Gli indiani Pueblo nelle periferie del mondo. L’ultimo spettacolo di Ascanio Celestini

Gli indiani Pueblo nelle periferie del mondo. L’ultimo spettacolo di Ascanio Celestini

@ Anna Di Mauro (14-12-2019)

Catania – “Che fine hanno fatto gli indiani Pueblo?” è il suggestivo titolo di uno studio per lo spettacolo “Pueblo”, visto allo Stabile di Catania. Si tratta della seconda parte di una trilogia iniziata con “Laika” del 2015, dell’affabulatorio Ascanio Celestini, uno dei maggiori rappresentanti del teatro di narrazione e di impegno, che si cimenta in un affresco di ritratti “popolari”, vite ai margini destinate alla cronaca nera, colte prima” della violenza in cui sfoceranno. Le storie si intrecciano sullo sfondo di un tessuto suburbano dai contorni sfrangiati, filiformi, creando effetti surreali intorno a una dura realtà che degli umili di manzoniana memoria ha solo il nome, colti nella magia del loro mondo interiore, impoveriti da una società che non li vuole e che, novello Pilato, se ne lava le mani della miseria altrui. Lontani dalle tradizioni che li nutrivano, i nuovi poveri avanzano sul selciato della loro sconfitta, diseredati e “vinti”. All’artista il delicato compito di svelare in un giorno di pioggia, con la fluidità di un racconto attento alle periferie dell’anima colte in una dignità ignorata, la mente e il cuore di questo pueblo senza eroi. Protagonisti una barbona che non chiede l’elemosina, uno zingaro di otto anni, un facchino africano, una barista, una cassiera al supermercato che sogna di essere una regina, i centomila africani morti nelle profondità marine. L’effetto della sua voce inconfondibile, un po’ nasale, volutamente inespressiva, dal ritmo serrato, galleggia su una musica eseguita in diretta da un fisarmonicista che, interpellato ogni tanto dall’attore, suona o risponde, spiazzandoti, con una fresca voce giovanile fuori campo. Al centro di uno scenario essenziale di tavoli e sedie, illuminato dall’alto con effetti di chiaroscuro, il novello “cantastorie” ci trasporta in un vortice narrativo complesso e articolato, un dedalo di storie immaginate, sbirciate attraverso finestre della mente, in un caleidoscopio di gesti e parole fittamente intessuti, sottratti al quotidiano e trasfigurati nella narrazione. Lo squallore dei perdenti, illuminato dallo sguardo umano e gentile di Celestini che si fa voce e veicolo comunicativo, si riverbera sul mondo, lasciando intravedere la bellezza nascosta della loro intimità segreta.

PUEBLO

di e con Ascanio Celestini

Musiche Gianluca Casadei

Voce Ettore Celestini

Suono Andrea Pesce

Luci Danilo Facco

Organizzazione Sara Severoni

Immagine Riccardo Minnelli

Produzione Fabbrica

Roma Europa Festival

Teatro Stabile dell’Umbria