La fatica delle donne, con ironia. ‘Fèmmene’, con Nunzia Schiano, al Teatro Musco di Catania

La fatica delle donne, con ironia. ‘Fèmmene’, con Nunzia Schiano, al Teatro Musco di Catania

@ Loredana Pitino (16-11-2019)

Quante femmine può essere una donna?

 

Catania – Al Teatro Musco di Catania in questa settimana va in scena Fèmmene, testi di Myriam Lattanzio tratti da “Nostra Signora dei friarielli” di Anna Mazza con Nunzia Schiano accompagnata col canto da Myriam Lattanzio più Francesco Ponzo alla chitarra e Roberto Giangrande al contrabbasso.

Un one woman show dove un’attrice porta sul palco una galleria di donne napoletane alle quali dà volto e voce: Nunzia Schiano, nota al pubblico per la sua partecipazione a fiction di grande successo (L’amica geniale, Don Matteo) e per qualche buon film di costume degli ultimi anni (Benvenuti al Sud e Benvenuti al Nord)

Le Fèmmene sono le donne di Napoli con le loro voci melodiche, cantalenate, sono le donne legate a una terra che è un teatro a cielo aperto perché l’autrice dei testi, Myriam Lattanzio ha guardato a quel mondo, a quella terra e ne ha scattato una fotografia sociale.

Le Fèmmene non sono le donne di oggi, “quelle sono donne fraceche”.

Le Fèmmene sono tutte le donne vere, quelle che portano sulla propria pelle la fatica di una vita vissuta sempre in una posizione di minoranza. Da quando si fa un augurio e si dice “auguri e figli maschi”, le donne sono costrette a lottare per mettersi alla pari degli uomini, per non essere diverse, quelle che “se hanno tanti amici sono zoccole mentre l’uomo è un maschio vero”, quelle che devono lavare i piatti e faticare in casa mentre il fratello può riposare sul divano, quelle che non possono fare tardi la sera e guai ad indossare una mini gonna perchè senno “se l’è cercata”, quelle che sono le ultime a sedersi a tavola e le prime ad alzarsi, donne che rischiano la mala morte…..l’altra metà del cielo sempre, ancora, considerata diverse.

Lo spettacolo si compone di tanti brevi monologhi, racconti in prima persona dove una dopo l’altra donne diverse, con storie diverse, confidano al pubblico la loro esistenza, la loro fatica, la loro emarginazione.

A questi monologhi si accompagnano le puntate dello sceneggiato radiofonico Nostra signora dei friarelli che racconta la vicenda di una madre, classica madre napoletana sempre in cucina per i figli, con i sogni “normali” di una madre (il matrimonio della figlia, i nipotini…) che vengono, uno dopo l’altro, infranti dalla realtà che i familiari le gettano addosso senza troppa delicatezza.

La naturale comicità della Schiano, che conosce benissimo i tempi della risata e diverte il pubblico con la caricatura giusta, mai eccessiva, mai macchiettistica, solo ironia e buon gusto.

La fèmmena che più emerge è certamente la madre, in tante possibili sfumature dell’essere madre. Anche la madre delusa e basita dalle decisioni prese dai figli, alla fine accetta il loro modo di essere, si mette a tu per tu con la Madre di tutti, con la Madonna e li giustifica, si chiede che c’è di male? E prega la madre di Gesù chiedendole “accompagnali sempre”. Essere madre è questo: è protezione.

A colorire questi racconti tutto il mondo di Napoli con le sue tradizioni e le sue superstizioni, i colori e i profumi della cucina, le macchiette e quel dialetto che è musica, che è teatro che fa ridere anche al più semplice buongiorno. Napoli dei quartieri bene del Vomero e di Scampia, dei vicoli e delle botteghe. Un caleidoscopio di umanità senza banale folklorismo, metafora di tutta la società odierna.

La perfomance è accompagnata dalla splendida voce di Myriam Lattanzio che con l’accompagnamento di una chitarra e di un basso regala momenti di musica al femminile, in un omaggio alle più grandi interpreti e autrici latino-americane (Chavela Vargas, Mercedes Sosa, Violeta Parra, Consuelo Velasquèz).

Gli intermezzi musicali, gradevolissimi, sul finale diventano parte integrante del racconto quando la comicità lascia il posto all’amarezza, al dramma di un dolore straziante, quello di una madre che ha perso un figlio, un figlio ladro, un perdente, uno sconfitto dalla vita ma “figlio, figlio a me”! A questo punto le voci del canto diventano due e la Schiano si unisce all’omaggio musicale con un finale ad effetto.