruotante e un cast brillante e coeso. Il risultato sono 90 minuti di puro gioco teatrale, dove gli attori entrano ed escono dai personaggi pirandelliani con il testo cucito sulle labbra, un corpo duttile, senza intaccare o tradire il cuore della vicenda, che assume nel truce e inatteso finale i toni forti del dramma. Tratto da una novella del 1864, il testo in forma drammaturgica vide la luce nel 1926. Interpretato da Marta Abba e in seguito da altre artiste di chiara fama come Rossella Falk, ambientato a Roma negli anni ‘60, nell’ipocrita società borghese incline alle convenzioni, schiava di ruoli preconfezionati, il dramma narra la storia di Marta (in onore della prima interprete), giovane e affascinante, insolitamente restia ai rapporti amorosi convenzionali, ma generosamente e misteriosamente prodiga di saggi consigli, amorosi e altruistici accudimenti e quant’altro nei confronti delle carenti mogli dei suoi due ex corteggiatori, Francesco Venzi e Fausto Viani, rendendosi indispensabile al precario equilibrio matrimoniale delle due coppie. Il risultato, imprevisto o forse cercato, crea un evidente sbilanciamento tra le mogli inette e succubi e l’emancipata e fattiva Marta. Gli uomini sono inevitabilmente sedotti da questa irraggiungibile e vagheggiata creatura; le due donne, la goffa Anna e la malaticcia Elena sono letteralmente conquistate dall’amica preziosa e gelose l’una dell’altra. Il gioco delle apparenze si complica nell’ambiguità degli atteggiamenti della protagonista, nell’intrecciarsi pasticciato di sentimenti contrastanti, fino all’esasperazione, al delitto. L’atmosfera allegra della prima scena pian piano si trasforma. La gelosia prende spazio e si fa assassinio quando la moglie di Fausto, Elena, muore. Venzi, pur di non vedere Marta e Fausto che ha intuito innamorati, uniti post mortem, uccide il rivale facendo credere a un suicidio.

Protagonista e vittima di una inquietante impasse delle relazioni umane, Marta cercherà in finis una solitudine verso la quale si era già orientata, liberandosi dalle convenzioni sociali. Su morte e solitudine, destino temuto dall’uomo, cala il sipario, mentre la donna fugge lontano. L’ironico e apprezzabile innesto registico di brani tratti da film brillanti come “Il Club delle prime mogli” o dall’opulenta bellezza delle arie da “La Traviata”, nonché di vivaci movimenti di scena, contribuiscono ad alleggerire il peso di una storia amara, donando alla pièce un gradevole intreccio di sapore tragicomico, capace di gettare una ventata d’aria fresca sulle elaborazioni intellettuali di uno scrittore che ha dominato il panorama drammaturgico del ‘900, rovistando nelle ferite dell’essere, in quest’opera particolarmente incline a effetti angoscianti. L’ambigua modernità della Marta della poliedrica Carmen Panarello, affascinante, sinergica e quasi tellurica, si contrappone all’impacciata goffaggine della Anna di Lydia Giordano, alla fragile e dolente mitezza della Elena di Giorgia Boscarino, a cui si affiancano le insufficienti figure maschili, dal passionale e folle Venzi di Giovanni Carta, al debole Fausto di Gianmarco Arcadipane.
L’essere e l’apparire sono ancora una volta protagonisti indiscussi di uno svelamento epocale della nuova direzione intrapresa dalla donna, come tiene a sottolineare Orofino nelle note di regia, che ha inteso mettere a fuoco in questo testo nuove consapevolezze nella condizione femminile a fronte della nevralgica e secolare contrapposizione di genere, ciò che Pirandello aveva sensibilmente colto nel suo tempo e che il giovane regista riverbera con la sua sensibilità contemporanea.
L’AMICA DELLE MOGLI
di Luigi Pirandello
riduzione teatrale Gianni Garrera
regia Nicola Alberto Orofino
scene e costumi Vincenzo La Mendola
luci Gaetano La Mela
con Giovanni Carta, Carmen Panarello, Giorgia Boscarino
Lydia Giordano, Gianmarco Arcadipane
produzione Teatro Stabile di Catania
Alla Sala Futura fino a Domenica 15 Marzo

