Un inno al libero amore questa Lupa di Donatella Finocchiaro al Teatro Stabile di Catania

Un inno al libero amore questa Lupa di Donatella Finocchiaro al Teatro Stabile di Catania

@ Anna Di Mauro, 23 marzo 2023

Traslata nella Sicilia degli anni ’50, intrisa di una sapida coralità grottesca, la famelica e malefica creatura di Giovanni Verga, tragicamente allineata alle eroine “negative” del mondo classico come Fedra, simbolo di un eros morboso e inarrestabile fino all’incesto, nell’interessante angolazione della regia e interpretazione di Donatella Finocchiaro è diventata una lupacchiotta innamorata, seducente femminista ante litteram nella rurale umiltà dei campi di verghiana memoria, femmina tra femmine, lupa tra lupe strette tra un rosario e una voglia naturale di vivere la loro sessualità, in un carosello di gestualità stereotipe tra sacro e profano adagiate su un tappeto di inattesa leggerezza, liberando la sua figura di quell’aura pesante e angosciosa in cui si muoveva il personaggio verghiano, anzi restituendole nei gesti audaci  e spontanei una legittimità del desiderio sessuale pur se sconfinante nell’illecito, senza evocare quella ferinità inquietante e ambigua alla quale la penna del Verga l’aveva condannata.

Annunciata da una esilarante scena di apertura di tre donnine sedute a mangiare semi di zucca e a sputacchiare verso il pubblico in preda a voglie inconfessabili, l’atmosfera grottesca in cui si svolgerà lo spettacolo introduce alla gioiosa rivoluzione sessuale di un mondo arcaico svegliato dagli afrori erotici di donne senza freni inibitori. Tra tutte spicca lei, la Gnà Pina, che ciò che vuole se lo prende, detta “la Lupa” per l’insaziabile appetito sessuale di cui gli uomini del paese godevano largamente. Questa Lupa della Finocchiaro, indiscussa protagonista perfettamente in ruolo, è bella, procace e provocante, indossa un vestituccio a fiorellini e scarpacce campagnole, mostrando le cosce e il seno in una incessante seduttività senza veli né scialli, madre snaturata e donna innamorata senza rimedio di Nanni, giovanotto prestante e nullatenente con precise mire di sistemazione, prima recalcitrante poi succube del suo irretimento, divenuto suo genero per volontà della Gnà Pina. La figlia Mara, una tenera e vibrante Chiara Stassi, è di tutt’altra pasta, ma maritarla non è semplice, lei, figlia della Lupa, vittima innocente della cattiva fama della madre. Il matrimonio a cui si adatta la poveretta va avanti con figli e con la tresca tra Nanni e la madre che devasterà Mara, consapevole e disperata, l’unica tra le donne ad avere un ruolo tradizionale; come le femmine di un tempo soggiace alla situazione, incapace di sottrarvisi. La liberazione avverrà tragicamente per mano di Nanni con l’assassinio-suicidio della Lupa che anche in questo atto estremo prenderà l’iniziativa offrendo il coltello, non più succube, chiudendo una volta per tutte quella folie à deux a cui Nanni e la Gnà Pina non riuscivano a sottrarsi, prigionieri di una passione sconfinata e delirante. Valorizzata da un solido e coeso cast impegnato in incessanti movimenti di scena, tra cui emergono per forza interpretativa e presenza scenica le donne, da Alice Ferlito a Laura Giordani, a Raniela Ragonese, a Roberta Amato, a Giorgia D’Acquisto, a Federica D’Amore, la pièce mostra coraggiosamente quel che sotterraneamente alberga nel cuore della sensibilità artistica e umana di chi si trova a fronte di ciò che è stato perpetrato dalla società maschilista, pur se culturalmente elevata.

Che il femminicidio sia l’unico modo per uscire dai meandri di una passione ferina purtroppo è costume che ancora assurdamente ci appartiene. L’attualità del tema evidentemente portato in scena con vigore e inventiva dalla Finocchiaro alle prese con la sua prima regia oscillante tra divertimento e dramma, condotta  con piglio sicuro, persino con protervia, in una rappresentazione ruspante ai limiti della volgarità, ci fa sentire vittime e carnefici, arcaici e contemporanei, mostrando come l’arte onori ciò che l’uomo disonora.

LA LUPA

di Giovanni Verga

regia di Donatella Finocchiaro

progetto drammaturgico e collaborazione alla regia Luana Rondinelli

movimenti di scena Sabino Civilleri 

con
Bruno Di Chiara nel ruolo di Nanni Lasca
Chiara Stassi 
nel ruolo di Mara
Ivan Giambirtone, Liborio Natali, Alice Ferlito, Laura Giordani, Raniela Ragonese, Giorgia D’Acquisto, Federica D’Amore, Roberta Amato, Giuseppe Innocente, Gianmarco Arcadipane

scene e costumi Vincenzo La Mendola
musiche Vincenzo Gangi
luci Gaetano La Mela
co-produzione Teatro Stabile di Catania / Teatro della Città centro di produzione teatrale – Catania

Al Teatro Verga fino a Domenica 26 Marzo