“I Viceré” in palco in una versione addomesticata del capolavoro di De Roberto

“I Viceré” in palco in una versione addomesticata del capolavoro di De Roberto

@ Anna Di Mauro, 14-12-2022

Quid libet docet. La grande stagione del romanzo storico italiano dall’Ottocento alla prima metà del Novecento, da Manzoni a De Roberto, a Tomasi di Lampedusa, attacca i prepotenti potenti annunciando una nuova era per le classi subalterne, passando da una consolatrice visione cristiana ne I Promessi sposi, a un potere aristocratico che muta i panni per non mutare scranni ne I Viceré, a un’impietosa ascesa della borghesia ne Il Gattopardo. Queste interessanti sfaccettature letterarie offrono uno straordinario spaccato dei cambiamenti epocali di quel periodo, riverberando il clima denso di grandi rivolgimenti politici e sociali dell’era risorgimentale in Italia. E’ sempre affascinante entrare nelle pieghe di quel mondo aristocratico in declino, ma il rischio è concentrare tutto questo farraginoso processo in un adattamento teatrale, in due ore di spettacolo che non rendono giustizia alla rappresentazione letteraria vasta e complessa della dinastia degli Uzeda, discendenti dai viceré spagnoli, su cui De Roberto ha puntato i suoi strali. E’ quello che inevitabilmente accade in questa riduzione di Guglielmo Ferro che ha anche curato la regia, con profusione di scenari e cambi di scena in successione, ma affidando la vicenda essenzialmente alle parole dell’umorale Don Blasco di Pippo Pattavina, nel ruolo che fu di Turi Ferro; l’attore, pur dignitoso nel suo greve ruolo, appare circondato dai suoi familiari in una visione corale che sposa necessariamente la sintesi, operazione in cui sfuggono gli approfondimenti dei personaggi, l’atmosfera sonnolenta del Sud, i contorcimenti di un potere che vuole dominare incontrastato, elementi essenziali per gustare la storia della potente famiglia in tutte le sue sfumature. In questo percorso forzatamente asciutto, rimangono tracce schematiche dell’avidità e crudeltà di una dinastia potente e amorale, che aspira solo al potere, alla ricchezza, alla lussuria, pronta ad adattarsi nelle nuove generazioni ai compromessi, pur di mantenere lo status quo. “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” dichiara cinicamente Tancredi nel Gattopardo. Questo codice accomuna De Roberto a Tomasi di Lampedusa, insieme alla sfortuna in vita dei loro romanzi. Riabilitate e valorizzate in un linguaggio cinematografico più consono alla vastità del tema, immortalate da Luchino Visconti ne Il Gattopardo e rappresentate con finalità più didascaliche ne I Viceré da Roberto Faenza, le due opere godono ottima salute per una evidente attualità della tematica perfettamente calzante con il nostro attuale sistema politico. Ci auguriamo che gli adattamenti di questi romanzi possano almeno stimolarne la lettura per comprendere le cause del malcostume delle classi dirigenti, gustando i retroscena di una storia ufficiale imbellettata, svelamento dell’umana natura di coloro che erroneamente si credono dei in terra.

I VICERE’

di Federico De Roberto

Regia di Guglielmo Ferro

Con Pippo Pattavina, Sebastiano Tringali, Rosario Minardi, Francesca Ferro, Rosario Marco Amato, Nadia De Luca, Giampaolo Romania, Francesco Maria Attardi, Elisa Franco, Pietro Barbaro, Giovanni Fontanarossa, Alessandra Falci, Giuseppe Parisi, Federica Breci, Diana D’Amico, Ruggero Rizzuti

Scene: Laboratorio Abc

Costumi: Sartoria Pipi Palermo

Luci: Santi Rapisardi 

Al Teatro ABC di Catania fino a Domenica 18 Dicembre