Tra dramma e farsa la Sicilia di Camilleri in palco al Verga di Catania
@Anna Di Mauro, 10 gennaio 2026
Ricorre il centenario della nascita di Andrea Camilleri: omaggi, elogi, teatro, come “Il Birraio di Preston”, che apre il cartellone della nuova stagione. Adattamento congiunto dall’omonimo romanzo del 1995, firmato Camilleri e Giuseppe Dipasquale, lo spettacolo che ha esordito nel lontano 1998, è in scena in questi giorni allo Stabile catanese.
La verve umoristica del nostro autore girgentino e la seguitissima serie televisiva del commissario Montalbano hanno sbaragliato la popolarità di illustri scrittori corregionali dal potente e raffinato impegno civile e letterario, da Sciascia, a D’Arrigo, a Bufalino, a Consolo, portando con sardonico distacco e ironia la Sicilia al centro dell’attenzione di una vastissima platea che, divertendosi ai rocamboleschi e astrusi giochi di parole e alle sdrammatizzazioni dei mali endemici di un’isola di selvaggia bellezza che annaspa tra corruzioni, mafia, ignoranza, miseria, et cetera, ne ha consacrato il successo, favorito dai potenti mezzi di comunicazione che dominano incontrastati il nostro tempo.
Gli ingredienti di questa straordinaria parabola ascendente sono racchiusi nella penna pungente e sorniona di uno scrittore che ha voluto sorridere insieme a noi delle magagne e dei punti deboli di una terra che ha conosciuto l’Altro tra una dominazione e l’altra suggendone il meglio, e ormai sazio di lamentele e j’accuse ha inaugurato una nuova stagione letteraria fitta di ammiccamenti, strizzatine d’occhio, scoperchiando con leggerezza nidi di vipere. La forza della risata ha trovato un pertugio nel muro dell’indifferenza. Da quella falla trapelano vizi e virtù di un popolo che ha imparato a sopravvivere tra endemici soprusi con sotterfugi, millanterie, furbizie, di cui abbiamo pianto a lungo e forse troppo. Ora basta. Il lutto è finito, come sottolinea Dipasquale nelle note di regia dello spettacolo.
È qui la vera trovata del Nostro, che nella sua produzione letteraria e dunque in questo teatrale “Birraio di Preston” ara e semina un fertile humus, dove storia, sentimenti, campanilismi, si dispiegano in una giostra di sottili trame su cui si stende la bonaria e caustica presenza dell’autore. La sua voce narrante, cavernosa, sorniona, inconfondibile, campeggia nell’input iniziale e nei raccordi delle varie situazioni scaturite come scatole cinesi dalla storia principale, per poi incarnarsi nel sapido Cicerone/Camilleri di Edoardo Siravo, affiancato da una generosa e affiatata compagnia che nei vari quadri in successione, come i capitoli del romanzo strutturalmente autonomi ma legati dalla inevitabile voce narrante, portano in scena brillantemente una vicenda paradossale, ambientata nel 1874 in Sicilia, tra le mitiche Vigata e Montelusa, luoghi immaginari che ricorrono nella produzione dello scrittore. L’ossatura del racconto è una storia realmente accaduta a Caltanissetta alla fine dell’Ottocento.
Qui siamo a Montelusa, 1874. Il prefetto, fiorentino, vuole imporre ai riottosi vigatesi la rappresentazione dell’opera di Luigi Ricci “Il birraio di Preston”, apparentemente per un capriccioso impuntamento. Su questo futile episodio si scatena un conflitto ineludibile. Nord e Sud, Potere e Popolo metaforicamente si scontrano, tra innumerevoli episodi collaterali che ruotano intorno al discusso evento musicale, scatenando tensioni, livori, violenze, eccidi. In questa diatriba cerca di mettere pace Don Memè Ferraguto, un appagante Mimmo Mignemi, in odore di mafia, ma il clima rovente culminerà in una serie di inevitabili delitti, acuiti da un incendio appiccato al teatro da mazziniani inossidabili. Maliziosamente, come è costume di Camilleri, nella fitta trama bellicosa si infiltrano scene d’amore e di letto che colorano la vicenda di pruriginosi avvinghiamenti, infiocchettando di un piccante Eros il tragico Thanatos.
Lo stile di Camilleri viene reso fedelmente dal regista che punta su un complesso, ricchissimo, a tratti esuberante lavoro corale. Un’ottantina di personaggi zampillano dalle quinte, interpretati dagli undici versatili attori, che raccontano la stessa storia dal loro punto di vista, intercalando varie parlate nazionali e movimenti incessanti dentro una scenografia semplice e funzionale fiancheggiata lateralmente da arcate e balconi, dove luci e video proiezioni cromaticamente accesi spiccano alquanto, come gli originali costumi, disegnando i tratti estetici di questa storia oscillante tra dramma e paradosso.
Sorridiamo insieme all’autore in questo stupefacente esercizio letterario, gustandone lo spirito arguto e la denuncia sottile di un mondo grottesco e in alcuni tratti ridicolo, velato da inevitabili punte di malinconia, attuale nelle sue sfumature, dove la sicilianità indossa panni incompleti e atteggiamenti discutibili, come nella contemporaneità, in un carosello senza esclusione di colpi, fino all’ inatteso esito conclusivo che risuona come uno sberleffo e getta su tutta la vicenda un’ombra di incredulità. Da non credersi. Eppure si ride…parafrasando il grande Galileo.
IL BIRRAIO DI PRESTON
tratto dal romanzo di Andrea Camilleri
pubblicato da Sellerio editore
riduzione teatrale di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
regia Giuseppe Dipasquale
scene Antonio Fiorentino
costumi ripresi da Stefania Cempini e Fabrizio Buttiglieri da un’idea di Gemma Spina
con Edoardo Siravo, Federica De Benedittis, Mimmo Mignemi
e con in o.a., Gabriella Casali, Pietro Casano, Luciano Fioretto, Federica Gurrieri, Paolo La Bruna, Zelia Pelacani Catalano, Valerio Santi, Vincenzo Volo
foto di scena Tommaso Le Pera
produzione Marche Teatro, Teatro Al Massimo di Palermo, Teatro di Roma
Al Teatro Verga fino a Domenica 11 Gennaio

