Ifigenia, piccola vergine immolata, con Euripide ritorna alla vita, donna, indicando futuri possibili

Ifigenia, piccola vergine immolata, con Euripide ritorna alla vita, donna, indicando futuri possibili

@ Anna Di Mauro, 21-06-2022

foto di M.P. Ballarino

 

La saga degli Atridi ha un finale a sorpresa nell’Ifigenia in Tauride dell’ultimo dei grandi tragediografi greci, terza tragedia in scena a Siracusa nell’ambito delle rappresentazioni classiche

2022 al Teatro Greco di Siracusa. La penna raffinata e moderna di Euripide scardinando certezze, rovescia il destino di donne vinte dalla forza venefica del braccio, come in questo caso, o dalla lingua calunniosa, come in Elena, riscattando il loro drammatico e irrisolto rapporto con la società arcaica di cui sono vittime. L’incertezza si infigge nel tessuto malfermo di una realtà cangiante, specchio del declino della Polis, sancito da Le Baccanti, sua ultima opera, prima di morire.

C’è un certo fermento per la regia di Jacopo Gassmann, che punta su un testo ricco e complesso, su un cast giovane ed esperito, sulla grandiosità della scena su cui si svolge questo finale di un sequel d’altri tempi, punteggiato di suspense e di sentimenti forti e corposi come l’amicizia, l’amore tra fratelli, il legame tra padri e figli al di là delle azioni commesse. Questi ingredienti alchemicamente connessi si fondono nel rituale di un modo di fare teatro del giovane regista che ne cerca le sue radici e in contemporanea il suo rinnovamento con uno sforzo onesto e onusto.

foto di Michele Pantano

Magicamente il frastuono dell’attesa si placa di colpo. Nella stipatissima cavea è sceso il silenzio. Le suggestioni sonore che segnano l’incipit fluttuano solenni nello spazio tessendo un raffinato tappeto sonoro che si dispiegherà per l’intera rappresentazione, adagiandosi sul cromatismo siderale della grande scena del Teatro Greco. Il candore virginale e algido della “sacrificata” dilaga in un impianto asettico ed evocativo, tra teche di plexiglass in cui giacciono spoglie remote di sacrifici umani, l’immancabile vasca centrale per le lustrazioni rituali, sullo sfondo apparentemente anonimo di finestre a vetrata opaca, monolito kubrickiano su cui scorreranno inevitabilmente immagini pittoriche, forme indefinite e luci variegate su quattro colori in sintonia con gli eventi, mondi paralleli.

foto di F. Centaro

Siamo nel tempio di Artemide, in Tauride. Sul suo nitore avanza il nitore di una fanciulla dalle bianche vesti inalberando una bianca maschera cervina: è Ifigenia, la mite fanciulla immolata dal padre Agamennone per favorire la partenza delle navi achee alla volta di Troia. E’ stata salvata in extremis da Artemide, sostituita con una cerva, traslata in Tauride, eletta sua sacerdotessa, lei straniera destinata a sacrificare gli stranieri che hanno osato porre il piede su quella terra.

Ha così inizio la vicenda che è anche inatteso epilogo della stirpe degli Atridi. Euripide ha incastonato a codicillo questa riapparizione della donna che tutti credevano morta, recuperando il suo spirito indomito, la sua natura benigna e affettiva, in un incontro voluto da Apollo con il fratello Oreste, assolto dal tribunale, ma non dalla sua coscienza matricida. L’infelice infatti giunge in Tauride dopo avere vagato per terra e per mare inseguito dalle Erinni, insieme all’inseparabile amico Pilade. I due greci vengono catturati dai soldati e condotti davanti alla sacerdotessa che dovrà sacrificarli (entrambi ignorano la loro vera identità), altercano fino a quando Ifigenia, conosciuta la loro origine, decide di affidare a Pilade, inutilmente offertosi come vittima sacrificale al posto di Oreste, una lettera da consegnare alla terra dove anch’essa è nata. Il contenuto della missiva svelerà la parentela. I due fratelli, unici sopravvissuti della stirpe degli Atridi finalmente si abbracciano cercando una via di salvezza. Sarà l’astuta e nostalgica Ifigenia a ordire ai danni del re Toante l’inganno che li porterà in salvo sulla nave, salpando dalla Tauride verso la madre Grecia. La raffinata strategia femminile, senza padri e senza dei, scioglie nodi irrisolti. Non ci sono morti. L’unica a morire è la certezza della realtà, in asse più che mai con la nostra realtà contemporanea.

foto di F. Centaro

Il finale si avvale di un omaggio alla fonte scritta della tragedia, in video proiezione sulle vetrate del fondale, trasformate in lavagna, che risolve filologicamente l’esito quasi favolistico della vicenda. Rinunciando al colpo di scena del deus ex machina, Jacopo Gassmann squarcia infine il sipario con una citazione da buon regista cinematografico, rivelando una multisala dove siedono i nostri eroi in panni moderni, con esiti metateatrali.

Stilisticamente emerge la sobrietà di un registro misto in cui si alternano il passato e il presente, tra dramma e scarti ironici, dove la recitazione nervosa, antiretorica, modulata su vari registri, dell’incisiva Ifigenia di Anna La Rosa, domina e fa pendent con il tormento e i tremiti freudiani dell’Oreste di Ivan Alovisio in preda ai morsi delle Erinni,  con la vibrante e calda nota affettiva del Pilade di Massimo Nicolini, con l’apparente sagacia del re di Stefano Santospago in ruolo, con la grazia delle soavi coreute.

Da sottolineare i suggestivi costumi in alternanza di bianco e nero, quasi segni di scrittura, di Gianluca Sbicca, sontuosamente ed elegantemente classicheggianti quelli femminili, avveniristici quelli maschili in tuta mimetica, a cui si aggiunge una maschera anonima nell’esercito dei Tauri.

Questa Ifigenia in Tauride si può considerare una buona prova di esordio, misurata e sostanziata, di Jacopo Gassmann per la prima volta a Siracusa, intento a coniugare il passato con un presente dove fumose incertezze ci avvolgono, spire avvolgenti, nella scena della vita.

IFIGENIA IN TAURIDE

 

Opera di | Euripide
Traduzione | Giorgio Ieranò
Regia | Jacopo Gassmann
Scene | Gregorio Zurla
Visual Designer | Luca Brinchi, Daniele Spanò
Costumi | Gianluca Sbicca
Progetto sonoro | G.U.P. Alcaro
Regista assistente| Mario Scandale
Disegno Luci| Gianni Staropoli
Assistente light designer| Omar Scala
Maestro del Coro| Bruno De Franceschi
Movimento e coreografie| Marco Angelilli

IFIGENIA | Anna Della Rosa
ORESTE | Ivan Alovisio
PILADE | Massimo Nicolini
BOVARO | Alessio Esposito
TOANTE| Stefano Santospago
MESSAGGERO | Rosario Tedesco
CORO DI SCHIAVE GRECHE | Anna Charlotte Barbera, Luisa Borini, Gloria Carovana, Brigida Cesareo, Caterina Filograno, Leda Kreider,  Marta Cortellazzo Wiel, Roberta Crivelli, Giulia Mazzarino, Daniela Vitale.
CORO DEI TAURI | Guido Bison, Gabriele Crisafulli, Domenico Lamparelli, Matteo Magatti, Jacopo Sarotti, Damiano Venuto

 

Direttore di scena | Giovanni Ragusa
Coordinatore allestimenti | Marco Branciamore
Progetto audio | Vincenzo Quadarella
Responsabile sartoria | Marcella Salvo
Responsabile trucco e parrucco | Aldo Caldarella
Scene realizzate da | Laboratorio di scenografia Fondazione Inda
Costumi realizzati da | Laboratorio di sartoria Fondazione Inda

DATE

GIUGNO
17/19/21/23/25/27/28/30
LUGLIO
02/04

AL TEATRO GRECO DI SIRACUSA

https://www.indafondazione.org/ifigenia-in-tauride-di-euripide-2022/