Colpi di scena 30 settembre – 2 ottobre 2021 Forlì – Bagnacavallo – Piangipane (Seconda parte)

Colpi di scena 30 settembre – 2 ottobre 2021

Forlì – Bagnacavallo – Piangipane (Seconda parte)

@Amelia Natalia Bulboaca 27-10-2021

Seconda parte

Black Dick è il primo capitolo della trilogia “Bugie Bianche”, progetto firmato dal regista e attore Alessandro Berti. La drammaturgia di questo lavoro molto particolare si configura come un’ibridazione tra più generi: conferenza, spettacolo, stand-up comedy. Il tema affrontato, quello del problematico sguardo del maschio bianco sul corpo del maschio nero, emerge con grande pregnanza dall’elaborazione di una notevole molle di dati, testimonianze, tracce audio-visive. Allo spettatore viene consegnato il frutto scenico di uno studio approfondito e della messa al vaglio di tanti “ismi”: dallo schiavismo al colonialismo, al post-colonialismo (tra i numerosi nomi citati non poteva mancare in questa sede Frantz Fanon, naturalmente). E poi, c’è il tema più scottante e imbarazzante di tutti: il razzismo, con tutta la sua brutale attualità. La genesi di questo lavoro d’indagine e ricostruzione è collegata a un episodio di cronaca nostrana: lo stupro di Miramare (Rimini) e del linciaggio mediatico senza precedenti che ne è seguito. L’autore comincia dunque a interrogarsi sull’origine del razzismo in un contesto storico e geografico ben preciso: gli Stati Uniti d’America. Lo spettacolo viaggia sul doppio binario della ricostruzione genealogica del male che ancora oggi affligge grosse porzioni della società occidentale (laddove i numerosi rigurgiti xenofobi e populisti continuano a identificare nell’immagine stereotipata dell’altro da sé e del diverso – il nero, il migrante, l’islamico ecc. – il capro espiatorio su cui sfogare i propri fallimenti e le proprie incompiutezze come popoli e come individui) e dall’altro si concentra su un case study davvero inedito per il teatro. Arriviamo così all’incursione nella galassia della pornografia online. Qui, il corpo nero (maschio o femmina con modalità del tutto diverse che rimandano alla diversa funzione che assolvevano in passato: se la schiava nera era legittima preda del padrone bianco, viceversa allo schiavo nero non era permesso di guardare la padrona bianca) continua a subire strumentalizzazioni che hanno radici ben profonde nella triste eredità dell’uomo bianco, fatta di sopraffazione imperialista, sensi di colpa rimossi, desideri repressi, voyeurismo e così via: ce n’è per tutti i gusti e soprattutto per il divano dello psicoanalista.

Bugie bianche capitolo primo, Black dick

Davvero brillante Alessandro Berti, che sfoggia anche una perfetta pronuncia inglese e ottime doti cantore. Ci sarebbe piaciuto però un cenno anche al rovescio della medaglia di tutto questo clima tossico dal quale pare non ci sia ancora una via d’uscita: da un lato c’è un razzismo dilagante ma dall’altro si sta alimentando un’asfissiante dittatura del politically correct con le conseguenti derive isteriche di alcuni correnti contestatorie anche recenti. Più che dare risposte e sanare vecchie ferite, questi movimenti sono degenerati in letture altrettanto autoreferenziali che creano continuamente nuovi mostri e nuovi odi.

Bugie bianche capitolo primo

uno spettacolo di e con Alessandro Berti

cura Gaia Raffiotta

fotografie Daniela Neri

una produzione Casavuota
con il sostegno di Gender Bender Festival
e l’aiuto di Teatro comunale Laura Betti – Barfly il teatro fuori luogo –
Opera Prima Festival – Ogni casa è un teatro

 

Parlando di nuovi mostri, arriviamo a un’altra indagine teatrale, quella che Kepler-452 dedica alla figura dell’hater e all’odio sociale e social. Anche Gli Altri – Indagine sui nuovissimi mostri si presenta come spettacolo ibrido, un reportage teatrale e una performance video-acustica condotta dal vivo e online. Anche qui c’è un episodio di cronaca che scatena il desiderio di ricerca, di andare alla fonte di ciò che apparentemente è solo odio gratuito, brutalità e volgarità: le pesanti contestazioni e insulti rivolti da alcuni lampedusani all’attivista Carola Rackete nel 2019, quando fu arrestata per avere forzato la chiusura del porto. La linea di ricerca intrapresa da Kepler-452 è molto diretta in quanto si propone di rintracciare e contattare questi “nuovi mostri”, nella fattispecie gli odiatori “professionali”, per tentare un dialogo all’apparenza impossibile, nella convinzione che «anche la follia del razzismo e del fascismo possono essere ascoltate, col coraggio del confronto e senza rinunciare alle proprie idee».

Gli Altri – Indagine sui nuovissimi mostri un’indagine teatrale di Kepler-452

Le prime immagini che vediamo sono proprio quelle dell’arresto della comandante tedesca ma l’audio originale è sostituito dalle Variazioni Goldberg. In un secondo momento rivediamo le stesse immagini con il relativo audio che si può trovare in rete googlando “insulti Sea Watch”: «ti devono stuprare i neri, puttana!» (come non pensare al Black Dick di Alessandro Berti a perfetta chiusura del cerchio?), «zingara», «venduta», «falliti», «i clandestini ti devono stuprare» e l’apoteosi (siamo ancora in zona Black Dick): «Te piace o cazzu nigru!». Nicola Borghesi si mette alla ricerca del ragazzo che proferisce questi vituperi e riesce a trovarlo e a contattarlo su Facebook, invitandolo a partecipare a un dialogo che dovrebbe essere il fulcro dell’intero progetto che ha in testa. Lo spettacolo racconta le vicissitudini dei numerosi tentativi di raggiungere questa persona e lo fa in una maniera del tutto particolare, dal fortissimo impatto emotivo, riuscendo a scoperchiare abissi nei quali non tutti saranno disposti a guardare. L’operazione si trasforma da apparente sfottò verso la povertà intellettuale degli haters, delle loro origini e meschinità private in un j’accuse dai ritmi sempre più serrati, una perturbante carrellata di date ed eventi che puntellano la cronistoria dell’odio e dell’imbarbarimento del mondo occidentale, destinato a implodere nella sua stessa opulenza perché sta generando solo angoscianti solitudini e criminali alienazioni.

Dopo il contrappunto giocoso dell’interruzione-intervallo per permettere agli spettatori di prendersi una pausa e armeggiare tranquillamente con i rispettivi cellulari (riconosciamo una gag del comico Louis C.K. riportata alla lettera), si va verso la conclusione che è di una poesia spiazzante così come spiazzante è lo sguardo pieno di pietas che abbraccia il cosiddetto odiatore, l’apparente mostro, ma anche la platea tutta perché siamo tutti «disastri aerei». Eccellente e intensissima prova d’attore per Nicola Borghesi che emoziona e fa riflettere.

Gli Altri – Indagine sui nuovissimi mostri

un’indagine teatrale di Kepler-452

drammaturgia e regia
Nicola Borghesi e Riccardo Tabilio

ideazione tecnica Andrea Bovaia

coordinamento Michela Buscema

in scena Nicola Borghesi

con il contributo di Emilia-Romagna Teatro Fondazione
con il sostegno di L’Arboreto – Teatro Dimora,
La Corte Ospitale – Centro di Residenza Emilia-Romagna,
Agorà/Unione Reno Galliera

 

Adam Mazur e le intolleranze sentimentali

Dopo indagini, reportage e tanti pugni nello stomaco, ci distendiamo con uno spettacolo molto diverso dai precedenti: Adam Mazur e le intolleranze sentimentali è una commedia dalle tinte grottesche e assurde. Un famoso scrittore, Adam Mazur, fuggito dalle proprie origini e dalla piccola città natale vent’anni prima, è costretto a farvi ritorno per ritrovare l’ispirazione. È deciso di scavare nel proprio passato per poterne trarre fuori una autobiografia da pubblicare per rifarsi dell’insuccesso riscontrato con l’ultimo libro. Restio a farsi riconoscere, va ad alloggiare nell’unico squallido albergo a ore della sua città. Qui però, tutti i clienti, pur di rimanere in incognito, si spacciavano già per Adam Mazur, mentre lui, l’autentico Adam Mazur rischia di passare per impostore. Le stranezze non finiscono qui perché varcata la soglia dell’inquietante albergo lo scrittore dalle preferenze piuttosto contorte (vorrebbe amoreggiare con una baldracca) farà delle scoperte sconvolgenti e si renderà conto «a quel punto, che per quanto possa scappare e nascondersi dal passato, non riuscirà mai a liberarsene del tutto, perché alcuni legami sono intrinsechi, viscerali, cronici, ereditari. E di certo non sono i chilometri e i nascondigli a proteggerci». Contraltare dissacrante delle affinità elettive, queste intolleranze sentimentali ci ricordano il cioraniano leitmotiv: essere è essere incastrati.

Adam Mazur e le intolleranze sentimentali

ANTEPRIMA

di Gianni Vastarella

con Gabriele Guerra, Roberto Magnani,
Pasquale Palma, Valeria Pollice

assistenti alla regia Giuseppina Cervizzi, Vincenzo Salzano

collaborazione alla drammaturgia Valeria Pollice

organizzazione Ilenia Carrone

regia Gianni Vastarella

 

Mille anni o giù di lì

La seconda, intensissima giornata giunge a termine al Teatro Socjale di Piangipane con Mille anni o giù di lì, spettacolo che nasce da un incontro tra Luigi Dadina, attore e fondatore del Teatro delle Albe, e Davide Reviati, fumettista, e Francesco Giampoli, musicista. Li accomuna il legame che ognuno di loro ha, per storia familiare, con il petrolchimico dell’Anic e con il suo Villaggio. Luigi Dadina è cresciuto al Villaggio Anic.

Ciò che intravvediamo sulla scena immersa per tutto il tempo nel chiaroscuro e nella penombra è Dadina, che dietro a un telo trasparente e perennemente seduto a un tavolo narra vicende sconnesse e deliranti, premunendosi al contempo di registrare ogni piccolo avvenimento accaduto nell’intervallo di tempo che va dal 15 al 20 agosto 2022. L’uomo che racconta vuole essere il custode di una memoria collettiva costantemente minacciata dall’arrivo di misteriosi camion davanti alle palazzine tutte uguali, labile universo umano in cui è così facile perdere i punti di riferimento. Dietro l’uomo che pian piano scivola nelle sue allucinazioni, c’è sempre Francesco Giampaoli a fare da contrappunto musicale con il suo basso e sempre di spalle. Accompagnati dalla voce di Elena Bucci e dai misteriosi disegni di Davide Reviati (ragazzi, lupi, zingare), ci troviamo immersi in una selva piuttosto oscura di significati e di rimandi. Un’ode allo spirito libero, una protesta contro l’imperante alienazione dell’individuo delle società industriali e post-industriali, un richiamo al selvaggio lirismo delle poetesse zingare Bronislawa Wajs e Mariella Mehr.

Lo spettacolo si presenta come un prodotto dalla grande levatura estetica che però rischia di scivolare nello sterile ermetismo, poiché i molteplici e sconnessi rimandi a vicende complesse e non necessariamente conosciute dal pubblico non risolvono alcunché, lasciando lo sguardo esteticamente appagato ma senza emozionare.

Mille anni o giù di lì

PRIMA NAZIONALE

con Luigi Dadina
e Francesco Giampaoli

voce Elena Bucci

ideazione Luigi Dadina, Davide Reviati

drammaturgia: Luigi Dadina, Davide Reviati, Laura Gambi

immagini e video Davide Reviati

musiche Francesco Giampaoli

regia Luigi Dadina

produzione Teatro delle Albe/Ravenna Teatro